sabato, Ottobre 24

Sinisa Mihajlovich. L’arte di non imparare mai dalla storia A differenza di Julio Velasco, la disumana guerra dei Balcani non pare avere depositato alcun apprendimento nell’animo del tecnico serbo, sedotto dalla grinta di Matteo Salvini

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Dal mondo dello sport sono arrivate due esternazioni, alla vigilia delle elezioni emiliane, quella di Julio Velasco, ex allenatore della fenomenale nazionale di pallavolo italiana, che vinse tutto quello che si poteva vincere, salvo le olimpiadi, e quella dell’allenatore del Bologna, Sinisa Mihajlovic.

Le due posizioni, una a favore del centrosinistra e una del centrodestra dicono molto, perché entrambi i personaggi portano sulle spalle il passato sanguinoso dei loro Paesi. Tuttavia, la mattanza operata dai generali argentini negli anni Settanta/Ottanta, sembra avere insegnato qualcosa a Velasco, mentre la disumana guerra dei Balcani per Mihajlovic, non pare avere depositato alcun apprendimento nell’animo del tecnico serboEvidentemente non a caso.

Per questo li divide così nettamente la scelta di campo, il primo mostra di avere capito che da una società violenta può scaturire solo violenza mentre l’altro, qui credo la cultura conti molto, sembra non essersi reso conto che la guerra non la scatenano le persone come Stefano Bonaccini ma quelle che pescano nello stesso brodo interiore di Matteo Salvini.

Da padre sono sgomento, perché vedo un altro padre che, forse nell’ansia di trasferire ai figli i forti privilegi della condizione di calciatore prima e  allenatore dopo, si mette a ragionare in modo angusto, come purtroppo accade a tantissimi esponenti del suo universo. Questa è la ragione per la quale tre mesi fa avevo dato la disdetta a Sky, spiegando al gestore che mi sentivo responsabile di avere generato una società che paga milioni a gente senza arte né parte mentre una miriade di ragazzi, spesso assai più talentosi dei medesimi, sono umiliati da condizioni di lavoro, quando c’è, assurde. Tra questi, certamente, non c’è la prole dell’allenatore che ama la destra fascista e razzista italiana.

Dice di essere sedotto dalla grinta del leader leghista, noi preferiamo il cervello di Velasco, perché è con quello che si fanno crescere le comunità, i muscolari puri, come l’altro idolo del tecnico bolognese, Slobodan Milosevic, accusato di crimini contro l’umanità, meglio evitarli. La vita non è una partita di calcio è qualcosa di più serio, ma purtroppo quando il conto corrente è saturo di milioni, guadagnati divertendosi, la realtà risulta deformata e si fa confusione.

Ogni tanto, prima di parlare, bisognerebbe collegare proprio tutte le parti del corpo, magari ricordarsi che il sistema sanitario emiliano, quello cui tante persone devono la vita, nelle mani della Lega degenererebbe, come è degenerato quello lombardo e come degenereranno quelli delle regioni dove governa la Lega, tutte finite in esercizio finanziario provvisorio. La politica della grinta è responsabile delle rovine del mondo, non accorgersene è grave, imperdonabile.

Mi permetto di ricordare che qui siamo in Italia e tutti possono esprimere le proprie opinioni, senza rischiare di finire nelle carceri di un dittatorello violento, cafone e semi analfabeta, così è stato finora e così sarà anche in futuro, perché le persone intelligenti e innamorate dei diritti continueranno a prevalere, a prescindere dagli episodici successi della parte involuta del Paese. In Italia, Paese libero, calciatori e allenatori possono guadagnare milioni e permettersi lussi il che il novanta per cento della popolazione ignora. Ecco, almeno per rispetto a quelli sarebbe carino se grinta, muscoli e cervello ogni tanto andassero a cena insieme, si digerisce meglio e senza l’ausilio dell’olio di ricino.

Invito che vale per tutti, ovviamente, ma con particolare menzione per chi parla di grinta pensando che il governo di un Paese si riduca a una corsa podistica o un incontro di lotta libera.

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