sabato, Ottobre 24

Siria, infuria la battaglia a Hama e i ribelli cedono Homs

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Una nuova ondata di rifugiati è in movimento in Siria. L’epicentro del caos è la città – e provincia – di Hama, nelle mani delle forze del regime di Bashar al Assad ma teatro di una serie di battaglie che vedono i ribelli continuare ad assaltare i villaggi della zona. Dal novembre scorso, probabilmente per distrarre le forze governative dalla battaglia di Aleppo, le forze ribelli stanno tentando di riconquistare le aree circostanti il centro abitato.

Il risultato è tragico: 40.000 persone – per la maggior parte donne e bambini -, stando alle stime delle Nazioni Unite, sono costrette alla fuga dai combattimenti nel nord ovest della città. Sotto la supervisione dei russi, centinaia di combattenti ribelli hanno lasciato la vicina città di Homs, ultima roccaforte dell’opposizione al regime nella regione. L’accordo prevede la resa del territorio della terza città più grande di Siria, e l’evacuazione in cambio di cibo e acqua. «Abbiamo perso la nostra terra, la nostra nazione.. tutto quello che otteniamo da questo accordo è la salvezza delle nostre vite» ha dichiarato un negoziatore delle forze ribelli, «il Regime, nel frattempo, potrà affermare di aver liberato Homs quando l’ultimo gruppo di combattenti avrà lasciato la città… i termini dell’accordo sono tutti in suo favore».

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Poco più a nord, intanto, le battaglie coinvolgono 10 diversi gruppi di ribelli, che tentano da più di una settimana di riconquistare il territorio perso nella zona di Hama. L’offensiva ha ripreso vita martedì scorso, con la conquista di Soran, Khattab e al Majdal, tutte tra i 20 e i 5 chilometri da Hama.

Le ostilità a Damasco e Hama annullano le speranze di venerdì, quando a Ginevra, in occasione di un meeting incoraggiato dalle Nazioni Unite, i principali schieramenti impegnati nella guerra civile in Siria hanno tentato di discutere i termini di un accordo tra le parti.

«L’attacco, grazie a Dio», aveva dichiarato un sottotenente del Free Syrian Army a ‘Orient TV‘, un canale ostile al Governo siriano, «è stata preparata per lungo tempo e tutto è stato pianificato in modo da poterci permettere di combattere una lunga battaglia».

Eppure, da quando Aleppo è stata riconquistata, si ha sempre più l’impressione che questi attacchi siano il colpo di coda di una bestia che sa ormai di aver perso ogni speranza. I russi dichiarano di aver «eliminato» più di 2.100 ribelli negli scorsi giorni. Le forze totali dei ribelli jihadisti di al-Nusra nell’area di Hama ammontava a 10.000 soldati.

Proprio ieri i ribelli che avevano recentemente preso il controllo di un piccolo villaggio a nord di Hama sono caduti in un’imboscata preparata dalle forze lealiste di Assad, perdendo oltre 10 soldati, e permettendo all’esercito siriano di riconquistare le posizioni perdute. L’esercito di Assad ha anche riconquistato il villaggio di Qomhana, mettendo in sicurezza il lato settentrionale dell’area di Hama. Abu Ahed, il comandante di Hay’at Tahrir Al-Sham, la ‘sezione’ siriana di al-Qaeda, è stato ucciso in battaglia.

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