martedì, Luglio 16

Siri e l’altra roba da avanspettacolo che piace agli italiani Il nostro Paese oggi: un guazzabuglio di chiacchiere inconcludenti, di minacce senza costrutto, di ripicche, di propaganda, propaganda, propaganda; politica, azioni, fatti: nisba

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E la saga ricomincia implacabile, sempre uguale a se stessa, sempre volgare, sempre strillata, sempre inutile, irrilevante. E naturalmente sempre spocchiosa, autoreferenziale, autoritaria. Qualche esempio, particolarmente irritante.

Mentre mezzo mondo è in movimento su temi serissimi e decisivi per il futuro addirittura dell’umanità; mentre un gruppo di cardinali e simili reazionari attacca il Papa colpendo coraggiosamente alle spalle con argomenti medievali che neanche Matteo Salvini avrebbe trovato; mentre sul Venezuela e su molti altri problemi internazionali ci sarebbero moltissime cose da dire e da fare (specialmente da fare, per dare a vedere che abbiamo una politica estera e non solo un Ministero degli Esteri!); mentre in Libia si fa la solita figura barbina di mezzi traditori e mezzi alleati comunque ancillari; mentre quattro fetenti di Casa Pound violentano una donna dicendo che era consenziente perché dopo un pugno in faccia non si è più opposta; mentre una dozzina di fetenti di casa loro, ma altrettanto disgustosi, massacrano e insultano un povero vecchio indifeso; mentre a Napoli, ormai preda della camorra, vera Gomorra ormai, e invasa della violenza di strada, la gente viene ammazzata a pistolettate e nessuno fa nulla, ivi compreso il super-Ministro degli Interni, sempre occupato altrove a propagandare la legittima difesa (nota bene: così non c’è bisogno di Polizia, facciamo ognuno per sé) e la ‘cacciata dello straniero’ sempre, per definizione, delinquente e terrorista; mentre tutto ciò e molto altro di importante e grave accade, Matteo Salvini e Luigi Di Maio litigano a colpi di tweet, facebook, intervistine velenose e altro, con toni e parole da ragazzini delle scuole elementari, felici che ormai non c’è più il rischio di ricevere una nota di demerito e altro, abolite in nome di non so quale logica, che fa venire definitivamente a mancare il principio di autorità (che è cosa diversa sia dall’autoritarismo che dalla imposizione) che è la cosa principale che la scuola dovrebbe insegnare, ma in compenso gli scolari indosseranno il grembiule «così non si vedrà che uno indossa una felpa da 700 euri e uno una camiciola da 4» (parola di Salvini, l’educatore!).

E quindi, per esempio, Giggino, forte del suo cravattino altrettanto posticcio quanto il fazzolettino perfetto del suo tirapiedi Conte, avverte Salvini che se si vogliono re-istituire le Province, peraltro mai abolite, Salvini dovrà andarsi a cercare un altro alleato.
E Salvini, con l’aiuto del furbo Giancarlo Giorgetti, ricorda che nel contratto non è prevista la dimissione se non dopo un rinvio a giudizio, dimenticando il predetto e Giggino che Armando Siri -è di lui che sto parlando- era condannato con patteggiamento (insomma, reo confesso) per bancarotta fraudolenta.

E, sempre esemplificando a caso, Conte impegnatissimo a parlare rudemente con Siri e a obbligarlo («se mi convincerò che deve farlo») a dimettersi, gli parla in gran segreto, ma non solo non lo obbliga a dimettersi, ma rifiuta di raccontare che cosa gli ha detto e poi annuncia in una conferenza stampa senza domande che proporrà la cosa al Consiglio dei Ministri. Provocando le ire, contenute, di Salvini, che però non farà cadere il Governo perché ha troppe cose importanti da fare con Di Maio. Ma Conte, fermissimo sul punto, … media, mentre gli stellini chiedono a Salvini di mostrare le palle (quelle finesse!) e Conte media, ma dice che non si farà la conta … poi si stanca di mediare e dice che lui fa il Presidente del Consiglio, non l’arbitro. Mentre -perdonatemi questa interpretazione- lo stellino capo (pressato sempre più da vicino dall’ex aspirante falegname Alessandro Di Battista che annuncia di voler tornare alla politica) scrive, al solito su facebook un messaggio che a me pare disperato: «Oggi non su uno, ma su quasi ogni giornale, c’è scritto che la Lega vuole staccare la spina al governo e ha pianificato di far saltare tutto dopo il voto. E tutto questo per cosa? Per una poltrona? Per non mollare un loro indagato per corruzione?» e lo ripete da Lucia Annunziata: come dire … paura eh!?

E ancora esemplificando, Salvini va a Tunisi con Giggino e Conte, ma i primi due si ignorano ostentatamente (bella figura, all’estero!) e poi Salvini (mica fesso, lui) torna con l’aereo di Stato di Conte mentre Giggino prende un volo di linea, aumentando così il costo della trasferta, ma evitando di sedere accanto all’odiato Salvini! Ma poi va dalla Gruber a raccontare di essere innamorato e di non aspettare un figlio ma non si sa mai … Lilli, ma che fai?

E poi, sempre dalla Gruber, compare un Vittorio Sgarbi che non urla, che afferma che il fatto che Salvini abbia scritto (si fa per dire) e pubblicato un libro con una casa editricevicinissimaa Casa Pound, non significa mica che Salvini è un po’ fascistello, ma solo che i suoi collaboratori lo hanno (cito quasi testualmente) imbrogliato non dicendogli che quella casa editrice era fascistella anzi che no, e il poveretto «che mai ne poteva sapere è stato turlupinato il poveretto»! Però, scemi i collaboratori, che potevano pubblicare con Mondadori o La Nave di Teseo … mi è sembrato di sentire il rumore del povero Umberto Eco che si torceva nella tomba! Ma poi, sempre Sgarbi, «basta parlare di fascismo», quello odierno non è fascismo «non capite nulla» (stranamente non ha usato il solito riferimento capriforme) alla gente non importa nulla del fascismo o no di quei politici, alla gente importa soloil bello’, vogliono «vedere mostre bellissime» (organizzate da lui se possibile). Come dire, godetevi la vita e lasciate fare al manovratore. Non è entrato nella diatriba oggi di moda sul fatto che ciò che accade oggi e che vogliono Salvini e Di Maio, non è fascismo perché ‘storicamente’ il fascismo è un’altra cosa, ha fondamenti culturali precisi, eccetera, dimenticando che qui non si tratta di nomi, ma di fatti: se ti tolgono un po’ di libertà, chi se ne frega se lo fa un fascista o un altro, la libertà te la sei fumata. Sbaglio?
Questa è un’altra cosa ormai ricorrente.

Questo Governo ne fa una al giorno di tipo invariabilmente autoritario o chiacchierone, ivi comprese le comparsate su balconi vari, ma non sono fascisti: il fascismo è un fenomeno storico ben definito, con una sua ‘ideologia’, ci spiegano, sussiegosi, senza aggiungere ‘nobile’ a proposito dell’ideologia, e quindi questi non sono fascisti. Meraviglioso: quando ci toglieranno, che so, anche il diritto di parola, saremo tutti contenti: zitti, ma non è fascismo!

Nel frattempo vengono, come dicevo prima, eliminate le sanzioni disciplinari ai bambini delle scuole italiane, sia però ben chiaro, il bullismo va combattuto: come, con le caramelle? O magari incaricando i genitori di qualche ragazzo rimproverato, di andare a menare il professore?

Non parlo della Ministro Elisabetta Trenta, che in passato mi era sembrata una persona vagamente seria in questo gruppo di teatranti, che vede inesistenti salvataggi eroici della Marina militare, venendo duramente redarguita dal collega Ministro dell’Interno. Lo ripeto ancora una volta: avanspettacolo!

Sorvolo, infine, per affetto verso il mio fegato, sulla diatriba intorno a Carlo Calenda, sulla cui presenza nelle liste del PD è semplicemente ovvio che ci si stupisca e magari scandalizzi: che c’entra Calenda (bravissima persona senza dubbio) col PD è uno dei misteri più profondi del nostro Paese. Così come non si capisce cosa c’entri la ristrutturazione dello stipendio dei parlamentari con il finanziamento della politica. Zingaretti dice che c’entra, mah: aspettiamo il prossimo siluro di Matteo Renzi!

Ma tant’è. Questo è il nostro Paese oggi. Un guazzabuglio di chiacchiere inconcludenti, di minacce senza costrutto, di ripicche, di propaganda, propaganda, propaganda. Politica, azioni, fatti: nisba.
E a quanto pare, gli italiani in questa propaganda ci cascano, non se ne accorgono che li si prende per i fondelli e, a bocca aperta, li voterebbero sempre di più.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.