sabato, Settembre 21

Sindone: ricerche avanzate la daterebbero al I secolo d.C. Tracce di monete bizantine sulla Sindone che depongono per una datazione tra il 1000 e il 1200 d.C., “ma si sta lavorando per verificare la datazione al 33 a.C. con margine di errore di più o meno 250 anni”, ci spiega in questo colloquio il professor Giulio Fanti

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In un pamphlet -‘Dossier Sindone’- che scrissi nel ‘97, nel tentativo di ricostruire quanto la ricerca aveva appurato sino ad allora sulla Sindone, in quasi chiusura riportavo un brano dell’intervista che avevo fatto a don Giuseppe Ghiberti, tra i massimi studiosi del Telo, oggi Presidente onorario della Commissione diocesana per la Sindone.

«Lo studioso tedesco Eberhard Lindner, sostiene che studiando come si è formata l’immagine sindonica un giorno arriveremo a dimostrare scientificamente la resurrezione. “Personalmente di fronte a certe convinzioni mi trovo molto a disagio”. don Ghiberti è amico personale di Linder, lo incontrerà di qui a poche ore nella sua casa sulla collina torinese, dove lo studioso tedesco, di passaggio in città, lo raggiungerà. “Sono convinto che il discorso della resurrezione di Cristo debba essere mantenuto su di un altro piano rispetto all’impronta sindonica. Davanti ad una spiegazione scientifica della resurrezione, cioè della scoperta di un processo naturale che starebbe alla base della resurrezione di Cristo -magari un processo ai limiti di quella che noi definiremmo eccezionalità, ma pur sempre naturale- davanti a elementi che dimostrassero che l’impronta sindonica è dovuta al ritorno in vita del corpo di Gesù, non riesco immaginare che ne sarebbe della mia fede, probabilmente direi che è la conclusione matematica di una realtà storica”.
E’ facile accettare la storicità del cristianesimo fin tanto che non ne esiste la prova materiale, fisica, presente tra noi, perché è una storicità che rimane pur sempre per una parte assiomatica, insomma, in definitiva, una questione di ‘fede’. La fede ha in sé aree d’ombra, zone franche alle quali Dio non ha accesso, sono la schermatura che protegge la fragilità dell’uomo, che altrimenti si troverebbe faccia a faccia con Dio. Quando laprova provatadella storicità dovesse esistere, e come non bastasse, fosse qui, viva in mezzo a noi, entità che attraversa i secoli, che è parte della storia degli uomini … beh, ogni scappatoia che la fede si riserva verrebbe meno, e, di fronte all’impossibilità di eludere Cristo, non è immaginabile cosa succederebbe all’uomo». 

Chiudevo sostenendo che se mai si arrivasse a una prova inattaccabile circa l’autenticità della Sindone, l’umanità come la conosciamo deflagrerebbeLo dicevo convinta, certa, che mai e poi mai la scienza arriverà a darci questa prova. 

Convinzione rafforzata quando, nel 2015, ebbi modo di organizzare l’aggiornamento e l’ampliamento di quel lavoro, interrotto a fine anni ‘90, per realizzare la nuova versione di ‘Dossier Sindone’ per ‘L’Indro’, poi divenuta anche un e-book.
Tra i tanti a confermarmelo, Russ Breault, in una lunga intervista riassuntiva delle sue tesi. Tesi sintetizzabile in queste sue affermazioni: “Ci sono quattro parole che vengono usate più spesso per descrivere la Sindone: ‘reperto’, ‘reliquia’, ‘mistero’ e ‘simbolo’. Queste parole non sono adeguate perché indicano soltanto cos’è la Sindone senza dire nulla sul suo scopo o sulla sua funzione. Serve un nuovo concetto. È molto interessante notare che nelle Scritture vengono usate quattro parole diverse per descrivere quello che Gesù ha compiuto. Dicono che siamo stati ‘comprati’, che siamo stati ‘acquistati’, che siamo stati ‘redenti’ e Gesù ha affermato di aver dato la sua vita come ‘riscatto’. Queste quattro parole indicano che è stata fatta una ‘transazione’, è stato fatto un ‘pagamento’ per nostro conto. Quando andiamo al negozio a comprare qualcosa, che cosa ci dà sempre la cassiera? Lo scontrino! Che cos’è lo scontrino? È la prova d’acquisto. Che cosa c’è scritto sullo scontrino? Il prezzo che hai pagato. Così, quando Pietro e Giovanni corsero al sepolcro e videro il lenzuolo disteso, che cosa hanno visto? Hanno visto la ricevuta, la prova dell’acquisto, e del relativo pagamento. Hanno visto il prezzo che è stato pagato. In effetti, la Sindone è una ricevuta che documenta, dettagliatamente, il prezzo che è stato pagato: la corona di spine, la flagellazione in tutto il corpo, le ferite dei chiodi, la ferita nel fianco. Non solo: la Sindone è la prima prova tangibile che Gesù è risorto dai morti, è stata lasciata lì per un motivo. Si tratta di una ricevuta timbrata con il sangue, con sopra stampato il ‘pagato’ nella declinazione ‘Tutto è compiuto’, ciò che Gesù gridò dalla croce prima di morire. È uno scontrino stampato con il sangue in cui si legge ‘pagamento completato’», «Siamo stati comprati, redenti e riscattati e abbiamo una ricevuta, uno scontrino, per dimostrarlo”. 

