giovedì, Maggio 23

Sinistra surreale: dall’erotica della politica all’autoerotismo dei politici Una lettura fantasmagorica delle cose del mondo, che marca distanze siderali dalla sensibilità e dai bisogni delle persone comuni, ha portato al voto di ieri

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Nell’opulenta Lombardia un noto professionista della psiche, seguace nonché ispiratore del Segretario del Pd, su invito di alcuni candidati del medesimo partito, deliziava il pubblico parlando dierotica della politica‘ e di concetti parimenti affascinanti. Accadeva pochissimi giorni prima del voto, nell’entusiasmo dei candidati predetti. Una lettura fantasmagorica delle cose del mondo, che marca distanze siderali dalla sensibilità e dai bisogni delle persone comuni, che poi, purtroppo per il Pd, votano, riducendoti a periferia dell’impero. Come non bastasse, due giorni prima del voto, il Segretario del stesso partito, oramai inviso anche alle sue stesse scarpe, aveva precisato che comunque vada, rimarrà fino al 2021. Come dargli torto, in fondo di benzina nei serbatoi ce n’è ancora, rimane l’ultimo 20% da dilapidare.

Nel mese di ottobre avevo scambiato una commovente telefonata con un caro amico del Sud, che a 62 anni aveva ottenuto un insegnamento, dopo avere trascorso decenni ad arrangiarsi per sopravvivere. Questa non è una figura retorica, un mito oppure un personaggio dei poemi omerici, ma semmai un individuo in carne e ossa ma, quello che è peggio, nella condizione di quell’uomo ci sono intere generazioni, ingannate regolarmente e scientemente per decenni.

La ribellione di domenica 4 marzo dell’intero Meridione, mai così corale, è uno schiaffo soprattutto a quella sinistra che si è consegnata a questi sciocchi giochi intellettuali, figli di una concezione teatrale e narcisistica della politica, e forse anche della vita, una sinistra che fantastica di Telemaco e di erotica con un livello di autoreferenzialità tanto ipertrofico da fare venire in mente, piuttosto, un autoerotismo cosmico e compulsivo.

Una pratica, autoconsolatoria quest’ultima, cui la dirigenza del Pd, ora con tanto tempo libero a disposizione, potrà finalmente applicarsi più di quanto non abbia fatto negli ultimi anni. Esercitarsi da soli aiuta a fare meglio le cose quando poi si è di fronte alla realtà.

Mi chiedo se servirà a qualcosa oppure anche l’esito delle elezioni di domenica finirà come a sinistra solitamente finiscono queste cose. Due giorni di libera uscita, qualche commento retorico, per poi ricominciare esattamente come prima, litigando e odiandosi, sulla pelle di un elettorato sgomento.

Accadde la stessa cosa con Tangentopoli, quando tutti pensarono che la gente avrebbe dimenticato in fretta, con l’aggravante che la distruzione del sistema partitico aprì la porta ad avventurieri di ogni sorta.
Non è quello che allora speravamo, non è quello che oggi speriamo, ancora prima che si faccia la conta dei seggi, vorremmo vedere gesti di responsabilità, chi deve tornare a casa lo faccia in fretta e lasci il posto agli adulti.

Venerdì 23 febbraio mi trovavo in Valdarno. Mentre altrove si parlava di erotica, tenevo una lezione all’interno di una meritoria iniziativa promossa da un gruppo di cittadini, apartitici, esponenti della società civile. Una ‘Scuola di educazione alla politica’, non di ‘formazione’ ma di educazione, un percorso fondato sulle premesse che dovrebbero spingere tutti noi a impegnarci in politica, per ‘servire’ e non per servircene. Educare alla politica, stimolare l’interesse verso un ambito sempre più decisivo per la qualità della nostra esistenza, ma sempre meno presidiato da coloro che ne rappresentano la ragione stessa, il suo fine ultimo, che colpevolmente lasciano il pallino in mano a uomini superficiali e inaffidabili.
Il programma di quella scuola del Valdarno è costruito con la sapienza dei veri educatori, si punta a parlare dei presupposti dell’impegno politico, come la responsabilità, l’identità, la cittadinanza, l’educazione, la democrazia, l’etica. Senza questa base, entrare in politica è solo un atto temerario, il cui prezzo lo pagheranno collettività intere. Quello che è successo negli ultimi anni nell’area progressista lo comprova in maniera drammatica.

Un tempo erano i partiti a occuparsi della preparazione dei loro attivisti, oggi gli stessi partiti sono soltanto misere foresterie di leader senza storia, arrivati per caso, spesso sfruttando slogan e capacità mediatiche piuttosto che il necessario talento. A dimostrazione di tale paradosso, basta scorrere l’elenco degli attuali vertici di partiti e movimenti, dove troviamo il comico famoso, il proprietario di un intero sistema televisivo nonché esso stesso notevole uomo di spettacolo, un paio di ex concorrenti di telequiz, che condividono pure il nome di battesimo.
Tutti personaggi singolari, con il gusto della battuta ad effetto e poco altro, come nei cabaret, alla perenne ricerca della reazione del pubblico, ma l’unico risultato che ottengono è quello di mandare in confusione gli elettori e soprattutto di rovinare relazioni umane e politiche, senza le quali è impossibile creare quei legami istituzionali, indispensabili per servire il Paese in un clima costruttivo.

Ora, almeno così sembra, il re è nudo, anzi appare chiaro che non era neppure un re. Il popolo del Pd è responsabile di avere affidato un partito, di enorme importanza per la stabilità del Paese, ad uno scudiero che si era sostituito al sovrano mentre quello dormiva. Capita di prendere questi granchi, niente è irrimediabile, a patto che non si ripetano gli stessi errori e la prossima volta si diventi più prudenti nella scelta.

Il trionfo nel Meridione del M5S è un grido di dolore, una richiesta di soccorso, non affidiamo all’interpretazione dei politologi questo fenomeno, ascoltiamo con rispetto quello che esprime, evitando di inattivarlo con l’arma letale della parola. Non credo di amare le scatole oscure, ma quando i cittadini scelgono in maniera così netta bisogna armarsi di umiltà, porsi domande. Esattamente ciò che la politica, soprattutto quella che parla di mitologie e di erotiche, dimentica spesso di fare.

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