mercoledì, Giugno 3

Soldato italiano a Erbil, chiediti che cavolo ci stai a fare lì Mentre i nostri ragazzi stanno lì, e non solo lì, mentre le nostre portaerei e fregate stanno nei porti a fare ruggine, a Roma che si fa, chi decide, cosa decide, perché? O ci siamo sul serio o ‘leviamo mano’

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Concludevo l’altro ieri il mio intervento con la citazione di una pubblicità: ‘paura eh?’. Era solo scherzosa, anche se ‘timorosa’. Oggi, francamente, comincio ad avere davvero i brividi.

Tra l’altro, leggo, poco prima di scrivere qui, l’articolo su ‘Repubblica’ di Lucio Caracciolo, persona certamente ‘informata sui fatti’, come il generale Vincenzo Camporini, che l’altro giorno diceva più o meno le stesse cose. Leggo, dicevo che anche Caracciolo conclude con le stesse cose (per carità dette molto meglio) di quelle dette sommessamente da me: occorre avere una politica chiara, fare delle scelte e all’occasione mostrare, se non usare, la forza. Abbiamo perso tempo a non fare nulla o al massimo a fare i badantie, purtroppo, il racconto oggi su vari giornali, dei nostri militari sotto i missili ad Erbil, ne dà conferma: ci rifugiamo, siamo bravi, siamo piacioni (in quest’ordine, perché bravi, all’occasione, siamo davvero), ma i missili di difesa dai missili altruiper fortunali hanno gli americani: siamo lì, sostanzialmente, per loro pretesa, ma al momento opportuno sono loro che ci proteggono! Magari perché le attrezzature anti-missile costano troppo e noi siamo … pacifisti.

Maledizione: non funziona così, no, non funziona così.

O ci siamo, o, si direbbe a Napoli, ‘leviamo mano’, torniamocene a casa nostra, riportiamo i nostri bravi figlioli dalle loro brave mamme e chiudiamola lì. Ma se ci siamo, ci dobbiamo essere, ma sul serio e se riteniamo di volerci essere, dobbiamo esserci sul serio: dobbiamo sederci a tavola con igrandi’, non al tavolo dei bambini, imparare ad usare la forchetta giusta al momento giusto e se del caso pretendere duramente dagli altri di fare lo stesso. Altrimenti torniamo a casa.
Che senso ha partecipare all’ansia dei ‘nostri ragazzi’ che vanno nei ‘rifugi’ con le mogli preoccupate (non più le mamme? Ve le ricordate le scene di pianto e stracciamenti di vesti quando i ‘nostri ragazzi’ partirono in crociera umanitaria per il Vietnam?) che mandano whatsapp (Repubblica 9.1.2020): «ho fatto finta di essere io preoccupato: Tutto bene? Come mai mi cerchi a quest’ora?» … bravo quel soldato, Franco per così dire, bravissimo, così si fa, ma devi, caro Franco -e scusami il tu- devi anche, rispettosamente per carità, domandarti che cavolo ci stai a fare lì e chiederne, rispettosamente lo ripeto, conto ai tuoi superiori e a chi sostiene di governarci. Perché tu, Franco, sei un soldato che obbedisce agli ordini senza discutere, se gli ordini sono legittimi, ma sei anche, prima, un cittadino e hai nonché il diritto, il dovere di chiedere e chiederti che ci fai lì, perché ci stai, ecc. Gli ordini sono ordini, ma in una democrazia gli ordini si eseguono ma devono essere motivati bene: chi obbedisce, deve sapere perché, sapere che è giusto e sapere che non è uno spreco.

Ma torniamo al punto.
Perché, mentre Franco e tanti altri stanno lì e non solo lì, mentre le nostre portaerei e fregate stanno nei porti a fare ruggine, mentre i nostri soldati si addestrano, mentre i piloti degli aerei anche, mentre tutto questo accade, a Roma che si fa, chi decide, cosa decide, perché?
Non so come si sia sentito Franco e non so se legga i giornali (magari questo o altri o solo pochi?) ma a me viene una domanda: leggendoli ieri 9.1, come ti senti, ti senti parte di un meccanismo bene oliato, ti senti mandato a fare un lavoro che serve a qualcosa, anzi che serve, ti senti protetto dalla stima dei tuoi amici in Italia?
Non lo so. So quello che sento io che non ho mai usato un’arma in vita mia, che odio gli aerei perché tendono a cadere, che in un bunker avrei crisi di claustrofobia: paura, ma davvero paura, perché mi domando, se c’è qualcuno a Roma che si renda conto di quello che fa, di quello che decide e di perché?
Vediamo.

Il ‘premier’, familiarmente ‘pochette’, ne fa una delle sue, da quel gran piacione che è, da quel grande uomo politico che è diventato (crede, di essere diventato) specie da quando Nicola Zingaretti lo ha nominato politico dell’anno, e che ti fa? Ti chiama Khalifa Haftar da Bengasi, il nemico del tuo amico (perché teoricamente, noi saremmo ‘amici’ di Fayez al-Sarraj, del quale ripetiamo continuamente che è il capo del governo riconosciuto dall’ONU, affermazione del tutto priva di senso) del tuo amico, dico, Serraj per … appunto per fare cosa? Gli parli tre ore (tre ore? E di che avete parlato, di donne?) e cosa ne ottieni? Nulla, pare. Anzi, no, una cosa sicura: Serraj, che è venuto in Europa evidentemente a chiedere una mano, che tu in quanto parte importante dell’Europa puoi darti da fare perché la ottenga, smarcandoti dalla Francia, non solo non muovi un dito, non vai tu a Bruxelles a dargli una mano con Josep Borrelle e Ursula von der Leyen, o almeno ti attacchi al telefono con entrambi e con Sassoli, non solo insomma non fai nulla di ciò, ma ricevi il suo nemico, quello che gli spara addosso!

Due domande sorgono spontanee. Prima: ma noi da che parte stiamo? Ne ha parlato con la Farnesina -non dico con Luigi Di Maio perché capisco che potrebbe essere inutile- ma con il Segretario Generale della Farnesina, almeno, con un direttore dei servizi, con il capo degli uscieri? Pare proprio di no: il piacione, accoglie Haftar a braccia aperte, gli offre caffè e pasticcini, blocca mezza Roma per farlo arrivare sano e salvo a Piazza Colonna … per fare che? Per fare incavolare come un bufalo Serraj, che si aspetterebbe dall’Italia aiuto e collaborazione, visto che, a chiacchiere, noi difendiamo il diritto internazionale, che, a chiacchiere ha ‘riconosciuto’ il suo Governo, che riforniamo i suoi giannizzeri perché massacrino i ‘migranti’, questo non a chiacchiere. Ma noi riceviamo il nemico. Oh, sia chiaro, la pace si fa con i nemici, certo, ma non si ricevono i nemici prima degli amici e senza nemmeno avvertirli. Se poi quello si inc… è così sorprendente?

E questo è ancora il meno, perché il capo del Governo dovrebbe esprimerne la politica italiana: siamo o non siamo in conflitto con la Francia che ci ha messi davanti ad una guerra in Libia e ora ci spara addosso per prendersi il petrolio libico, facendo l’occhiolino a Vladimir Putin, alla faccia di Matteo Salvini e di Giggino, che volevano farlo loro, l’occhiolino? Insomma, qual è la nostrapolitica? sempre cheunave ne sia.

Certo, iltitolare della Farnesina’ (a me verrebbe da ridere, se non scoppiassi in lacrime irrefrenabili) scrive sproloqui su Facebook (non sul sito del Ministero, hai visto mai) per dire che la pace innanzitutto, che noi non useremo mai la forza nemmeno per tagliarci le unghie, cioè una cretinata sesquipedale, ma poi non viene informato dell’incontro, e si incavola. Ma non per il fatto in sé, ma per il proscenio. Non per altro, sia chiaro: ‘la politica estera la faccio io’, pare abbia sibilato, mentre gli astanti trattenevano il riso.

