martedì, Maggio 21

Siria: il laissez-faire della Comunità internazionale Nel martoriato Paese, la totale assenza, il silenzio della Comunità internazio-nale, che, lascia ormai che gli Stati agiscano in assoluta assenza di regole, nel perseguimento dei propri interessi, e del tutto indipendentemente dagli interes-si delle popolazioni civili

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Presi come siamo dalla nostra politichetta da strapazzo, nessuno si occupa di politica internazionale, anzi, nessuno fa politica internazionale. Eppure, mai come in questo momento, sono in atto cambiamenti radicali, molto radicali, nell’assetto degli equilibri mondiali, alcuni non molto lontano da casa nostra. In Siria e Turchia, ad esempio, dove la pentola ribolle su almeno due fuochi: quello della ‘riconquista’, da parte del Governo siriano legittimo, del territorio sottratto dall’ISIS e dairibelli’ (in particolare nella zona di Idlib), e quello della situazione dei curdi, nella parte orientale della Siria.
Vale la pena, forse, di sintetizzare un po’ le cose, ricordando quanto non molto tempo fa avevamo già visto.

La situazione è estremamente complessa, dato che sulla Siria si sono ‘posati’ gli occhi di troppi Paesi, non di secondaria importanza. Anche a seguito di una politica americana instabile e ambigua, che dà netta l’impressione di non avere o non volere avere forza sufficiente a determinare, o almeno contribuire a determinare, gli avvenimenti sul posto.
Sono tre, mi sembra, i soggetti interessati direttamente alla questione.

La Turchia ‘storicamente’ nemica della Siria o almeno di Assad, che mira da tempo ad occupare e poi tenersi una parte del territorio siriano, in particolare quella parte più vicina al suo confine e occupata ormai stabilmente dai curdi, che, dopo essersi opposti con successo al tentativo turco di distruggerli a Kobane, hanno combattuto validamente e con successo contro l’ISIS, giungendo ad occupare Raqqa e creando, così, una sorta di Stato nello Stato, in Siria, al confine con l’Iraq e in particolare con la parte settentrionale dell’Iraq, in gran parte curda. Tutto ciò, grazie anche (ma solo anche) all’aiuto statunitense.

L’Iran, il cui dente avvelenato con gli USA è sempre più avvelenato, e che persegue chiaramente un fine di destabilizzazione del Medio Oriente in funzione anti americana, e, quindi, in conflitto con i Paesi arabi (Arabia Saudita in primo luogo), stretti alleati degli USA, ai quali, probabilmente, gli USA pensavano, con Donald Trump, di passareil controllo sulla Siria e, alla lunga, anche sull’Iraq, per perseguire una politica di disimpegno dal MO, a vantaggio di una politica americana più interessata alla Cina e all’Asia orientale. Va senza dire che l’Europa avrebbe e potrebbe difendere molto bene la sua posizione diamiciziacon l’Iran, rafforzando, così, la propria distanza dagli USA, e assumendo finalmente un ruolo, come ho già scritto. Ma, allo stato dei fatti, con l’Italia fuori da ogni discorso ragionevole, la Francia, interessata solo al mantenimento (malissimo) delle sue colonie in Africa, e la Germania, in piena fase di passaggio a chi sa quale nuova maggioranza, l’Europa fa e potrà fare ben poco. Certo, se noi avessimo un Governo e fossimo capaci di uscire dalla buffoneria della nostra politica provinciale e pauperista, potremmo anche avere un ruolo: l’Italia tradizionalmente da quelle parti è vista come un Paese amichevole e pacifico, ma specialmente non ostile in modo preconcetto al mondo arabo-mussulmano … ma con Matteo Salvini e Luigi Di Maio meglio parlare d’altro!

Israele, infine, dove alla già molto grave situazione interna, con la sempre più evidente volontà di annettersi un po’ alla volta la Cisgiordania, cacciandone i palestinesi (questa è in realtà una ‘novità’ ormai evidente della politica israeliana a giudicare da ciò che accade e dalla discriminazione sistematica, anche in Israele degli arabi), si aggiungono le elezioni, convocate anticipatamente da Netanihau, sia perché sotto attacco da parte della magistratura locale, sia perché intenzionato a forzare ancora di più la situazione in Cisgiordania, e specialmente a fermare quella che Israele considera una sorta di ‘aggressione’ nei suoi confronti, e cioè il progressivo insediamento di basi iraniane in Siria, non lontano dalla Alture del Golan (occupate militarmente da Israele) e dal Libano da cui cerca di rifornire gli Hezbollah, in funzione anti-Israele. Israele punta da sempre ad essere l’unica vera potenza militare da quelle parti, ed è molto vicina a riuscirci.

In questa situazione esplosiva già di per sé, la Russia cerca di giocare un ruolo di mediazione e di contenimento, sia della Turchia (della quale però è ‘alleata’ in funzione anti-americana) che dell’Iran, del quale, però, sostiene l’espansione in Siria. La Russia, peraltro, è, tra tutti quelli interessati, l’unico Stato che, finora, abbia agito legittimamente dal punto di vista del diritto internazionale, in quanto agisce in Siria su richiesta esplicita del Governo legittimo siriano, che ‘ospita’ anche le basi iraniane, in funzione anti-Israele.

Gli USA, presenti massicciamente in Iraq e con una forza consistente in Siria, nel territorio curdo  -qui del tutto illegittimamente dato che la loro ostilità, manifestata anche con azioni militari, a cominciare dalla presenza militare effettiva in loco nella citata zona curda- hanno, in un certo senso, acceso improvvisamente una miccia, che potrebbe rivelarsi molto pericolosa. Infatti Trump ha annunciato improvvisamente di volere ritirare la metà delle proprie forze dalla Siria, cosa che fa molto piacere alla Turchia, viste le sue mire sul ‘territorio curdo’, ma ha messo in grandi ambasce Israele. Che, una volta di più, si rivela un elemento di instabilità permanente, e che, facendo valere la forza politica molto rilevante della lobby ebraica in USA, haconvintoTrump a rinviare il ritiro delle sue truppe dalla Siria, facendo leva, in particolare, sulla incapacità turca di battere l’ISIS: leva strumentale, dato che, dal punto di vista militare, l’ISIS ormai non c’è più. La cosa ha mandato su tutte le furie la Turchia, che vedeva la possibilità di agire senza ostacoli contro i curdi (anzi, pare addirittura che Trump avesse promesso a Erdogan proprio questo) e che, di fronte a questa decisione, ha reagito molto duramente contro gli USA. La Turchia è, in zona, il più sicuro e tradizionale alleato degli USA, è membro della NATO e dispone di una forza armata enorme. Questarotturapotrebbe spingere definitivamente la Turchia nelle braccia della Russia, a cui dei curdi non importa nulla, ma ciò potrebbe polverizzare la Siria e rafforzare eccessivamente la Turchia, alleato troppo infido per la Russia.

Una situazione così confusa ed esplosiva era difficile immaginarla. Ma ciò che colpisce, al di là della narrazione degli eventi, è la totale assenza, il silenzio della Comunità internazionale. Che, a quanto pare, lascia ormai che gli Stati agiscano in assoluta assenza di regole, nel perseguimento dei propri interessi, e del tutto indipendentemente dagli interessi delle popolazioni civili, che infatti soffrono le atrocità di questa guerra che dura da decenni e per di più non hanno nemmeno una via di fuga, visto che l’Europa, Salvini a parte, gli chiude le porte. Su ciò che potrebbe, ma non fa, l’Europa, ho già accennato prima.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.