sabato, Marzo 23

Siria: Usa e Russia mostrano i muscoli Zuckerberg: anche i suoi dati su Facebook erano fra quelli acquisiti da Cambridge Analytica. Ma la società smentisce

0

L’esercito russo si riserva il diritto di abbattere i missili e «distruggere le fonti di lancio» in caso di aggressione degli Usa contro la Siria. Lo ha detto l’ambasciatore di Mosca in Libano, Alexander Zasypkin, sottolineando che «le forze russe affronteranno qualsiasi aggressione degli Stati Uniti contro la Siria». Si alza così ancor di più la tensione tra Russia e Usa.

A stretto giro di posta è arrivata la risposta del presidente americano Donald Trump su Twitter: «La Russia minaccia di abbattere tutti i missili sparati verso la Siria. Tieniti pronta Russia, perché stanno per arrivare, belli, nuovi e ‘intelligenti’! Non dovreste essere alleati di un animale assassino che uccide la sua gente con il gas e si diverte!». Basta così? Neanche per sogno, perché è arrivata poi l’ennesima replica del Cremlino, che ha ribadito: «I missili intelligenti dovrebbero volare verso i terroristi, non verso il governo legittimo della Siria».

A stemperare gli animi c’ha provato lo stesso Vladimir Putin, che in una cerimonia al Cremlino per la consegna delle credenziali dei nuovi ambasciatori, tra cui l’italiano Pasquale Quito Terracciano, ha detto: «La situazione nel mondo non può non suscitare preoccupazione, sta diventando sempre più caotica, ma la Russia spera che il buonsenso prevalga e che il sistema mondiale diventi stabile e prevedibile».

Dall’altra parte però la Russia si muove. La marina militare ha infatti annunciato che effettuerà esercitazioni belliche nei pressi delle acque territoriali siriane anche domani, poi dal 17 al 19 aprile e dal 25 al 26 aprile. Secondo ‘Interfax‘, sono 15 i vascelli russi coinvolti, tra cui le fregate Grigorovich ed Essen, dotate di missili da crociera Kalibr, e sottomarini.

Ovvio che a far parlare è ancora l’attacco chimico a Duma. Domani la polizia militare della Russia sarà schierata in città per garantire ordine e sicurezza. Mentre da Damasco, il ministero degli Esteri  con una nota ha fatto sapere che la Siria definisce spericolate e avventate le minacce americane di un attacco militare. «Il pretesto delle armi chimiche è evidentemente una scusa debole e non sostenuta da prove». Inoltre si dice che le «minacce americane mettono in pericolo la pace e la sicurezza internazionali».

Secondo l’Oms comunque, «circa 500 pazienti si sono presentati presso strutture sanitarie esibendo sintomi coerenti con l’esposizione a sostanze chimiche tossiche, come grave irritazione delle mucose, insufficienza respiratoria e interruzione del sistema nervoso centrale. Oltre 70 persone che si erano rifugiate negli scantinati sono morte, 43 delle quali con sintomi da esposizione a sostanze tossiche». La stessa organizzazione chiede «l’accesso immediato e senza ostacoli all’area, per fornire assistenza alle persone colpite, valutare gli impatti e dare una risposta globale di salute pubblica».

Il fondatore e Ceo di Facebook Mark Zuckerberg ha rivelato durante l’audizione alla Camera Usa che anche i suoi dati sul social network erano fra quelli acquisiti da Cambridge Analytica. Intanto la società ha oggi presentato una linea difensiva: «Non abbiamo hackerato Facebook, ne’ infranto le leggi, non abbiamo influenzato il referendum sulla Brexit, raccogliamo dati solo con il consenso informato, stiamo conducendo una indagine indipendente per dimostrare che non possediamo alcun dato, condivideremo i risultati di questa indagine non appena li riceveremo».

In Brasile, il Supremo Tribunale Federale ha posticipato almeno fino alla prossima settimana il suo esame della costituzionalità delle incarcerazioni di imputati giudicati colpevoli anche in secondo grado, una decisione che rende dunque impossibile la scarcerazione dell’ex presidente Lula.

Chiudiamo con l’Azerbaigian, dove si tengono le elezioni presidenziali. Il presidente in carica Ilham Aliyev, già eletto nel 2003, 2008 e 2013, viaggia sicuro verso il quarto mandato. A sfidarlo vi sono 7 candidati.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore