domenica, Luglio 21

Somaliland: tra economia squilibrata e clan ancora ‘padroni’ Il racconto della situazione di Michael Walls, ricercatore della University College London, in attesa del nuovo Presidente

0

Situato nel Corno d’Africa, confinante con Gibuti ad ovest, l’Etiopia a sud e la Somalia ad est, si trova lo Stato del Somaliland. Nel 1991, l’ex protettorato inglese, si è auto-proclamato indipendente, ma ancora oggi non è riconosciuto dalla comunità internazionale che lo considera una regione autonoma della Somalia, soggetta al Governo federale somalo di Mogadiscio.

Il Somaliland negli anni è stato governato da una leadership politica che ha portato avanti un processo di democratizzazione ed ha garantito una certa stabilità. Infatti il paese, è organizzato come un vero e proprio Stato. Il Governo ha sede nella capitale di Hargeisa, e riesce a mantenere una situazione pacifica, nonostante l’influenza dei Clan, soprattutto se paragonata a quella della vicina Somalia. La storia del Somaliland è la dimostrazione che anche in questa parte del territorio africano è possibile una certa forma di democrazia, e potrebbe incoraggiare i Paesi vicini a scegliere la stessa strada.

Un referendum popolare nel 2001 ha approvato una Costituzione, il Paese ha un sistema multipartitico, una propria bandiera e una moneta. Possiede un proprio Esercito e svolge elezioni regolarmente, come quelle tenutesi il 13 novembre per l’elezione del nuovo presidente, utilizzando sofisticati sistemi di registrazione, come il sistema del riconoscimento dell’iride. La stampa occidentale ha parlato di un ’elezione ‘esemplare’, in quanto la campagna elettorale si è svolta senza alcuna tensione, ed in maniera del tutto pacifica. Ai tre candidati sono stati assegnati dei giorni specifici per la presentazione del proprio programma elettorale ed infine si sono confrontati in un dibattito. Inoltre, la Commissione elettorale nazionale ha disposto l’oscuramento dei social network per impedire la diffusione di notizie false e la sollecitazione di voti tribali.

Le elezioni del 13 novembre sono state spostate diverse volte, causa gli scarsi fondi ed alcune divergenze politiche. Il Presidente in carica è Ahmed Mohamed Mohamoud’Silanyo’, il quale non si è ripresentato alla competizione elettorale. Concorrono alla carica invece: Muse Bihi Abdi del partito di governo Kulmiye, ha iniziato la sua carriera con il movimento di liberazione che ha combattuto contro Siad Barre negli anni 80.  I due sfidanti sono Abdirahman Mohamed Abdullahi ‘Irro’ e Faysal Ali Warabe, leader dell’opposizione fin dall’inizio degli anni duemila ed esponente del UCID (Justice and Welfare Party). Quest’ultimo si è presentato con un programma volto a neutralizzare l’influenza dei clan nella politica del Governo, e con misure di riforma sul Welfare.

Abbiamo posto qualche domanda a Michael Walls, ricercatore presso UCL (University College London), che ha concentrato i suoi studi sul corno somalo dell’Africa e soprattutto sugli insediamenti politici in Somaliland e Puntland.

 

Dopo la guerra civile del 1991, quali furono le principali motivazioni che spinsero il Somaliland a rivendicare l’indipendenza?

Il sindacato del Somaliland era entusiasta che spinse per ottenere molto velocemente l’unificazione, infatti, questa avvenne prima che si raggiungesse un accordo su una costituzione comune e altri documenti fondatori. Quel senso di alienazione dal Governo di Mogadiscio si rafforzò nel decennio successivo. Ci fu un certo risorgimento nel nazionalismo pan-somalo nei primi anni del Governo di Siyaad Barre, dopo il colpo di stato del 1969, ma la sconfitta nella guerra contro l’Etiopia nel 1977 vide il sostegno scemare molto velocemente. Il movimento nazionale somalo a base settentrionale si impose come gruppo ribelle nel 1981, con l’obiettivo di abbattere il Governo di Barre.

Nel 1988, attraverso attacchi periodici alle forze governative nelle aree settentrionali, i militari di Siyaad Barre bombardarono le due principali città di Hargeisa e Burco, distruggendo completamente Hargeisa e danneggiando gravemente Burco. Il Governo di Siyaad Barre cadde definitivamente all’inizio del 1991.

A quel punto, sebbene l’SNM (Somali National Movement) non avesse mai avuto un’agenda secessionista, l’antipatia popolare verso il Governo di Mogadiscio era diventata così forte che, quando i clan si incontrarono a Burco nel maggio 1991, il comando SNM fu costretto a dichiarare l’indipendenza e a tener conto del peso dell’opinione popolare.

Il Somaliland ha tutte le caratteristiche di uno stato – la bandiera, l’inno nazionale, la presidenza e il parlamento, le forze armate e la banca centrale – ma non è considerato uno stato dalla comunità internazionale. Perché?

Molti nella comunità internazionale temono che il riconoscimento della sovranità del Somaliland possa aprire la porta ad altre rivendicazioni provenienti da territori che auspicano all’indipendenza. Questo è particolarmente un problema per l’Unione Africana. I Paesi che hanno ricevuto riconoscimenti internazionali negli ultimi decenni hanno sempre ottenuto un accordo con il paese dal quale si sono separati (come nel caso del Sud Sudan, Eritrea, Timor Est), oppure avevano il sostegno di un potere o di un blocco (come nel caso del Kosovo). Il riconoscimento internazionale della sovranità è in definitiva un accordo politico piuttosto tecnico. Come si può notare, la maggior parte delle caratteristiche del Somaliland soddisfa i requisiti tecnici per la sovranità molto più di altri Stati nel continente africano o nel resto del mondo.

Una delle principali sfide del processo di democratizzazione della Somalia è l’incompatibilità tra il sistema dei partiti e affiliazione dei clan. Quali sono le principali differenze che intercorrono tra clan e partiti politici?

I clan sono basati su tradizioni piuttosto che su teorie politiche. Affinché un partito politico risulti vincente, deve adottare una linea politica (anche se è strumentale alla vittoria delle elezioni o volta al mantenimento del potere) che attiri quanto meno il sostegno di una parte significativa della popolazione. Le tradizioni dei lignaggi dei clan ottengono tale sostegno attraverso le linee di sangue e quindi non consentono il livello di supporto politico / opposizione ideologico che caratterizza un partito politico.

Quali sono i punti di forza del sistema dei clan?

Nel contesto somalo, il clan definisce la struttura sociale, fornendo una garanzia di buon comportamento attraverso sistemi di compensazione e un certo grado di sicurezza sociale. E’ essenzialmente un sistema di organizzazione socio-politica, ma che non possiede con un governo elettorale rappresentativo.

I meccanismi di giustizia del clan alleggeriscono il carico di pressione sui tribunali – ma allo stesso tempo rendono difficile al governo il rispetto delle leggi. Quale pensa sia la componente più forte?

Il clan offre un sistema di giustizia che segue le unità di lignaggio, in cui i gruppi di parentela forniscono una garanzia collettiva del comportamento dei singoli membri. La giustizia quindi ruota intorno alla responsabilità collettiva ed è sia giudicata sia applicata attraverso quelle unità piuttosto che attraverso tribunali “formalizzati”. Ha ragione: i sistemi giudiziari tradizionali alleggeriscono il carico di pressione sui tribunali, ma è anche molto difficile armonizzare questa cooperazione.

La natura dell’Islam nel territorio è cambiata radicalmente negli ultimi due decenni. Quanto era grande l’influenza dell’Islam? quali conseguenze ha generato?

La religione a livello globale tende a diventare polarizzata: sempre più liberale tra alcuni gruppi, ma sempre più conservatrice tra gli altri. Lo stesso vale per la Somalia, dove il salafismo o il wahhabismo sono aumentati in modo sostanziale, mentre per altri l’apertura ad altre tradizioni ha aumentato la tolleranza.

Qual è la chiave dell’innovazione per il successo del Somaliland?

Per essere onesti, l’unico fattore principale è l’impegno a mantenere la pace con la Somalia. Tale impegno ha reso possibili compromessi laddove avrebbero potuto altrimenti trasformarsi in conflitto.

Quali sono i problemi che il nuovo presidente dovrà affrontare?

Dovrà occuparsi di un’economia squilibrata, delle differenze dei clan sul porto di Berbera e sull’accordo per la base militare.

Pensa che la comunità internazionale riconoscerà mai il Somaliland?

Questo è difficile da dire. Ho detto le ragioni della mancanza del riconoscimento: se queste problematiche possono essere risolte, il riconoscimento diventerà possibile. Altrimenti, penso che sarà un processo più lento e più incrementale, con una sorta di riconoscimento de facto ma informale.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore