domenica, Ottobre 25

Sophia: l’Italia sfida Berlino e Bruxelles La missione scatena la polemica

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Sono ore di tensione quelle che si stanno vivendo tra l’Italia, da una parte, e la Germania e l’Unione Europea, dall’altra. Ormai solo le ultime di una lunga serie, considerati i sette mesi dall’insediamento del governo giallo-verde durante i quali l’offensiva verbale dei due Vicepremier, oltre che Ministri e leaders dei due partiti di maggioranza, non si è risparmiata, complice l’avvicinarsi della scadenza delle elezioni europee di maggio prossimo: non più tardi di domenica, Luigi Di Maio aveva lanciato un affondo contro la Francia, con il sostegno, tra gli altri, di Alessandro Di Battista (e della leader di Fratelli D’Italia, Giorgia Meloni). Il Vicepremier pentastellato si era scagliato contro Parigi, accusandola di essere «uno di quei Paesi che stampando la moneta per 14 Stati (il Franco CFA), che usa per finanziare il suo debito pubblico, impedisce lo sviluppo di quei Paesi da dove, poi, partono i migranti. Se l’Europa in questo momento vuole avere un po’ di coraggio, deve avere la forza di affrontare il tema della decolonizzazione. Noi abbiamo acceso un faro di verità». Verità non tanto, visto che solo il 20% dei migranti proviene dai Paesi africani che adottano, volontariamente sia ben inteso, la «moneta coloniale». Le parole del Vicepremier grillino, criticate aspramente dalle opposizioni, hanno quindi aperto una crisi diplomatica con la convocazione dell’ambasciatrice italiana a Parigi, Teresa Castaldo. Crisi, peraltro, che potrebbe avere altre ripercussioni.

Nella serata di ieri, poi, si è aperto un nuovo terreno di scontro con Bruxelles e  Berlino avente ad oggetto la missione EunavForMed nota come ‘Sophia‘. In particolare, a suscitare frizioni è stata la notizia per la quale la Germania interrompeva la sua partecipazione alla missione europea Sophia contro i trafficanti di migranti, non inviando, dopo la fregata Augusta, alcuna nave tedesca davanti alla costa libica. Non dimentichiamo che ‘Sophia’ è un’operazione militare dell’Unione europea deliberata dal Consiglio affari esteri il 22 giugno 2015. Il suo nome ricorda una bambina somala nata il 24 agosto 2015 sulla nave tedesca Schleswig-Holstein, parte dell’operazione, dopo il salvataggio della madre nel Mediterraneo. L’operazione fu inizialmente in tre fasi: a seguito della sua creazione, la fase 2 era incentrata sulle acque internazionali e le coste libiche, mentre la fase 3, ossia la lotta al traffico direttamente sul territorio libico, non è mai partita. ‘Sophia’ fu creata con l’intento di lottare contro il traffico di migranti nel Mediterraneo centrale identificando e sequestrando i natanti utilizzati dai trafficanti. A questi compiti, furono poi aggiunti, nel giugno 2016, quello di addestrare la guardia costiera libica e quello di dare attuazione dell’embargo ONU alle armi alla Libia.  Da due anni, ‘Sophia’ sovraintende ai traffici di petrolio dalla Libia. Cionostante, le navi dell’operazione sono state coinvolte in salvataggi dei migranti e fatte sbarcare in Italia (come prevede il mandato che si rifà al programma dell’operazione Triton), nel rispetto del diritto internazionale del mare, anche se non sono comprese le operazioni di ricerca e soccorso che, peraltro, sono coordinate dalla Guardia Costiera italiana, in mancanza di un Maritime Rescue Coordination Center libico. 

Ha già subito due proroghe e la sua prossima scadenza è prevista per il 31 marzo 2019. Fin dal primo momento, la guida militare è stata assegnata all’Italia e la sua sede è all’aeroporto Francesco Baracca di Roma. L’operazione può contare su tre unità navali e otto supporti aerei agli ordini dell’ammiraglio Enrico Credendino e dell’ammiraglio Stefano Turchetto.

Nel 2018, i Paesi UE hanno speso poco più di 6 milioni di euro. Quali risultati? 44.251 persone salvate (solo il 9% del totale), 143 persone sospettate di tratta e traffico sono state arrestate e consegnate alle autorità italiane, 545 imbarcazioni messe fuori uso.

Appresa la decisione tedesca, Matteo Salvini ha dichiarato che «se qualcuno si sfila, per noi non è un problema. Qual è l’interesse nazionale dell’Italia a pagare? Se qualcuno ritiene di far venir meno questa missione, ce ne faremo una regione. E’ una cosa buona e giusta». Infatti – ha spiegato – «Sophia ha come ragione di vita che tutti gli immigrati soccorsi vengano fatti sbarcare solo in Italia. Accordo geniale sottoscritto dal Governo Renzi, non so in cambio di cosa. O cambiano le regole o finisce la missione», non risparmiando critiche anche all’UE, velatamente all’Alto Rappresentate per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, rea, secondo indiscrezioni, di voler mettere fine alla missione «se l’Italia vuole»:  «La sinistra italiana è riuscita a farsi rappresentare da qualcuno che un quarto d’ora dopo che è stata eletta ha dimenticato di essere italiana. Andate a chiedere all’altro Matteo (Renzi) quale è stato il senso di questa nomina che all’Italia e a 500 milioni di europei non ha portato nessun riscontro».

Salvini ha voluto chiarire poi: «Ci sono evidenze di contatti telefonici tra alcune persone a bordo delle navi delle Ong e alcuni trafficanti a terra. Gireremo le informazioni all’autorità giudiziaria sono temi che riguarderanno l’autorità giudiziaria, non il ministro dell’Interno». Nella stessa conferenza stampa, il Vicepremier leghista ha anche snocciolato alcuni dati sull’immigrazione: quest’anno – ha detto – per la prima volta ci sono state più espulsioni (600) che arrivi (155); nelle strutture di accoglienza il 1° gennaio 2018 c’erano 183mila persone e oggi ce ne sono 133mila. Più di 50mila avrebbero già lasciato l’Italia. Solo il 9 per cento di rifugiati nei primi 20 giorni dell’anno. Una soddisfazione per la linea del pugno duro del leader leghista, orgoglioso dello sgombero del centro di Castelnuovo di Porto (Roma), e annunciando altri interventi come a Mineo, Foggia e Reggio Calabria.

Luigi Di Maio ha poi rincarato la dose: «La missione deve continuare ma se gli altri Paesi del Mediterraneo aprono i porti. Iniziamo a portare i migranti a Marsiglia». E’ poi seguito l’intervento del  presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che, in merito all’immigrazione, ha tenuto a precisare che «noi ci stiamo battendo da mesi, nessuno vuole realmente pervenire a sforzi comuni per un meccanismo realmente europeo», precisando, in seguito: «Benissimo, allora diciamocelo, a quel punto ognuno persegue interessi nazionali, noi in Italia stiamo facendo da soli e la nostra politica, come vedete con gli sbarchi, sta raggiungendo dei risultati». Anche il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi ha ribadito che «l’Italia non ha mai chiesto la chiusura di Sophia. Ha chiesto che siano cambiate, in rigorosa e doverosa coerenza con le conclusioni del Consiglio Europeo di giugno 2018, le regole relative agli sbarchi delle persone salvate in mare». Gli accordi dell’aprile 2015, ha poi sottolineato una nota della Farnesina, prevedono che i migranti siano sbarcati sempre in Italia, mentre il Consiglio Europeo del giugno scorso ha esortato gli Stati Ue alla piena condivisione di tutti gli oneri.

Secondo il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, la missione è di interesse nazionale e «va conservata, si può modificare, rafforzare ma bisogna costringere tutti i Paesi europei ad essere parte di un’azione contro l’immigrazione. Deve esserci più solidarietà da parte degli altri Paesi dell’Ue. L’immigrazione non è una questione che riguarda solo il sud e non è neanche una questione che riguarda solo la Germania quando si tratta dei profughi siriani». Per il commissario Ue alla Migrazione Dimitris Avramopoulos«se l’Italia, Paese che ospita e che ha il comando della missione, vuole interrompere operazione Sophia, può prendere questa decisione» .

«Il governo tedesco s’impegna al livello europeo perché la missione Sophia possa andare avanti» ha informato, successivamente, la portavoce di Angela Merkel, Martina Fietz, mentre un portavoce del ministero della Difesa tedesco ha sottolineato che «se ci saranno le condizioni per ripristinare il compito principale della missione Sophia, e cioè il contrasto ai trafficanti di uomini, la Germania è pronta a mandare di nuovo le sue navi». Infatti, la ministra della Difesa tedesca, Ursula Von der Leyen ha accusato Roma di aver mandato la Marina tedesca, «per tre quarti dell’annonegli angoli più remoti del Mediterraneo, dove non ci sono rotte di trafficanti e nessuna rotta di migranti», oltre ad aver«cambiato le priorità», «verso la lotta al contrabbando di armi e di petrolio» al largo della Libia.

Proprio oggi, l’ammiraglio italiano, Enrico Credendino, al comando delle operazioni di Sophia, ha tenuto ad affermare che la missione ha contribuito solo l’anno scorso a ridurre di quasi l’80% gli arrivi di migranti sulle nostre coste, ad avere ridotto a 1300 i morti in mare, oltre a ricordare i numeri di cui sopra. Secondo Credendino, «la Germania è uno dei partner principali della missione, non si ritira, tutti gli uomini di staff restano, il capo stesso della cellula di pianificazione è e resta tedesco, è stata anche designata la nuova nave che dovrà avvicendare la fregata Augsburg: si tratta della nave ausiliaria da rifornimento Berlin pronta a scendere in Mediterraneo nel giro di due settimane ma proprio l’assenza di una vera emergenza attuale di flussi migratori e gli alti costi di trasferimento e di avvio all’operatività non giustificavano l’arrivo della Berlin per una missione che ha ora una scadenza certa solo fino a marzo». D’altra parte, ha assicurato l’ammiraglio, il salvataggio dei migranti non attiene a ‘Sophia’ visto che «se avessimo avuto come compito il salvataggio ne avremmo salvati 500mila non 44mila ma, al di là di tutto si tratta di un eccellente esempio di buon coordinamento tra tutti i Paesi europei che dall’inizio sono stati coinvolti nella missione».

Cosa succederà a marzo 2019? L’ammiraglio Credendino ha voluto ricordare che «Sophia è attualmente considerata unanimemente l’unico Maritime Security Provider per il Mediterraneo».

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