lunedì, Settembre 21

Società partecipate: a quando una Commissione d'inchiesta?

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In Italia non c’è ancora una Commissione d’Inchiesta parlamentare che si occupa del controllo e del monitoraggio di quanto accade nelle società partecipate e negli Enti pubblici direttamente o indirettamente controllati dallo Stato (Regioni e Province e Comuni), con specifico riguardo alle nomine dei suoi dirigenti. Nel 2011 alcuni deputati avevano provato ad insediarla con una proposta che però non ha avuto un seguito.

Nel 2012 ne è stata presentata un’altra che aveva tra i suoi obiettivi anche quello di controllare gli stipendi dei top manager. Per essere precisi si sarebbe dovuta occupare di verificare i trattamenti economici degli amministratori che assumono, per mandato elettivo, il compito di dirigere un ente pubblico e segnalare alle autorità competenti eventuali abusi nella concessione degli stipendi agli stessi dirigenti.

Quest’ultima, assegnata alla I Commissione (Affari Costituzionali) non è stata approvata ed è poi è confluita in un altro documento presentato nella legislatura in corso dal deputato Pino Pisicchio nel 2013, che prospetta una maggiore selezione e cernita dei profili manageriali che dovranno monitorare la qualità del lavoro negli Enti pubblici.

E infine, alcuni senatori del M5S, hanno presentato una proposta di inchiesta parlamentare  “sui costi degli enti costituiti o partecipati, nonché delle società partecipate o controllate dallo Stato, dalle regioni, dalle province e dai comuni” che ha, tra i suoi intenti, quello di “attuare i contenuti delle raccomandazioni ricevute dal Consiglio Europeo al termine del Primo Semestre Europeo 2013, volte a riequilibrare efficienza e qualità nella spesa pubblica”.

«La nostra proposta di inchiesta parlamentare è più dettagliata, in quanto  prevede preliminarmente la ricognizione dei dati sulla composizione, sui reali costi per consulenze, emolumenti dei delegati dei CDA, fissi e variabili, rapporto percentuale tra dirigenti e personale non dirigente, procedure di selezione nonché la distinzione tra servizi essenziali strategici e non», afferma Ornella Bertorotta, Senatrice del M5S e prima firmataria della proposta per istituire una Commissione ‘ad hoc’.

In altre parole, è l’ennesimo tentativo di mettere ordine nella composizione degli organi e dei consigli di amministrazione cercando di dirimere tutte le ombre legate a clientelismi e lottizzazioni nelle nomine dei CdA.

Una intenzione che era stata già ribadita nella relazione allegata alla proposta di inchiesta parlamentare presentata dai deputati Lo Presti, Bocchino, Della Vedova, Menia, Giorgio Conte e Consolo nel 2011.

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