mercoledì, Dicembre 11

Siri: consensus della Lega per un ‘no’ politicamente inopportuno La decisione su Siri è come se fosse stata approvata anche dai Ministri della Lega. Non male, per dei giustizialisti approssimativi come gli stellini, ma tanto proprio tanto per la Lega

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Correttamente e in termini volutamente irridenti, ‘HuffingtonPost’ titola sul contrastato Consiglio dei Ministri dedicato alla ‘vicenda Siri’, parlando di processo.

Avete capito bene. Abbiamo mille complicatissimi problemi, siamo sotto l’occhio attento della UE, i mercati ci guardano con sospetto, in molti quartieri di vaie città italiane si combatte una vera e propria guerra tra clan malavitosi a Napoli, tra razzisti ‘affettuosi’ (penso alla signora cuore di madre, che ama i Rom ma li vuole cacciare!) a Roma, e ammazzamenti vari, in Libia perdiamo ogni dieci minuti una parte dei nostri interessi specialmente petroliferi, siamo sbeffeggiati dal Presidente egiziano al-Sisi a proposito di Regeni sul quale stupidamente facendo la voce grossa chiediamo spiegazioni che non avremo mai proprio per i toni usati, a Milano sembra tornata la tangentopoli dei tempi migliori, comprensiva della geniale partecipazione del PD (hai visto mai che almeno questo capissero!), infine un ragazzo (avete letto bene, maschio) viene affrontato dalla beneamata a lanci di acido perché lasciata o tradita dal beneamato, e ora Salvini starà pensando con l’aiuto della grande avvocatessa Bongiorno, come fare a rendere compatibile la probabile isteria della donna con la nevrosi dell’uomo, ma specialmente, si staranno i due domandando, come fare ora per castrare anche la donna.

Mentre tutto ciò accade e molto altro, il Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana si riunisce con la rituale ora di ritardo per discutere, pardon, prendere atto, ma che dico, ‘processareArmando Siri, in contumacia perché il medesimo non c’era.

Perché è proprio così che sono andate le cose. Il premier (lui si autodefinisce così, e diamogli questa soddisfazione) indica le colpe orrende di Siri e ne dichiara, non propone, l’esecuzione … no scusate, la dimissione, insomma: lo caccia. Dunque, guardiamo bene. L’uomo super partes, il mediatore Giuseppe Conte, che fa? Giudica, anzi, decide, insomma è parte e ‘arringala folla di Ministri per spiegare perché Siri deve essere dimesso. Subito dopo interviene lapiù nota avvocatessa d’Italia’ (così la chiamano su qualche giornale … ma fa ancora l’avvocato pur essendo Ministro?) e fa la sua di arringa in difesa di Siri. Un virile scontro tra avvocati! Peccato che del Consiglio manchino le registrazioni, sarebbero molto interessanti, nonché divertenti.

Perché il Presidente avvocato ha già fatto la delibera, che non viene votata e allora a qual titolo e con quale costrutto intervengono Giulia Bongiorno e altri? Ma specialmente, che bisogno c’è di scomodar tutta quella gente, con relative auto blu polizia scorte vigili urbani e quant’altro, per dirgli di una cosa già fatta?

Non ho dubbi, per carità, che i tecnici di Palazzo Chigi, addestrati dall’avvocato del popolo Giuseppe Conte, abbiano validissimi motivi per affermare che la decisione non richiede voto e quindi mi adeguo, ma ammetterete che è a dir poco strano che in Consiglio si discuta e poi arriva la delibera ma non la si vota. E che si discute a fare?

Ma, attenzione, perché mi viene in mente una cosa, alla quale immagino nessuno abbia pensato. Una cosa alla quale ho pensato, sulla base della mia esperienza di internazionalista. Nel diritto internazionale, e precisamente in particolare nella Assemblea Generale e nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (ma, a dire il vero anche in altre molteplici istituzioni internazionali), quando si devono prendere decisioni di una certa importanza generale, come ad esempio affermare principi di diritto internazionale particolarmente importanti, si usa la procedura cosiddetta del consensus. Il Presidente della assemblea in questione (così come l‘avvocato del popolo), dopo la discussione del tema proposto, o magari anche prima se è stato discusso in via diplomatica (insomma dietro le quinte), propone una risoluzione da adottare, ma non la mette ai voti, bensì ladà per approvata’. In pratica dice, per capirci, ‘questa è la risoluzione, se nessuno è contrario la considero approvata’. È quelse nessuno è contrarioche è il punto importante. Perché permette di approvare cose rispetto alle quali molti sarebbero se non contrari almeno perplessi, o cose opporsi alle quali sarebbe ‘politicamente’ inopportuno. Insomma, non si vuole fare vedereche si è contrari perchépare brutto’ (per dirla in vernacolo) e allora non ci si oppone al fatto che la risoluzionepassiper nonfare brutta figura’.
Però, alla fine, il silenzio ha un effetto, un significato.

Mi domando se i membri del Consiglio dei Ministri si sano resi conto del fatto che, in un certo senso, la decisione su Siri è come se fosse stata approvata anche dai Ministri della Lega.
Tecnicamente, non è così, ma di fatto lo è, e quindi domani si potrà obiettare ai vari Ministri che quella decisione costituisce un precedente in qualche modo vincolante per il futuro.

In sostanza è ‘passato’ un principio: si può obbligare uno a dimettersi, anzi, lo si può dimettere, per il solo fatto che quello sia accusato, attraverso una semplice comunicazione giudiziaria, cioè attraverso un atto che viene emesso a garanza del possibile imputato, che alla fine potrebbe risultare non più nemmeno imputato. Senza attendere nemmeno il rinvio a giudizio.
Non male, per dei giustizialisti approssimativi come gli stellini, fin tanto che non capiti anche a loro, ma tanto proprio tanto per la Lega. Non è un caso, io credo, che Matteo Salvini abbia commentato la vicenda (al solito su twitter o instagram o non so che altro) mostrando una foto di una sua figliola che guarda in distanza il Castello sforzesco, tra fiori e farfalline: scena idilliaca di pace e serenità.

Non voglio dire che domani si potrà obbligare Salvini o Di Maio a rispettare questo precedente, ma certo sarà difficile dimenticarlo, e ancora più difficile prescinderne.

Lo scopo, certo, è evidente. Lo ho detto molte volte e quindi mi limito a ripeterlo anche qui: i due dioscuri non hanno nessuna intenzione di rischiare di perdere il potere. Non è questione di idee o di progetti, ma solo semplicemente e brutalmente di potere. E siccome tra i due la gara è, in realtà, a chi è più cinico, vedremo altri episodi simili, perché alla poltrona non intendono rinunciare, anche se, appunto per questo, l’arma delle minacce finisce per spuntarsi sempre di più, e dubito che i due ne abbiano tenuto conto nella sceneggiata invereconda delle ultime settimane.
Tanto più che, Di Maio ha problemi sempre più serinelpartito e in particolare da Casaleggio, sia a causa del fatto che perde voti, ma principalmente a causa del fatto che la sua politica fa acqua e Davide Casaleggio e Beppe Grillo (più il primo che il secondo, ormai) potrebbero decidere di lanciare l’altro cavallo, Alessandro Di Battista, già bello che pronto.
Ma Salvini non ha meno problemi: è vincente (lo si voglia o no) in termini di voti su Di Maio, e certo chiederà un bel prezzo per questo soave cedimento, ma non può andare ad elezioni perché da solo non basta, e, nonostante tutto, sarebbe costretto ad allearsi con Silvio Berlusconi, che resiste a muso duro con il suo quasi o circa il 10%. Tanto più che è tutto da vedere se con le votazioni europee, cambierà qualcosa di diverso da qualche seggio in più ai sovranisti.

Però, un problema lo hanno entrambi, e più Salvini che Di Maio, ormai attaccato disperatamente e con le unghie alla poltrona: se a settembre la situazione economica sarà pessima come è oggi, come farà Salvini a giustificare i sacrifici che rischiano di diventare inevitabili? E allora, forse, a Salvini converrebbe andare alle elezioni subito, prima della resa dei conti, e poi andare al governo con Berlusconi e accusare gli stellini di tutti i guai.

Per di più, infine, la nemesi potrebbe abbattersi su Salvini, che infatti ora ha un altro problemino non da poco, al quale forse non ha pensato accettando quel consensus di cui parlavo prima: come fare a giustificare lanon dimissionedi Attilio Fontana, il Presidente lombardo ‘indagato’, e se ricevesse anche lui un avviso di garanzia?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.