giovedì, Dicembre 12

Siria: forno crematorio a Saydnaya

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Il regime siriano ha usato un ‘forno crematorionel penitenziario di Saydnaya, cinquanta chilometri a nord di Damasco, per eliminare i resti di migliaia di prigionieri uccisi negli ultimi anni. A lanciare l’accusa è stato il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Mostrando alla stampa una serie di foto scattate via satellite, il responsabile per il Medio Oriente del dipartimento, Stuart Jones, ieri ha accusato la Siria di aver perpetrato «omicidi di massa», e ha esortato il regime del Presidente Bashar al-Assad a mettere «fine alle atrocità».

Nelle immagini in questione  -datate aprile 2017, aprile 2016, gennaio 2015 e agosto 2013-   sono visibili degli edifici: uno è definito ‘prigione principale’, l’altro il ‘probabile crematorio’. Un’altra foto, che reca la legenda ‘neve sciolta su una parte del tetto’, dimostrerebbe secondo Stuart l’esistenza di un «forno crematorio installato dal regime siriano». «Benché le molte atrocità del regime siano ben documentate, riteniamo che la costruzione di un forno crematorio sia un tentativo di nascondere l’estensione degli omicidi di massa compiuti a Saydnaya», ha spiegato Stuart.

Le accuse del Dipartimento di Stato americano arrivano pochi giorni dopo la visita a Washington, lo scorso 10 maggio, del Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il cui Governo sostiene il regime siriano. Visita, per altro, durante la quale il Presidente Trump avrebbe rivelato, secondo il ‘Washington Post’,  «informazioni altamente classificate» al Ministro Lavrov e all’Ambascitore di Mosca, Serghei Kislyak, rivelazione che rischia di «compromettere una fonte di intelligence cruciale sullo Stato Islamico».

Le dichiarazioni del Dipartimento di Stato fanno seguito inoltre a un report con cui, nel febbraio scorso, Amnesty International aveva accusato Damasco di aver perpetrato unapolitica di sterminio, giustiziando, tramite impiccagione, circa 13.000 persone in cinque anni, tra il 2011 e il 2015, nella prigione di Saydnaya. Secondo il rapporto di Amnesty la maggior parte delle persone uccise per impiccagione e poi cremate nella notte erano civili che si oppongono al regime. Nella prigione, sostiene Amnesty, «sono inflitte ai detenuti condizioni inumane, torture, sistematiche privazioni di acqua, cibo, cure mediche e medicine» mentre sono costretti a ubbidire a «regole sadiche».

Nella prigione si trovano migliaia di persone, detenute dal regime in sei anni di guerra civile. Il mondo, ha detto Stuart Jones, assistente Segretario per gli Affari esteri del Vicino Oriente, è di fronte a «nuovi livelli di depravazione raggiunti» dal regime di al-Assad.

La rivelazione americana è arrivata alla vigilia del primo viaggio di Trump in Arabia Saudita, e della nuova tornata di colloqui negoziali sulla Siria che oggi si apriranno a Ginevra e che, ha detto l’inviato dell’Onu in Siria, Staffan De Mistura, procedono ‘in tandem’ con i negoziati di Astana. Per De Mistura i colloqui di Ginevra servono a «battere il ferro finchè è caldo» e a disegnare, a partire dagli accordi di Astana, un «orizzonte politico» per il Paese mediorientale devastato dal conflitto civile.
I negoziati di Ginevra, afferma Amnesty, «non possono non tenere conto» di questi «crimini contro l’umanità» e consentire a «osservatori indipendenti di aver accesso ai luoghi di detenzione».
Il rapporto di Amnesty si basa su 84 interviste a testimoni oculari, tra cui guardie carcerarie, ex detenuti, magistrati e avvocati, oltre che a esperti nazionali e internazionali su quanto avviene in Siria. Oltre alle vittime di Saydnaya, Amnesty indica che sono 17.000 i detenuti morti nelle carceri siriane nel corso del conflitto.

La denuncia del Dipartimento resta da interpretare, in termini politici, anche in considerazione della ‘guerra permanente’ avanzata dal Pentagono in Siria, Iraq e Afghanistan, della decisione americana di armare i curdi, dell’attacco americano contro la base aerea di al-Assad di inizio aprile, e dello prossimo incontro di Trump con  il re saudita Salman nel corso del vertice islamico-statunitense.

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