domenica, Aprile 5

Siria, al via i negoziati per la ricostruzione Il ricercatore italiano ucciso al Cairo aveva legami con l’opposizione governativa

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Dopo la sospensione a Ginevra dei negoziati dell’Onu sulla Siria annunciata dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, l’Europa prosegue comunque nella prospettiva di ricostruzione della Siria. L’emergenza profughi e un urgente intervento edilizio sono alla base della quarta Conferenza dei donatori iniziata stamane a Londra con una colazione di lavoro ristretta fra i leader di alcune delle delegazioni dei 70 Paesi coinvolti. Gli stanziamenti stavolta arriveranno a 9 miliardi di euro circa ma solo in parte aiuteranno a sanare i danni di una guerra civile che sembra non avere un termine e che ha già causato oltre 250mila morti. Lo stato più generoso non poteva che essere il più ricco d’Europa.

La Germania ha offerto una quota pari a 2,3 miliardi di euro per la crisi umanitaria entro la fine del 2018. L’annuncio è stato fatto dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel, mentre il Premier britannico David Cameron ha già promesso ulteriori 1,2 miliardi di sterline (1,6 miliardi di euro) lanciando un appello ai partecipanti alla conferenza a donare il più possibile. L’Italia, rappresentata dall’esponente massimo della Farnesina, Paolo Gentiloni ha offerto 50 milioni di euro. Intanto le previsioni d’inverno della Commissione europea esprimono le proprie preoccupazioni rispetto ad una eventuale interruzione del Trattato di Shengen. «Una più ampia sospensione di Schengen e di misure che mettono in pericolo le conquiste del mercato interno potrebbero potenzialmente avere un impatto dirompente sulla crescita economica. Qualsiasi ricaduta inattesa della crisi in Grecia potrebbe pesare maggiormente sulle decisioni di investimento e quindi sulla crescita economica». E’ scritto nel primo punto del capitolo dedicato ai rischi al ribasso per Eurozona e Ue delle previsioni per i mesi a venire.

Il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici, ha quindi sottolineato come la Commissione stia lottando per salvare Schengen in quanto la sua fine sarebbe anche un grande errore economico. Nessun cenno alla disumanità di una eventuale chiusura aprioristica dei cancelli europei alle orde di fuggitivi dalla guerra, Moscovici ha solamente ricordato che le spese per i rifugiati, anche se fanno aumentare il deficit, hanno un effetto espansionistico perché «sostengono la crescita nei Paesi».

Anche tra ambasciatori dei 28 è stata raggiunta l’intesa sui 3 miliardi destinati ai rifugiati siriani in Turchia. Un miliardo di euro sarà finanziato dal budget europeo, mentre gli altri due dagli Stati, secondo il loro reddito nazionale lordo. Il contributo dell’Italia sarà di 224,9 milioni di euro, il quarto più alto dopo Germania 427,5 milioni; Gran Bretagna 327,6 milioni e Francia 309,2 milioni. La Spagna è al quinto posto: verserà 152,8 milioni. «Voglio dare torto a chi pensa che l’Europa sia in disfacimento», ha sottolineato il Presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, lanciando un appello all’unità, in vista del prossimo Consiglio Ue. «Gli occhi di tutti gli osservatori sono su di noi: c’è tra loro chi pensa – afferma Juncker – che l’Unione sia sul punto di disfarsi, passando da uno psicodramma a un altro. E chi invece pensa che si possa ripartire con coraggio e senso di responsabilità. Io vorrei dare torto ai primi». «Sui profughi s’è detto tutto, ma molto resta ancora da fare: non abbiamo alcun motivo per cui essere orgogliosi. La crisi dei migranti si è trasformata in una crisi di solidarietà all’interno dell’Europa».

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