giovedì, Dicembre 12

Somalia: AMISOM rilancia la lotta contro Al-Shabaab

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Kampala – La missione di pace africana AMISOM, finanziata da Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti, fu creata dal Consiglio di Pace e Sicurezza della Unione Africana il 19 gennaio 2007 con gli obiettivi di stabilizzare il Paese e sconfiggere il gruppo terroristico Al-Shabaab affiliato al network di Al-Qaeda. Il gruppo terroristico nacque dalle ceneri della Unione delle Corti Islamiche – ICU nel 2006 dopo l’invasione delle truppe etiopi voluta da Unione Europea e Stati Uniti. L’Unione delle Corti Islamiche prese il potere nel 2000 dopo 9 anni di guerra civile e il fallimento della missione ONU UNISOM a cui parteciparono Stati Uniti e Italia. La creazione della ICU fu una iniziativa delle varie corti islamiche presenti nel Paese che si unirono per porre fine al caos creato dai vari Signori della Guerra. In sei anni di governo ICU, la Somalia conobbe stabilità, pace e la fine delle rivalità inter claniche. A torto la ICU fu considerata dall’Occidente come un organizzazione estremista. La decisione di finanziare l’invasione militare della Etiopia distrusse il futuro di pace in Somalia e aprì le porti alla presa di potere dei terroristi di Al-Shabaab offrendo al Paese altri 9 anni di guerra civile. Con il senno del poi la prospettiva di uno stato islamico moderato governato dalle corti islamiche era la scelta migliore per la stabilità regionale e la pace della popolazione somala. Una scelta supportata dalla popolazione ma negata dalle potenze occidentali.

Dotato di moderne armi e delle migliori truppe a disposizione l’AMISOM si differenzia dalle classiche operazioni dei caschi blu delle Nazioni Unite sia sul piano militare che su quello politico. Dall’inizio delle operazioni AMISOM detiene il mandato di ‘full combat’ impegnandosi in una guerra totale contro Al-Shabaab. Una differenza sostanziale rispetto al generico mandato di ‘protezione dei civili’ normalmente affidato alle missioni di pace ONU. Mandato che impedisce azioni offensive e rende i caschi blu praticamente inutili. Sul piano politico AMISOM è schierata dalla parte del governo transitorio somalo. Altra differenza sostanziale rispetto al nebuloso concetto di ‘imparzialità’ delle missioni di pace ONU che si traduce nella realtà in supporti occulti alle parti belligeranti secondo le convenienze politiche internazionali. Un supporto subdolo in quanto non dichiarato che in vari casi trasforma i caschi blu in meri apparati logistici per il rifornimento di armi ai governi o ai gruppi armati ribelli, facilitando il compito di supporto delle potenze mondiali e gli affari dei mercanti della morte: l’industria bellica. Il rifornimento di armi ai ribelli sud sudanesi e il cargo ONU di armi e droga scoperto dalle autorità portuali keniote a Mombasa sono solo gli ultimi scandali di questo meccanismo perverso.

I successi registrati da AMISOM: liberazione di Mogadiscio nel agosto del 2011, rafforzamento delle istituzioni statali laiche, conquista dei principali porti trasformati in punti di rifornimento dei terroristi tra i quali il porto di Kisimayo, riduzione drastica delle capacità offensive di Al-Shabaab, sono stati ottenuti grazie al impegno delle truppe ugandesi e burundesi che formavano il nucleo originario del contingente militare africano. AMISOM è stato sempre sotto il comando dello Stato Maggiore del esercito ugandese UPDF. Nella fase cruciale 2007 – 2011 il comando è stato affidato al Brigadiere Generale Muhoozi Kainerugaba, figlio del presidente Yoweri Kaguta Museveni e delfino prescelto per la presidenza nel 2021.

La professionalità delle truppe ugandesi e burundesi, il basso numero di vittime civili, il rispetto della cultura musulmana locale e dei diritti civili hanno assicurato il supporto della popolazione fondamentale per vincere la guerra conto Al-Shabaab. A differenza dei caschi blu MONUSCO in Congo, visti come parassiti e odiati dalle popolazioni congolesi del est, i soldati AMISOM godono di un grande rispetto della popolazione somala che contribuisce attivamente alla guerra contro Al-Shabaab fornendo informazioni vitali sulle postazioni militari, i traffici, gli infiltrati, le fonti di approvvigionamento dei terroristi. Il rispetto dei diritti umani e delle vite dei civili è stata la carta vincente del AMISOM, che è riuscita a erodere l’iniziale consenso popolare che Al-Shabaab godeva quando combatteva le truppe di invasione inviate dall’Etiopia.

I successi militari riportati da AMISOM hanno costretto Al-Shabaab ad una tattica militare puramente terroristica basata su attentati contro i civili che aumentano l’odio dei somali verso questo gruppo terroristico di matrice islamica. Il progetto di regionalizzare il conflitto estendendo il caos all’Africa Orientale è evidentemente fallito. Al-Shabaab è in grado di lanciare attacchi terroristici solo nel vicino Kenya l’anello più debole della coalizione africana contro il terrorismo. Forti i sospetti di corruzione e complicità con i terroristi del governo e del esercito kenioti. Sospetti nati fin dall’attacco al centro commerciale Westgate a Nairobi nel settembre 2013. Ogni tentativo effettuato in Etiopia, Uganda e Burundi è fallito sul nascere ad eccezione dell’attentato a Kampala nel luglio 2010. Un attentato su cui gravano sospetti di connivenza politica del governo ugandese. Secondo fonti ben introdotte nelle stanze del potere ugandese, l’attentato di Kampala fu permesso dal presidente Museveni per sfruttare la paura del terrorismo nella campagna elettorale del 2011. Da quella tragedia nessun attentato terroristico si è registrato in Uganda nonostante i vari tentativi di Al-Shabaab. Prova inconfutabile della efficienza dei servizi segreti e del esercito ugandesi nella difesa del territorio nazionale.

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