martedì, Settembre 29

Sinistra europea: alla ricerca di unità Intervista a Marco Damiani, ricercatore in sociologia politica all’Università di Perugia

0

Il partito della Sinistra europea ha eletto lo scorso 26 e 27 gennaio i suoi due candidati alla presidenza della Commissione (gli Spitzenkandidaten) in vista delle prossime elezioni del Parlamento europeo il prossimo maggio. I nomi che rappresenteranno la Sinistra europea nella contesa elettorale sono quelli di Violeta Tomic e di Nico Cue: due profili diversi e complementari cui il partito ha inteso dare piena parità di genere e uguale voce ai temi del lavoro e dei diritti, quali cardini per una “uscita da sinistra fuori dalla crisi”, come recita il titolo della piattaforma elettorale non ancora pubblicata. Come dichiarato da Gregor Gysi, presidente della Sinistra europea: “Con questi due candidati vogliamo avanzare una chiara proposta ai popoli di Europa, perché siamo dalla parte di chi non accetta la crescente contraddizione fra ricchezza e povertà. La questione sociale è il tea principale del nostro tempo”.

Violeta Tomic è vice-coordinatrice del partito della sinistra slovena Levica, parlamentare e relatrice generale per i diritti LGBTQ all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, attenta in particolare ai temi legati ai diritti civili e alla migrazione. La sua elezione acquista un significato politico ben preciso nel quadro delle linee programmatiche della Sinistra europea, come spiega Marco Damiani, ricercatore all’Università di Perugia e autore del libro “La sinistra radicale in Europa” (Donzelli, 2016). “La scelta di Violeta Tomic è frutto di una doppia valutazione, sia a rilevanza interna sia a rilevanza esterna. Innanzitutto, è una scelta destinata a produrre ricadute politiche esterne perché l’impegno di Tomic si dispiega, da sempre, tutto dentro le battaglie per l’estensione dei diritti civili di cittadinanza alle comunità LGBT e alle popolazioni migranti”, chiarisce Damiani. Una figura che si pone in diretta antitesi alla destra radicale e sovranista: “Contro i populismi di destra, fondati sull’esclusione di un pezzo di ‘popolo’ ad elevato grado di emarginazione politica, la Sinistra europea contrappone una visione opposta, maggiormente inclusiva, con l’obiettivo di recuperare, o per cercare di recuperare, una propria autonomia a partire dalla difesa delle categorie sociali ritenute più deboli, a rischio, o maggiormente esposte ai processi contemporanei di trasformazione politica”.

Il profilo della Spitzenkandidat posiziona in maniera forte il partito della Sinistra europea anche alla discussione interna alle sinistre europee, particolarmente sulla questione cruciale delle politiche di gestione dei flussi migratori e dell’accoglienza. Un tema questo su cui potrebbe giocarsi una significativa spaccatura nel campo della sinistra a livello continentale. “In secondo luogo, la scelta di Violeta Tomic va letta anche come risposta istituzionale che l’establishment della Sinistra europea ha voluto predisporre guardando al proprio dibattito interno, soprattutto in contrapposizione alla sinistra cosiddetta ‘sovranista’, rappresentata in primo luogo da Jean-Luc Mélenchon, in Francia, e da Oscar Lafontaine e Sahra Wagenknecht, in Germania. Da questo punto di vista, l’obiettivo è serrare le fila e ostacolare l’avanzata di posizioni volte a considerare, anche da sinistra, il fenomeno migratorio come fenomeno da trattare con particolare cautela per le ricadute interne ai singoli Stati nazionali, soprattutto in riferimento alla gestione complessiva dei servizi pubblici di Welfare”.

Accanto a Tomic, il secondo candidato alla presidenza della Commissione è Nico Cue, già leader del potente sindacato belga dei metalmeccanici (MWB-FTGB), rappresenta la tradizionale vocazione della Sinistra europea rivolta ai diritti del lavoro. Ambizione programmatica del partito, sin dal manifesto fondativo, è quella di un piano europeo per lo l’occupazione e lo sviluppo ecologicamente sostenibile. Un obiettivo questo che nelle sue declinazioni concrete rischia di scontrarsi con le diverse priorità e anime interno al partito, sulla linea di frattura della contraddizione fra sviluppo industriale, occupazione e tutela dell’ambiente. I sindacati metalmeccanici in Europa, fra cui quello belga, ad esempio, si sono più volte allineati in senso contrario alle domande dei movimenti ecologisti, mettendo al primo posto la tutela del lavoro nel loro comparto. In che modo la Sinistra europea riuscirà a integrare coerentemente i temi del lavoro, dello sviluppo e della tutela dell’ambiente? “La candidatura di Nico Cue rappresenta l’altra faccia della sinistra europea, quella più tradizionalmente legata al mondo del lavoro, con ogni probabilità meno attenta al governo dei fattori post-materialisti, ma sicuramente interessata a ricostruire una piattaforma politica a partire dalle condizioni economiche della working-class 2.0. Tuttavia è molto chiaro alla Sinistra europea che l’attenzione ai parametri di crescita e all’aumento del livello occupazionale  non possa più essere sganciata da un più ampio ragionamento volto a ripensare il modello di sviluppo industriale, con riferimento anche ai fattori di interesse e rischio ambientale” sostiene Damiani. “Da questo punto di vista, il successo dei verdi in Germania alle ultime elezioni regionali (vedi il caso della Baviera), con un programma non soltanto ecologista, ma in grado di parlare tout-court ad un pezzo di ‘popolo’ mediante la proposizione di un modello di sviluppo alternativo, testimonia l’attenzione al caso di specie. La crescita economica non può più avvenire a discapito delle risorse naturali, del consumo del territorio, della tutela della salute dei lavoratori e del rispetto delle condizioni ambientali. Su questa scommessa si gioca, in parte, la possibilità di costruire una piattaforma politica alternativa rispetto alle policies neoliberiste”.

Una scommessa che si scontra subito con le prospettive di unità delle sinistre in Europa e sulla corrispondente capacità aggregativa del partito della sinistra europea. Se da una parte, sui temi delle migrazioni e della narrazione nazionalistica, la Sinistra europea si contrappone in maniera programmatica alla forze cosiddette “sovraniste”, anche sul versante dell’europeismo critico le forze a sinistra rischiano di frammentarsi. In un’intervista recente rilasciata a Euractiv Germania, l’ex ministro delle finanze greco e attuale portavoce del movimento per la democratizzazione dell’UE, DiEM25, ha duramente criticato il partito della Sinistra europea, annunciando che il suo movimento correrà contro e mettendo in dubbio anche la possibile partecipazione al gruppo parlamentare GUE/NGL. “Non c’è più alcuna Sinistra europea. Vi sono persone come Gregor Gysi e poi Alexis Tsipras, che impone le politiche di austerità più ridicole sui suoi cittadini, o Podemos in Spagna, che non hanno alcun progetto politico per l’Europa”, dichiara Varoufakis nell’intervista. “I partiti di sinistra hanno posizioni così differenti che stilare un manifesto politico significherebbe trovarsi con una ‘carta bianca’ senza alcuna coerenza. In questo modo non toglierai in alcun modo voto alla destra o ai partiti progressisti”.

Il movimento DiEM 25 di Varoufakis, infatti, punta nella sua agenda programmatica ai temi della riforma istituzione dell’Unione, nel senso di una sua democratizzazione “dal basso”, attraverso il rafforzamento dei meccanismi di consultazione della società civile, l’istituzione di un’assemblea costituente per l’Unione politica europea e l’elezione diretta di un esecutivo europeo. Una piattaforma europeista critica e radicale che ha molti punti di contatto con le richieste di maggiore democratizzazione dell’UE avanzati dalla SE. Quali le divergenze programmatiche fra le due forze politiche europee? Cosa divide la SE da DiEM25? “Questa è una domanda che andrebbe rivolta ai principali attori protagonisti. Da studioso e osservatore esterno, mi limito a notare come le questioni poste da DiEM25, in riferimento alla riforma delle istituzioni europee, siano in larga parte effettivamente sovrapposte a quelle avanzate negli anni scorsi dai partiti della SE”, nota Damiani. “Al riguardo – utilizzando un vocabolario novecentesco – mi verrebbe da dire che la divergenza probabilmente è più tattica che strategica. A me sembra che i due attori politici condividano sostanzialmente i presupposti e gli obiettivi di fondo, continuando però a dividersi in relazione agli strumenti da adottare per il conseguimento dei risultati finali. La Sinistra europea è formata, per lo più, da partiti eredi delle culture politiche novecentesche, con una classe politica formalizzata, una leadership che gode di un proprio consenso interno, una membership di iscritti e tesserati”. Al contrario, spiega Damiani: “DiEM25 è un movimento ‘liquido’, poco o per niente strutturato, ma con una leadership forte e riconoscibile, fatta per lo più da intellettuali di fama internazionale (tra tutti, oltre a Varoufakis, si contano i nomi di Noam Chomsky, filosofo e linguista americano, Brian Eno, musicista e discografico britannico, Elif Şafak, scrittrice turca, Lorenzo Marsili, studioso italiano attualmente in carico presso l’Università di Londra). I contrasti, forse, nascono a partire dalla domanda che da sempre interroga la sinistra al momento di innescare le condizioni del cambiamento: che fare? A mio avviso, è la risposta fornita a questo interrogativo a determinare le differenze sostanziali tra i due attori. A questo proposito, sarà interessante osservare gli esiti delle elezioni europee del maggio prossimo, in modo da poter valutare i risultati ottenuti separatamente dalle due forze in campo”.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore