giovedì, Ottobre 1

Somaliland e Somalia: la convenienza di una soluzione pragmatica Dopo 5 anni, i due Paesi tornano parlarsi. L’interesse a una soluzione dello status del Somaliland è reciproco, ma anche dei mediatori, Etiopia, USA, UE. La Cina respinta da Hargeisa

0

Somaliland è in fermento. Mentre da giugno ha riaperto il dialogo, interrotto da anni, con la Somalia, dall’altra sta cercando di rafforzarsi sullo scenario internazionale.

In questi giorni il Presidente Muse Bihi Abdi è al lavoro per cementare le relazioni tra Taiwan e il Somaliland, nell’ottica di un rafforzamento delle relazioni diplomatiche ed economiche con gli Stati Uniti.

Dall’inizio di agosto una delegazione cinese è in Somaliland. Due giorni fa, il 5 agosto, Bihi ha incontrato a lungo la delegazione. Durante l’incontro, la Cina ha offerto un accordo di sviluppo che prevede progetti di infrastrutture stradali e aeroportuali e l’installazione di un ufficio di collegamento in Somaliland, a condizione che Bihi tagli le relazioni con TaiwanBihi ha respinto l’offerta cinese e ha informato la controparte che non solo non taglierà i legami con Taiwan, ma che il suo Paese sta lavorando per rafforzare i legami diplomatici con Taiwan. L’intenzione sarebbe quella di procedere al reciproco riconoscimento.
L’obiettivo di Bihi sarebbero i benefici economici derivanti dal TAIPEI Act, divenuto legge negli Stati Uniti a marzo. Attraverso questa legge gli Stati Uniti prevedono di «aumentare il proprio impegno economico, di sicurezza e diplomatico con leNazioni che hanno rafforzato o migliorato le relazioni con Taiwan». Il Governo di Bihi èparticolarmente incoraggiato dal fatto che il Consiglio di sicurezza nazionale (NSC) della Casa Bianca del 10 luglio ha pubblicato un tweet in cui loda Taiwan per aver aumentato il suo impegno in Africa orientale e richiama le relazioni Taiwan-Somaliland.

Ma l’attivismo di Somaliland che più richiama l’attenzione è quello con la Somalia.
Dal 1991, Somaliland rivendica l’indipendenza dalla Somalia, scontrandosi sempre con il rifiuto di Mogadiscio. E dal 2015 i colloqui, condotti anche con la mediazione di diversi attori internazionali, si erano interrotti.
Una
impasse che nel tempo ha esacerbato lecontroversie nella gestione delle risorse naturali e nella cooperazione in materia di sicurezza, anche con riflessi sui Paesi vicini. Il Primo Ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed, ha condotto in questi ultimi mesi una difficile mediazione tra il Presidente della Somalia, Abdullahi Mohamed(detto Farmajo) e il Presidente del Somaliland,Muse Bihi, con l’obiettivo di riportarli al tavolo dei negoziati, anche con il supporto decisivo della diplomazia degli Stati Uniti (Paese sul quale, come dimostra il rifiuto all’offerta cinese di questi giorni, Hargheisa molto si attende) e dell’UE. Alla fine, i due leader si sono incontrati il 14 giugno, a Gibuti.

L’incontro non ha prodotto grandi risultati, la questione dell’indipendenza è rimasta sullo sfondo (oltre che nei discorsi ufficiali dei due presidenti), ma è da considerare un ottimo risultato il fatto che dopo cinque anni finalmente i canali di colloquio si siano riaperti. Secondo gli osservatori di Crisis Group, che hanno seguito da vicino i dialoghi, l’incontro ha rappresentato«una base per migliorare la cooperazione su una serie di importanti questioni tecniche relative agli aiuti internazionali, alla gestione dello spazio aereo e alla cooperazione in materia di sicurezza», ricostruire il clima di reciproco rispetto e fiducia. Ora si tratta di alimentare questo confronto, anche prendendo atto che dialoghi sull’indipendenza non si potranno mettere in programma prima delle prossime elezioni in programma a breve nei due Paesi.

Le relazioni tra la Somalia e il Somaliland, precisa Crisis Group, sono influenzate da un gran numero di attori esterni. Gli Stati del Golfo, in competizione tra loro, da tempo stressano le relazioni tra i due, rafforzando i legami con entrambe le parti, aumentando le tensioni, mentrei governi da Addis Abeba a Washington guardano con preoccupazione lo scontro traMogadiscio e Hargeisa, considerandolo una minaccia ai loro interessi nell’area e alla stabilità regionale. «Tra le altre cose, le relazioni difficili contribuiscono alla militarizzazione attiva delle aree di frontiera, mettono in pericolo la cooperazione regionale nella lotta contro Al-Shabaab, e complicano gli accordi di collaborazione per affrontare la sicurezza nel Mar Rosso».

I colloqui di giugno sono arrivati alla vigilia di importanti elezioni nei due Paesi, per tutte due le parti si tratta di elezioni delicate, sia Farmajo cheBihi si giocano il loro futuro politico. Anche per questo i colloqui di Gibuti non hanno potuto addentrarsi nella spinosa questione dell’indipendenza. Non sorprende «che il vertice abbia aggirato la disputa principale sullo status politico del Somaliland e si sia concentrato invece sul miglioramento delle relazioni di lavoro su questioni tecniche, come preludio alla costruzione di una maggiore fiducia politica». E però «i risultati lasciano ampio spazio a un impegno continuo e costruttivo, anche se sarà probabilmente necessaria una pressione esterna sostenuta per garantire che i colloqui mantengano slancio».

C’è da credere che l’Etiopia sarà tra i soggetti che più si impegnerà in questa direzione. In primo luogo perché è interesse di Abiy Ahmed,considerato la sua posizione politica interna e in vista delle elezioni etiopi, provare a portare a casa un nuovo successo internazionale. In secondo luogo, poi, l’Etiopia ha anche specifici interessi geopolitici in una migliore relazione Somalia-Somaliland. L‘Etiopia mantiene forti interessi in Somaliland. Il porto di Berbera, in cui l’Etiopia mantiene una quota del 19%, potrebbe essere uno sbocco chiave per l’Etiopia nella sua ricerca di accesso al mare. «Ma sarà più difficile per l’Etiopia raggiungere questo obiettivo se lo status politico del Somaliland rimane irrisolto e l’ostilità tra Hargeisa e Mogadiscio continua. Promuovere la riconciliazione contribuirebbe a garantire che il coinvolgimento economico dell’Etiopia in Berbera sia al passo con il suo approfondimento delle relazioni politiche con la Somalia. Più in generale, porre fine alla frattura tra Hargeisa e Mogadiscio servirebbe l’obiettivo di Abiy di espandere l’integrazione economica nella regione del Corno d’Africa».

Anche gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a sostenere il percorso di risoluzione della controversia. «Gli interessi statunitensi ruotano attorno alla crescente importanza della posizione del Somaliland vicino a Bab al-Mandab, dove il Mar Rosso sfocia nel Golfo di Aden, la probabilità che grandi giacimenti di petrolio si trovino al largo delle coste della Somalia», e ciò nel quadrodella crescente concorrenza con Cina e Russia nel Corno.

A complemento degli sforzi di Washington, l’Unione europea ha anche sollecitato i colloqui, riflettendo l’interesse di lunga data dell’UE per la sicurezza e la stabilità delle principali rotte marittime del Golfo di Aden e dell’Oceano Indiano.

Sia per Washington che per Bruxelles, l’irrisolto nodo del Somaliland rappresenta una spina nel fianco. Nella situazione di limbo in cui si trova Somaliland, altri attori esterni potrebbero inserirsi per sfruttare l’incertezza sulla relazione Somalia-Somaliland a scapito di una vasta gamma di interessi statunitensi e dell’UE, complicando nel contempo i tentativi di cooperazione in materia di sicurezza regionale.

Posto che è interesse di tutti la soluzione dello status del Somaliland, gli ostacoli ci sono e non sono trascurabili.
Le elezioni sono il primo, ma forse il minore ostacolo. Proprio causa le elezioni, l’operatività decisa a Gibuti è già in stallo. Le commissioni per l’assistenza umanitaria e l’aiuto allo sviluppo, la sicurezza e la cogestione dello spazio aereo del Somaliland che si sarebbero dovute riunire due settimane dopo la conclusione dei colloqui, ovvero all’inizio di luglio, sono ferme, nessuna riunione si è tenuta. Così come è rinviata la riunione ministeriale che le parti avevano concordato di tenere a Gibuti 45 giorni dopo i colloqui di giugno (quindi all’inizio di agosto) volta a fare un punto dei progressi.

L’altro ostacolo è rappresentato dagli umori e delle aspettative interne ai due Paesi. I colloqui di Gibuti «hanno innescato tensioni tra Mogadiscio e Puntland, una regione federale semi-autonoma della Somalia che condivide un confine con il Somaliland». I leader del Puntland avrebbero voluto essere coinvolti nelle trattative di Gibuti. «Se le loro preoccupazioni non vengono affrontate nei futuri cicli di colloqui, potrebbero peggiorare ed emergere come punto principale di contesa».
L
a sfida di fondo, secondo Crisis Group, «rimane la divergenza tra le visioni del futuro di Mogadiscio e quelle di Hargeisa, quando si tratta della sovranità del Somaliland», insomma sull’indipendenza le posizioni sono opposte e ferree da entrambe le parti.
A Gibuti entrambi i presidenti si sono dimostrati aperti, ma contrapposti. Bihi radica l’indipendenza del Somaliland in quella che definisce l’eredità del ‘genocidio sponsorizzato dallo Stato’, perpetrato contro il popolo somalo dal Governo Mohammed Siad Barre in Somalia, riferendosi alla brutale campagna dell’ex dittatore somalo per reprimere il clan Isaaq, dominante del Somaliland, che si era ribellato contro la Somalia, alla fine degli anni ’80. Farmajo, a sua volta, richiama lo storico processo di pace del 2000, che ha spianato la strada al ristabilimento della governance centrale in Somalia, ma alla quale il Somaliland non ha partecipato in modo evidente.
«Più che semplici posture pubbliche, i discorsi riflettono il modo in cui le parti si sono avvicinate ai colloqui»,
commenta Crisis Group.

Gli osservatori riconoscono che i leader del Somaliland e della Somalia «troveranno difficile risolvere le loro differenze di lunga data relative allo status del Somaliland a breve termine. Alcune di queste differenze continueranno a essere evidenziate in modo visibile». Il modo migliore per non sprecare questa riapertura di dialogo, e, anzi, per concretizzare il lungo percorso di soluzione del nodo dello status del Somaliland, è quello di far andare avanti il prima possibile il lavoro delle commissioni tecniche su tematiche solo apparentemente minori, e solo quando queste avranno strutturato, attuato e consolidato passi avanti, riprendere il dialogo politico sul nodo centrale dell’indipendenza. I politici nel frattempo dovranno impegnarsi a smussare gli angoli delle loro opinioni pubbliche. La chiave perché questo prenda forma è il sostegno internazionale, a partire da quello di Etiopia e Stati Uniti, senza lasciare fuori UE e Unione Africana

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore