martedì, Ottobre 20

Sinistra immatura, sulla pelle dei nostri figli

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Oggi il genere umano assomiglia a un sonnambulo, intrappolato fra i fantasmi del sonno e il caos del mondo reale”. “Abbiamo creato una civiltà da guerre stellari con emozioni da età della pietra”.

Ovviamente, quando scriveva queste parole, Edward O. Wilson, biologo, entomologo ed esperto di biodiversità, non stava pensando alla sinistra italiana, che per uno studioso della sua portata deve somigliare ad una di quelle formiche che conosce come nessuno al mondo, eppure in quelle pennellate sembra averne involontariamente colto quegli spasimi regressivi, emozionali e irresponsabili che la rendono così avvilente e inaffidabile.   

La commedia in atto tra le varie componenti del Pd e della sinistra tutta, è andata in scena proprio nei giorni in cui un ragazzino ligure, sorpreso con qualche grammo di erba, si è ucciso gettandosi dalla finestra, rendendo più stridente il contrasto. Il fondale di questa tragedia è proprio la nostra mediocre e surreale sinistra, un’immensa e litigiosa comunità terapeutica popolata di narcisi e gestita con soldi pubblici, senza che gli inadatti che la abitano sentano il bisogno di pagare almeno il ticket. Distruttori incoscienti e pure scrocconi.

Quando due mesi fa Giuliano Pisapia aveva annunciato di volere creare “Campo progressista”, la senatrice di Sel, Loredana De Petris, si era avventata sulla giugulare dell’ex sindaco di Milano, invitandolo sgarbatamente a “tornare a fare l’avvocato“.  Parole che uniscono, la vera colla dell’universo. Domenica 19 febbraio Nicola Fratoianni viene eletto segretario di SI, il primo pigolio del nuovo statista è la rituale picconata, con annesso invito alla minoranza Pd di smarcarsi dal governo, facendolo cadere, in cambio della possibilità di dialogare, ovviamente per andare verso dove non viene detto. Eccoli, sanno sempre bene quello che non vogliono, per il resto, come il padrone di Ugo Fantozzi, sono disponibili ad attendere. Lo stipendio da parlamentare non è male e il vitalizio ancora meglio. Non ci dicono nemmeno come si fa, dopo tanto odio, a rimettere insieme i cocci, ma questo è solo una quisquilia per le loro menti aperte. A loro, professionisti dell’aggressività intraspecifica, basta che perda il vicino di casa, è questo il loro godimento.

La tragedia di Lavagna ci fa vedere un palcoscenico diviso a metà. Da una parte questi teorici del nulla, che vogliono “portare avanti un certo tipo di discorso nella misura in cui…”. Dalla parte giusta, invece, un ragazzo pieno di dignità che sceglie di punirsi, tradito da una comunità politica incapace di progettare e di legiferare. Per fare un gesto così estremo occorre percepire il proprio errore, sentire rimorsi e sensi di colpa, avvertire dentro di sé un senso di fallimento, segno di una coscienza viva. Dalla stessa parte del sedicenne troviamo una madre lasciata sola, come milioni di mamme e di papà, alle prese con emergenze assai più grandi dell’unica arma che possono mettere in campo, l’amore per i propri figli.

Un amore oramai insufficiente a contrastare le voragini esistenziali che si aprono nel cuore e nella mente di intere generazioni e che i progressisti non sfiorano nemmeno con le loro vite inutili, pervase da dibattiti che ricordano il passato remoto della nostra specie, assassina e senza scrupoli, sgusciata fuori dall’oscurità dei millenni solo perché in possesso di una qualche propensione cooperativa, oramai smarrita nella faida violentissima che vede protagonisti tante piccole pedine ma soprattutto Massimo D’Alema e Matteo Renzi. Un sedicente comunista ricco sfondato, i cui figli sono a posto per i prossimi decenni, e un avvocato di provincia senza storia e senza qualità ma furbo come una faina, come il suo rivale. Quando due particelle del genere entrano in collisione si crea un’energia negativa che può distruggere un partito e l’idea di società che rappresenta.

Sempre nello stesso lato della scena occupata dal ragazzo suicida e della madre, troviamo l’ufficiale della Guardia di Finanza responsabile dell’operazione da cui è scaturito il tragico incidente, un padre di famiglia capace di andare televisione a parlare come una persona normale, prendendosi la propria parte di colpa. Adulti, da cima a fondo, niente a che vedere con la disperante manica di inadatti che vorrebbe occuparsi della nostra vita non riuscendo a dare un senso alla propria. Bambini a cui nessun imprenditore serio affiderebbe la propria azienda, nella certezza che sarebbe come gettarla nell’immondizia.

Vedo il volto astioso di Massimo D’Alema e mi domando se nessuna tra le persone che provano qualche sentimento positivo per lui gli consiglia di farsi aiutare, per il suo bene e per quello di tutti noi. Ripenso alla irritante goliardia di Matteo Renzi, mi viene in mente il giorno dell’approvazione della legge sulla pubblica amministrazione, al suo commento infantile su Twitter, “Un abbraccio agli amici gufi”. Qualcuno dice che costui avrebbe in animo di ricreare una sorta di Democrazia Cristiana, ma il ragazzo non fa venire in mente nemmeno i politici di seconda fila di quell’epopea. Un personaggio entrato a piedi uniti in una storia palesemente più grande di lui, posseduto dal Dna della divisione, in questo senso è davvero di sinistra. Tempo fa sulla pagina de “I renziani della prima ora”, si è materializzato il seguente post: “Ieri sera Matteo Renzi ha anticipato abilmente le contestazioni a comando previste per questa sera recandosi alla festa de “L’Unità” romana accolto dall’entusiasmo dei presenti (con somma delusione della minoranza Dem che non vedeva l’ora di analizzare le fintissime contestazioni di stasera). Ci preme pertanto informarvi che stasera Matteo non sarà alla Festa. Ps. Grande Matteo li hai asfaltati ancora!!!!” È proprio vero, la pianta si riconosce dai frutti.

Concludo con un accenno a Michele Emiliano, prima amico ora oppositore del segretario Pd, giusto per dare conto della difficoltà dei cittadini che vogliono cimentarsi nell’esercizio di distinguere un politico dall’altro. Il nostro, appena diventato governatore della regione Puglia, assunse come addetta stampa la sua compagna, Elena Laterza. Nessuno nega capacità professionali della stessa, ma il livello di inopportunità è talmente pacchiano da rendere vano ogni commento. Ci possono raccontare che non esiste alcun reato o chiedere solennemente, come fece lo stesso Emiliano, che “La politica rispetti i sentimenti”. Come si fa a non essere d’accordo, si, gridiamolo forte, la politica rispetti i sentimenti, di tutti però, a cominciare da quelli dei genitori che si spaccano la schiena per fare studiare i figli, che poi si ritroveranno disoccupati e depressi, perché le caselle sono riempite coi metodi della prossimità spaziale, amicale e ideologica.

Eccoli, quasi tutti in fila, sinistra e Pd, una foto di gruppo imbarazzante, che prepara il ritorno della destra o una gita da brivido nelle mente del fondatore del M5S e nelle sue proiezioni psichedeliche.

Ci rimane, per fortuna, l’altra parte del palcoscenico, quella occupata dal ragazzo di Lavagna, dalla sua mamma e dall’ufficiale della Guardia di Finanza. A loro ci attacchiamo con tutte le forze per immaginare una via d’uscita all’incubo che arriva dalla politica, compresa la sinistra, l’unica parte dello schieramento dalla quale ci si attendeva un comportamento ispirato dal pubblico interesse. Forse anche noi viviamo di sogni. In questi giorni, del tutto casualmente, mi sono imbattuto nell’elenco contenente nomi e cognomi di amici e parenti di politici che lavorano in Rai, moltissimi provengono dallo spocchioso universo progressista, sempre più assorbito nella palude indistinta dove i comportamenti sembrano usciti dalla penna dello stesso sceneggiatore. Cambiano solo le parole, e non sempre.

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