sabato, Gennaio 25

Siria: la pessima soluzione di Sochi Trasferire i profughi siriani in quel territorio abitato dai curdi è illegittimo: i trasferimenti di popolazioni al fine di modificare le consistenze etniche locali sono rigorosamente vietate dal diritto internazionale

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Come dovrei fare in quanto ‘studioso’, non dovrei parlare di una cosa sulla quale non ho, al momento, dati precisi. Ma ne parlo perché il problema generale lo conosco abbastanza bene e la sua ‘soluzione’ di questi giorni quale ne sia esattamente il contenuto, non cambia molto la realtà dei fatti: la realtà giuridica dei fatti.
Sto parlando, chi mi conosce lo ha già capito, della situazione in Siria, e specialmente di quella relativa all’attacco sferrato dalla Turchia contro il nord della Siria, e, dunque, in particolare contro i curdi, siano o meno definibili come un soggetto di diritto internazionale e, pertanto, il loro esercito sia o meno da considerare un ‘esercito regolare’. Secondo me -l’ho detto molte volte- sì, sì, sì!
Frasi dure, lo so. Ma, come ho detto varie volte e ripetevo sempre durante le lezioni all’Università, il diritto internazionale non è cosa da educande. Ciò non toglie che sia un sistema giuridico, con regole precise, destinate a regolare non solo, ripeto non solo, il comportamento degli Stati.

E dunque, cominciamo dall’inizio: la Siria è uno Stato sovrano, cioè uno Stato nei confronti del quale non si può, nel senso che è vietato, usare la forza armata, sia direttamente che indirettamente, cioè, ad esempio, finanziando o aiutando in vario modo forze ribelli; qualche anno fa gli USA furono condannati dalla Corte internazionale di Giustizia proprio per avere finanziato forze ribelli in Nicaragua.
Ciò non toglie che, se un regime politico all’interno di uno Stato viola le regole fondamentali del sistema dei diritti dell’uomo -con particolare riferimento al rispetto della democrazia e della garanzia della vita, ecc.- qualora, cioè, questi principi siano violati, in nome del principio di autodeterminazione dei popoli, la popolazione -ripeto la popolazione- può legittimamente ribellarsi.
La cosa è prevista esplicitamente in una famosissima risoluzione delle Nazioni Unite del 1970 -la risoluzione sulle relazioni amichevoli fra gli Stati. Ciò implica che il Governo che impedisce l’autodeterminazione non può usare la forza, legittimamente, per reprimere una eventuale ribellione. Gli altri Stati, in casi estremi, possono aiutare il movimento di liberazione nazionale, o ciò che sia sul terreno, ma solo quando la situazione sia al limite della accettabilità in termini in particolare di diritti dell’uomo e di autodeterminazione.

In Siria, però, posto che il regime di Bashar al-Assad era ed è odioso e, a dir poco, ‘poco democratico’, il regime si è trovato di fronte ad una serie di ribellioni, in parte ‘autoctone’, in parte legate ai gruppi terroristici ‘di’ e provenienti da Al Qaeda e poi anche dall’ISIS, e in parte finanziate e fomentate da Paesi stranieri, in particolare gli USA, per motivi diversi dalla volontà di difendere l’autodeterminazione del popolo siriano, ma legati in sostanza alla volontà di distruggere il regime di Assad perché troppo legato alla Russia (da sempre) e, specialmente, in possesso di quel liquido nero che continua a provocare guerre infinite ovunque nel mondo.

Tra iribellial regime siriano c’è un gruppo che fa riferimento al popolo curdo che da tempo rivendica la pretesa di costituirsi in Stato indipendente, non necessariamente solo all’interno della Siria, ma certamente anche al suo interno. Non ‘solo’ perché, come ho raccontato qualche tempo fa i curdi sono una etnia, o, se preferite, una Nazione che si estende negli attuali Stati di Iran, Iraq, Siria e Turchia. Come, appunto ho già raccontato, i territori in questione avrebbero da tempo dovuto costituire uno Stato, il Kurdistan, che fu boicottato dalla nascente Turchia dopo la prima guerra mondiale e dalle ‘potenze’ europee Francia, Gran Bretagna e, diciamocele chiaramente le cose ogni tanto eh!, l’Italia. Per interessi non esattamente umanitari.

La situazione della Siria, dopo le avventure coloniali franco-britanniche, dopo le guerre statunitensi alla ricerca di armi di distruzione di massa in Iraq (armi mai trovate, ma per cercare le quali si è ‘incidentalmente’ abbattuto il regime di Saddam Hussein, si è occupato il territorio, si è creato un Governo e poi un regime sulla cui legittimità avrei molto, ma proprio molto da dire), dopo l’altra guerra statunitense contro l’Afghanistan, dopo le guerre di Israele contro la Palestina e occasionalmente la guerra illegittima contro la Siria, ecc…, era divenuta estremamente difficile per il regime siriano. Per cui, nel rispetto (piaccia o no, è esattamente così) del diritto internazionale, la Russia si è offerta di aiutare la Siria a recuperare la propria sovranità sul proprio territorio, il che non impedisce affatto che, una volta riconquistato il territorio, Assad venga messo sotto processo (ad esempio alla Corte Penale internazionale) per le violazioni dei diritti dell’uomo e quant’altro da lui commesse, prima durante e dopo la lotta per riprendersi il territorio in parte controllato dai vari gruppi ribelli di cui ho parlato e in parte (la parte nord e nord-orientale) controllata dai curdi.

Come ho cercato di spiegare, tra tutti i gruppi politici ostili ad Assad, l’unico gruppo (peraltro non tecnicamente ostile ad Assad) che ha una ragione per agire e pretendere la soddisfazione delle sue pretese dal punto di vista del diritto internazionale è il ‘popolo’ curdo: popolo, perché solo i popoli (non le etnie e meno che mai le nazionalità) possono legittimamente aspirare all’autodeterminazione. Il perché l’ho spiegato e non posso tornarci.

In tutto questo, la Turchia non ha, o meglio non dovrebbe avere, voce in capitolo, dato che la cosa riguarda la Siria, e per di più la Turchia ha a lungo finanziato l’ISIS, ha comprato petrolio di contrabbando dallo stesso ISIS (petrolio siriano) ha finanziati gruppi ostili al regime di Assad, alcuno dei quali legati ad Al Qaeda. Ma invece vuole ottenere una parte del territorio siriano, allo scopo, dice, di allontanare i terroristi curdi dai suoi confini, ma anche per motivi commerciali e petroliferi.
Ora, a parte il fatto che se li allontani di trenta chilometri sempre al confine ce li hai, visto che il tuo confine è stato spostato, e a parte altresì che i curdi combattono legittimamente per la propria autodeterminazione e non sono quindi terroristi, tanto più che non hanno alcuna intenzione di fare guerra in Turchia, dove altri curdi ci sono, desiderosi di non farsi massacrare dai turchi, ma che restano in Turchia, a parte ciò, invadere e occupare il territorio di uno Stato è un atto di assoluta illegittimità internazionale.

Ora, se ben capisco cosa è stato concordato a Sochi, la Russia, che interviene anche lì dopo l’ennesima fuga degli statunitensi, occuperebbe quella parte del territorio siriano insieme alla Turchia permotivi di sicurezzadella Turchia, dopo avere allontanato l’esercito curdo, che, tra tutti i gruppi armati sul territorio è l’unico ad avere diritto ad avere un esercito, ma accetta di ritirarsi per non essere massacrato dai turchi. Ma lo fa con una rilevante particolarità: in accordo con il regime di Aassad … in altre parole, ‘riconsegnail territorio alla Siria, sia pure (provvisoriamente?) in condominio con la Turchia, che, peraltro, vorrebbe trasferirvi i profughi siriani in Turchia. La cosa può sembrare legittima, ma non lo è, dato che quei profughi sono sì siriani (e quindi è logico che tornino in Siria), ma non sono curdi e quel territorio è abitato dai curdi: i trasferimenti di popolazioni al fine di modificare le consistenze etniche locali sono rigorosamente vietate dal diritto internazionale. Per altro la Turchia non è nuova a queste operazioni. Comunque, meglio lì che in campi profughi turchi. Ciò che accadrà in seguito lo vedremo solo in pratica.

I fatti certi, però, sono che Assad ha avuto mano libera, in cambio della sua partecipazione all’operazione nel nord della Siria insieme ai russi, per attaccare Idlib, dove sono asserragliati gli ultimi gruppi di terroristi, ivi compresi i residui dell’ISIS. I curdi, per ora devono rinunciare ad avere il loro Stato in Siria, dove però potrebbero negoziare (lo vedremo) un regime di autonomia, ma restano l’unico gruppo sul terreno ad avere una legittima aspettativa alla costituzione di uno Stato autonomo.

Sul disgusto politico e etico che genera tutto ciò, ho già detto, sia pure parlandone da giurista.
Aggiungo solo che sono rimasto letteralmente a bocca aperta nel leggere su una importante rivista scientifica di diritto internazionale, una discussione sulla possibilità o meno, in nome dei diritti dell’uomo, di sparare da parte di eserciti in guerra. Se almeno si discutesse della possibilità di sottoporre Assad, Erdogan ecc., al giudizio della Corte Penale Internazionale, capirei, ma così, francamente trasecolo. Ci sono momenti in cui un giurista, prima di parlare, dovrebbe vedere il problema di cui vuole discutere nella sua interezza e complessità. Ma, a beneficio di quei giuristi, dico loro: in guerra, i soldati, se sono soldati regolari, si sparano addosso legittimamente; anche in guerra ci sono mezzi che non si possono usare; perché ci sia una guerra occorre che ci siano due o più soggetti di diritto internazionale impegnati in essa; chi non faccia parte di un esercito, sia pure non ‘regolare’ di un soggetto di diritto internazionale, è un delinquente comune. Il tema, insomma, mi pare del tutto inconsistente.

Lo ho detto, il diritto internazionale non è roba per educande.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.