mercoledì, Settembre 30

Siria: i kurdi verso la sconfitta

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I kurdi sono una comunità sunnita di origine iranica che parla una lingua simile al farsi e conta circa 30 milioni di persone disseminate in una vasta porzione di territorio compresa tra Turchia, Iraq, Iran e Siria, a cui le forze vincitrici della Prima Guerra Mondiale negarono l’autorizzazione a fondare un proprio Stato per punirli della loro fedeltà al Sultano, rimangiandosi con il Trattato di Losanna del 1923 l’impegno di appoggiare la nascita di un’entità statale kurda che era stato messo per iscritto nel Trattato di Sèvres del 1920. Nel corso dei decenni successivi, le pulsioni secessioniste dei kurdi si sono rivelati uno strumento molto utile al perseguimento degli interessi statunitensi in Medio Oriente, consistenti nell’impedire l’emersione di un’unica potenza egemone a livello regionale. In conformità a questo obiettivo, gli Stati Uniti hanno sistematicamente fornito un certo supporto alle formazioni indipendentiste per contenere l’ascesa dell’Iran post-rivoluzionario, mantenere alto il livello della tensione all’interno di un Paese cruciale come la Turchia e minare allo stesso tempo le aspirazioni nazionalistiche di Saddam Hussein.

La fine della Guerra Fredda alterò profondamente lo scenario, consentendo agli Usa di impiegare in maniera più disinvolta la forza militare per conseguire i propri obiettivi. La prima Guerra del Golfo del 1991 concorse in maniera decisiva a indebolire la posizione del governo centrale iracheno, favorendo il rafforzamento di movimenti kurdi particolarmente attivi come il Pkk (nemico giurato della Turchia) e il Pdk controllato dalla potente dinastia Barzani, che controlla buona parte dei pozzi petroliferi dell’Iraq settentrionale. Negli anni seguenti, il Congresso approvò l’Iraq Liberation Act (Ila), che identificava nella sostituzione di Saddam Hussein con un  regime democratico un obiettivo fondamentale, da perseguire sia attraverso il finanziamento delle forze votate al rovesciamento del presidente iracheno, sia mediante l’istituzione di no-fly zone nelle aree meridionali e settentrionali del Paese, che aprirono la strada a numerose e ricorrenti incursioni dell’aviazione anglo-statunitense a sostegno delle frange insurrezionali sciite (a sud) e kurde (a nord).

In cambio, Washington ha promesso ai kurdi di appoggiare le loro rivendicazioni indipendentiste, sebbene nel 1984 venne clamorosamente meno a questo impegno ristabilendo le relazioni con l’Iraq in funzione anti-iraniana – e vendendo addirittura a Baghdad elicotteri da guerra di cui Saddam Hussein si sarebbe servito quattro anni dopo per attaccare i kurdi con armi chimiche. Per questa ragione, nel maggio 2012 il Council of Foreign Relations (Cfr) costituì una task force (di cui facevano parte 25 personalità di alto profilo, tra cui spiccavano l’ex segretario di Stato Madeleine Albright e l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Stephen J. Hadley) incaricata di elaborare una soluzione al problema kurdo. Il gruppo di studio produsse un documento in cui si indicavano le modalità attraverso cui Stati Uniti e Turchia avrebbero potuto intensificare la propria collaborazione rispetto alla crisi siriana. Nel rapporto si suggeriva a Washington di assumere, dinnanzi alle autorità turche, il solenne impegno a ad appoggiare la nascita di uno Stato indipendente con capitale Erbil, da ricavare strappando territori a Siria ed Iraq, e da consegnare in gestione alla dinastia Barzani, la cui affidabilità era stata provata con la concessione dei ricchi campi petroliferi a Chevron ed ExxonMobil.

Usa e Turchia decisero di muoversi nell’orizzonte strategico disegnato dal Cfr, che ricalcava di fatto il piano franco-turco sottoscritto nel 2011 dal ministro degli Esteri francese Alain Juppé e il suo omologo turco Ahmet Davutoğlu per la creazione di un Kurdistan a cavallo tra Siria ed Iraq che non avrebbe attentato all’integrità territoriale turca e in cui sarebbero stati espulsi i membri del Pkk. Alcuni appartenenti al partito si sono persino espressi a favore del progetto, «nella speranza di ottenere un proprio Stato a prescindere dalla sua collocazione». Come conseguenza di ciò, sono scoppiati alcuni scontri armati tra gruppi kurdi appoggiati dagli Usa e le milizie multietniche inquadrate nella Forza Nazionale di Difesa, schierata a fianco dell’esercito siriano e contraria alla balcanizzazione del Paese. Va notato che se nel 1962 la Siria ospitava meno di 200.000 kurdi, alla fine degli anni’80 la quota era salita a oltre 2 milioni di persone rifugiatesi presso Damasco per sfuggire alla guerra civile scoppiata in Turchia.

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