Perché il giovinotto è così bravo che, ‘vola’ (come gli piace questa espressione!) qua e là, vola non va ad un colloquio al Cairo, così mal preparato che perfino lui, il super-pacifista al pomodoro, se ne deve andare sbattendo la porta perché gli chiedono di sottoscrivere un documento molto di parte (ovviamente non so quale sia, figurati se ce lo dice) come è ovvio visti i partecipanti all’incontro: che si aspettava, ma chi li prepara questi incontri? Ma che bravo … chi sa se ha parlato col signor ‘Regeni è uno di noi’, già che c’era.

Ma poi, mica si ferma lì. Siccome c’è rimasto male che ti fa il ‘titolare ecc.’? uno pensa: ‘vola’ a prendere a schiaffi Conte, si suicida, sgozza il Segretario della Farnesina, dichiara guerra alla Francia e all’Egitto … no, scrive un articolo (una lettera, dice lui) a ‘Repubblica’! Avete letto bene: la politica estera italiana si esplicita in una lettera alCaro direttorediRepubblica’. E, subito, Mr. Pochette, fa una bella contro-intervista aIl Foglio’. Et voila, così si fa la politica estera! Per fortuna che ci sono gli inglesi, che passano dalla ‘Brexit’ alla ‘Megxit’, o anche quel fesso spagnolo che col suv entra in chiesa fino all’altare perché ‘posseduto’ (non so se lui o il suv) … siamo in buona compagnia!

E scrive -Giggino, intendo- testualmente e in un ardito italiano: «gli eventi degli ultimi giorni rischiano di cambiare irrimediabilmente il destino della regione mediorientale. Le milioni di persone che hanno riempito le piazze iraniane … Il raid Usa e la violenta risposta di Teheran, che l’Italia condanna con forza … ». ammesso che sappia farlo, legge ciò che scrive? L’Italia condanna con forza la risposta di Teheran. Quindi il ‘raid’ USA va bene, la risposta no. Bene, bravo. Se volesse essere così gentile da dirmi su quale manuale di diritto internazionale ha letto queste cose, mi fa un piacere. È evidente che il diritto internazionale io devo ancora studiarlo, per fortuna che faccio ancora in tempo.
Proprio ieri o l’altro ieri, su una rivista scientifica filo-americana che più non si può, un tale, super filo-americano, ha cercato di affermare che la reazione di Teheran, eseguita a detta di Teheran in legittima difesa (art. 51 NU), non era certamente legittima perché non eseguita ‘durante’ l’attacco USA. Una difesa tanto disperata quanto ridicola, ma nemmeno lì si afferma che l’azione USA, cioè l’assassinio di due persone e della loro scorta, era lecita! Ma nemmeno Trump lo dice. Il peggior Presidente dell’era moderna, almeno fa politica, violenta, arrogante, pericolosa, stupida, ma politica: spara come un ossesso e poi come un agnellino … offre la pace. Cari governanti italiani, mutatis mutandis (non mi riferisco agli indumenti) è così che si fa politica internazionale.

Ma poi, il nostro, va oltre … e si mette a discutere di piccole diatribe da cortile, da condominio italiane: protesta per le interferenze, se la prende con i giornali e i politici che non valutano appieno la importanza del suo incessante lavoro, che mira «a intraprendere un’azione di ricongiungimento delle posizioni di tutti i partner europei, con la consapevolezza che il processo di Berlino sia una tappa fondamentale, ma anche che sia una tappa da calendarizzare al più presto … In queste ore il presidente libico Serraj ha infatti incontrato a Bruxelles l’alto rappresentante Ue Josep Borrell. Martedì io stesso, al termine del vertice europeo sono volato in Turchia» e così via. ‘Io stesso’ e che è Metternich!

In attesa anche degli esercizi spirituali del PD (leggo oggi, raddoppiati: prima con gli ex PD e poi con i PD … bah!) potrebbe il cosiddetto Governo italiano, essere così gentile e solerte da indicare una (una, non due o tre) politica estera del nostro Paese, e magari i mezzi con i quali intende portarla avanti, o siamo tropo indiscreti?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.