martedì, Novembre 12

'Sister Mary', l'Iran 35 anni dopo E’ di una donna il volto nuovo di Teheran: Massoumeh Ebtekar, arrivata in Italia parla di nucleare, ambiente, sanzioni, ISIS

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Donna, iraniana, ai vertici della politica. Potrà sembrare una contraddizione in termini. Ma le note biografiche su Massoumeh Ebtekar non mentono. Una carriera rapidissima in uno dei posti più al centro dell’attenzione mondiale. Figura chiave nella politica iraniana, ma anche interlocutrice sullo scenario internazionale. Da portavoce degli studenti iraniani durante l’occupazione dell’Ambasciata USA a Teheran a vice di Mohammad Khatami e Hassan Rouhani. Da rivoluzionaria a riformista.

E’ l’aspetto più curioso della sua figura. Ma la maggior parte degliStudenti Islamici Seguaci della linea dell’Imam’, il gruppo che nel 1979 prese d’assalto l’Ambasciata statunitense in Iran, sono oggi politicamente identificabili comeriformisti‘, pronti al dialogo e all’apertura verso l’Occidente. Dopo quell’episodio molti di loro hanno imboccato la strada dell’emancipazione. Si sono laureati, sono colti, svegli e ostentano padronanza delle proprie competenze.
L’esempio più noto è quello di Massoumeh Ebtekar, in questi giorni a Roma per chiudere un protocollo d’intesa con l’Italia sulla cooperazione ambientale.

Dopo aver letto tanto su quei ragazzi ti aspetti di incontrare un carattere rivoluzionario e spigoloso. E invece, quella che 35 anni fa era stata battezzata come ‘Sister Mary‘, oggi appare nel suo inseparabile chador come una persona gentile nei modi e nel sorriso, orgogliosa di mostrare al modo di aver optato per l’arma della persuasione.
Arriva con entusiasmo presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), dove è stata invitata a tenere una lecture alla presenza di giovani studenti della scuola; accompagnata da una nutrita ma riservata delegazione. Si presenta a tutti. Visita la mostra allestita nel chiostro di Palazzetto Venezia e si emoziona quando tra i tanti scatti nota una foto datata 1998, quando il suo ex collega di Governo, l’ex Ministro degli Esteri Kamal Kharazi, arrivò anch’egli in SIOI per una lecture sulla politica estera iraniana. “Thanks for your friendship“, dice rivolgendosi agli italiani. Il nostro è un legame molto forte che “risale addirittura all’epoca dell’impero romano“.

In sedici anni la politica iraniana ha subito notevoli cambiamenti. Ma lei non schiva nessuna domanda sul passato. Anzi, mostra all’Italia il volto più conciliante e aperto al dialogo della Repubblica islamica, anche quando insieme ai ragazzi del Movimento Studentesco della SIOI (MSOI) chiediamo la sua disponibilità a rispondere ad alcune domande.

Colpisce il suo inglese da East Coast, un accento rimastole da quando studiava alla Highland Park Elementary School di Philadelphia, città dove suo padre lavorava come ricercatore in ingegneria. Ma colpisce soprattutto la sua sicurezza e quel saper restare imperturbabile, anche di fronte alle domande più sensibili. Come quando le chiediamo cosa ne pensa del fatto che molte organizzazioni internazionali sono contrarie all’utilizzo dell’energia nucleare, anche per scopi civili. “Credo che come per ogni altro tipo di energia sia necessario seguire i regolamenti e gli standard”, risponde a L’Indro. “Se li rispettiamo, l’energia nucleare potrà essere meno dannosa dell’energia fossile, che l’Iran sta producendo, ma con degli effetti inquinanti per l’aria del Paese”. Abbiamo anche accesso “all’energia solare e ad altri tipi di rinnovabili”, continua Ebtekar. “Ciò a cui stiamo lavorando è cercare un mix di tutte le energie del Paese in modo da arrivare ad un equilibrio tra tutte le fonti”.

Anche il petrolio è una grande ricchezza dell’Iran. Ma se chiediamo alla vice presidente quanto è difficile, anche in questo caso, conciliare lo sviluppo delle estrazioni con le politiche ambientali lei non si dà a slalom. Va dritta al punto: “le nostre raffinerie e l’industria petrolifera nel suo complesso sono molto vecchie. Per innalzare gli standard c’è bisogno sicuramente di innovazione tecnologica”. E’ un chiaro riferimento alla politica delle sanzioni internazionali verso l’Iran, su cui la Ebtekar non usa mezzi termini: “le sanzioni sono illegali e hanno un effetto dannoso per qualsiasi Paese. In Iran, ad esempio, non siamo in grado di ottenere la tecnologia che ci serve per proteggere l’ambiente e difenderci. Le persone lavorano sulla democrazia e sulle libertà, ma chiedono anche progresso economico. Purtroppo, va riconosciuto che molte decisioni internazionali non vengono incontro alle esigenze della nostra economia”.

Ha una competenza a tutto tondo. E una delle figure politiche più apprezzate della Repubblica Islamica dell’Iran. Non solo perché considerata una vera “prima della classe”   -a detta dei suoi colleghi, ma anche per una formazione ed un curriculum così perfetto da far quasi dimenticare al mondo l’unica macchia di quel non lontano 1979.

Percorso intellettuale di cui lei va fiera e sul quale si è costruita anche una certa popolarità all’interno delle principali Organizzazioni Internazionali. Le Nazioni Unite innanzitutto. Dopo gli studi ed una cattedra in immunologia, la sua prima volta ai vertici dell’Iran arriva nel 1997. Nonostante l’inserimento di nuove e più severe politiche verso il genere femminile, anche Khatami capisce che mettere una donna al suo fianco avrebbe addolcito un po’ l’immagine del Paese. La Ebtekar non guarda al significato simbolico della nomina. Cerca di dimostrare che le donne possono valere anche in politica. Si appassiona al lavoro, continua a studiare e a confrontarsi anche all’estero (Istanbul, Nuova Delhi, Brisbane, Kuwait, Norvegia, Groenlandia, Dubai, Ginevra, Barcellona), partecipa a tutti gli incontri con i vertici iraniani e, col tempo, ottiene un trattamento pari a quello dei colleghi maschi.
Mantiene l’incarico di vice Presidente fino al 2005. Poi racconta la sua esperienza e le riforme per l’ambiente. Scrive e diventa una blogger ambientalista. Impegno che nel 2006 le vale il titolo di ‘Champion of the Earth‘ del United Nations Environment Programme (UNEP).  L’apertura internazionale si nota ancor più marcatamente durante il secondo mandato da vice Presidente, con il Governo del riformista Hassan Rohani, eletto poco più di un anno fa. Da allora, ci dice Ebtekar l’Iran ha avviatoun nuovo processo di cambiamentoche ha il suo perno nella coalizione tra riformisti e conservatori moderati, che ha portato “all’apertura di nuovi quotidiani, all’avvio di riforme economiche e a una cooperazione con gli altri Paesi”. Nel contempo, anche la condizione delle donne è migliorata.

Quando le chiediamo quante possibilità ha una donna in Iran di poter accedere alla leadership politica lei sgombera il campo da ogni dubbio: “fondamentalmente le opportunità sono molte“, risponde senza esitazione. “Il velo è una regola etica. Non una forma di controllo degli uomini sulle donne, ma un modo per creare un clima di sani rapporti sociali”, afferma la vice Presidente; che però, aggiunge, è anche d’accordo sul fatto che “le giovani generazioni abbiano lo spazio” per porre la questione su questo tema. “Oggi in Iran le donne possono prendere parte ai processi politici e si sono molto anticipate nel settore dell’istruzione”. Secondo i dati diffusi dall’Iran sono addirittura il 60% della popolazione universitaria. “Nel rispetto della legge  possono diventare anche membri di un Parlamento eletto, essere nominate Ministro o, come nel mio caso, arrivare alla vice presidenza”.

Pillole di ottimismo che in qualche caso coincidono con i fatti. Nonostante le polemiche e le critiche piovute sul Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad la prima donna Ministro, ci ricorda Massoumeh Ebtekar, “è arrivata a Teheran nel 2009“, quando il  Parlamento ha concesso la fiducia alla ginecologa Marzieh Vahid-Dastjerdi, titolare del dicastero della Salute. Così come oggi, oltre alla Ebtekar, sono altre due le donne al vertice dell’Iran: Elham Amin-Zadeh  incaricata per gli affari legali e Shahindokht Molaverdi, responsabile per la famiglia e gli affari sociali.

Negli ultimi anni Teheran ha spostato in alto l’asticella della crescita, anche se sul Paese continua ad incombere la minaccia della crisi economica, acuita dal calo del prezzo del petrolio. Ma per la Ebtekar il futuro non riserva brutte sorprese all’Iran. Parla con fiducia, anche quando, le chiediamo quanto secondo lei potrà crescere l’influenza politica ed economica di Teheran in aree come quella asiatica od europea. “Il ruolo dell’Iran sta già crescendo sia negli affari regionali che in quelli internazionali. L’Iran, ad esempio, potrà avere un ruolo chiave nel combattere l’Isis” che, ci tiene a precisare la vice presidente, “non ha niente a che vedere con l’Islam, ma al contrario è una minaccia per l’Islam.  Sono “terribili terroristi che non hanno compassione”. Tuttavia, aggiunge Ebtekar in merito ad eventuali alleanze per sconfiggere questa realtà, dobbiamo prima guardare alle radici del fenomeno, agli Stati che ci sono dietro e alle reali intenzioni dei Governi che vi si oppongono. Solo allora “potremo stabilire una vera e genuina alleanza per combatterli“.

Competenza e misura anche quando tocchiamo lo spinoso dossier dei negoziati sul nucleare iraniano. Ebtekar ci tiene a ricordare che Khameneiha sostenuto tutte le fasi“, anche le più difficili del negoziato, e che anche da parte del popolo iraniano vi è stata “speranza e molto sostegno“. Mostra fiducia, anche se con qualche stoccatina verso imprecisati protagonisti del negoziato, anche quando le chiediamo della decisione presa lo scorso weekend a Vienna: “spero che il rinvio offra più tempo per mettere a punto i dettagli della soluzione e che nel frattempo non siano create nuove difficoltà da parte di coloro che ostacolano l’accordo”.

La biografia ufficiale fornita dall’Ambasciata rispecchia appieno la figura di questa leader che nell’arco di trentacinque anni ha dovuto fare i conti con varie passioni e orientamenti caratteriali. Ma che oggi, di fronte al tributo che la comunità internazionale le ha dedicato non può che restituire un’immagine di se stessa più aperta e dialogante.

Salvo di fronte ad una domanda sulla pena di morte. A chi le ricorda la vicenda di Reyhaneh Jabbari, la giovane impiccata qualche settimana fa per aver ucciso l’uomo che avrebbe tentato di violentarla, la vice Presidente risponde con pacatezza ma anche con estrema sintesi: “un caso giudiziario molto complesso”. Poi precisa: “in molti casi certi eventi sono pesantemente orchestrati dai media e l’informazione non è veicolata in modo appropriato. Reyhaneh ha avuto un avvocato e ha un pieno procedimento giudiziario, facendo appello due volte contro la sentenza“. I giudici coinvolti, ha proseguito “hanno tentato di ottenere il perdono della famiglia della vittima e hanno ritardato più volte l’esecuzione.   Ma questo è il sistema giudiziario in Iran”.  E qui non ci sono statistiche o quote rosa di Governo che tengano: sulla strada che porta al pieno rispetto delle donne, l’Iran di cammino ancora da fare ne ha un bel po’.

(Servizio realizzato con la collaborazione di Barbara Ciolli)

 

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