Ovviamente Russ non crede che la scienza possa riuscire a dimostrare l’autenticità della Sindone. Di ciò, ne sono più che mai convinta oggi, dopo l’intervista con il professor Giulio Fanti, associato del Dipartimento di ingegneria industriale all’Università di Padova.
Aggiungo e chiarisco:  mai e poi mai la scienza arriverà a darci questa prova: ‘darci’, il che non implica che forse la prova possa anche, alla fine, esserci  -la Sindone è birichina, non ce la darà, o forse si, noi cattolici diremmo ‘alla fine dei tempi’, alla ‘seconda venuta’-, chissà quando, chissà dove, ma che ci vengadata’, questo no.

Qualcuno ricorderà una delle ultime interviste al cardinal Anastasio Ballestrero, a firma di Giuseppe Caviglia, dal titolo ‘La Santa Sindone. Un enigma appassionante’, pubblicata da ‘Il Messaggero del S. Bambino Gesù di Praga’ (numero 7 del 1997, pagine 18-23). In quell’intervista Ballestrero dichiarava di credere in un complotto massonico internazionale sugli esami al radiocarbonio effettuati sulla Sindone, e da lui stesso autorizzati, nel 1988, in veste di arcivescovo di Torino custode del Telo.

Certamente a molti quelle dichiarazioni apparvero come ‘fantasie’ di un vecchio, anche a me al tempo fecero alzare il ciglio. Oggi, facendo il mestiere che faccio, quello di chi cerca sempre il quel che c’è ‘dietro’, ‘sotto’, ‘dentro’, domande me le pongo e come, è mio dovere pormi domande su tale affermazione detta da un uomo come Ballestero.  

Con questo spirito di ricerca ho fatto una lunga chiacchierata con uno che della Sindone si occupa -‘cercato’ dal Telo, dice lui- da oltre 20 anni, Giulio Fanti, appunto.  Innumerevoli le sue ricerche, l’ultima è balzata agli onori della cronaca nei giorni scorsi. ‘Do gold particles from the Turin Shroud indicate its presence in the Middle East during the Byzantine Empire?’ è il titolo.
In sintesi, la ricerca, pubblicata su ‘Journal of Cultural Heritage’, ha rilevato tracce di monete bizantine sulla Sindone. L’ipotesi avanzata dalla ricerca è che, fra il 1028 e il 1204, varie monete auree bizantine siano state strofinate sulla Sindone. Lo studio, dunque, smentisce il risultato della radiodatazione del Telo al Carbonio-14, fatta nel 1988, che fa risalire la Sindone al XIV secolo

Fanti ci fa subito una premessa, dice che ci parlerà nella doppia veste di scienziato e credente, di più, come uno che all’autenticità della Sindone ci crede. Precisa anche che nel parlare distinguerà chiaramente quanto afferma lo scienziato da quanto afferma il credente

Fanti è uno che ‘cerca’, in questo suo cercare è scienziato, ed è credente, ben lucido nel distinguere i ruoli quando parla di Sindone, ben lontano da quelle che don Ghiberti mi raccontava essere la lobby degli studiosi della Sindone, con al suo interno tutto l’usuale corollario di fazioni, correnti di pensiero, gruppi che si fanno battaglia a colpi di discredito, di ricerche estenuanti e a volte inutili, di scoop scientifici, o spacciati per tali, di campioni prelevati senza autorizzazione, trattenuti, scomparsi, contesi tra ricercatori. Una lobby che ha il potere di montare campagne giornalistiche, che può dire un giorno l’esatto contrario di quello che ha detto il giorno prima e tuttavia essere credibile, e tutto all’insegna del business, dell’affermazione personale, della carriera. “Nello studiare il Telo gli scienziati purtroppo si trovano ad essere molto condizionati dal un fattore emotivo, che vedo un po’ ovunque, e che si traduce, nei comportamenti, in disposizione favorevole o radicalmente contraria al valore della Sindone, prima ancora che alla così detta autenticità. Ci sono alcuni studiosi che mi sembra di poter dire sono visceralmente contrari –qualcuno dice che questo clima fosse presente tra coloro che si apprestavano a realizzare gli studi dell’88– questi, naturalmente, lavorando sulla Sindone, procederanno in maniera parziale”, mi spiegava Ghiberti, riservando le critiche più dure acoloro, e sono la maggioranza, che hanno esagerata affezione per la Sindone e studiano con il solo scopo di trovare elementi a favore dell’autenticità.
Parzialità ben lontana da Fanti, abituato a ‘cercare’, senza partire dal ‘cosa’.

 

Professor Fanti, come inizia la sua ricerca?

La spiegazione sarebbe un po’ lunga,  la mia ricerca inizia più di vent’anni fa. E, dal punto di vista spirituale, devo dire che non sono io che ho cercato la Sindone, ma è la Sindone che ha cercato me. Ricordo che ho avuto più opzioni di contatto con la Sindone e, purtroppo per me, più volte ho detto no, o, meglio, sono stato ‘distaccato’. L’occasione del ‘sì’ risale a quando ho iniziato insegnare ai miei studenti -nei corsi di misure meccaniche- anche sistemi di visione artificiale, e quindi anche elaborazione di immagine. In quel momento ho pensato che l’immagine sindonica non è spiegabile ancora oggi e quindi, forse, qualche tecnica di elaborazione di immagine avrebbe potuto mettere in evidenza qualche cosa. Allora ho iniziato a fare qualche elaborazione di immagine sindonica e sono andato al mio primo Congresso sulla Sindone, a Nizza, nel 1997. Da quel momento, ho avuto gratuitamente talmente tanto materiale, sia bibliografico che fisico riguardante la Sindone, che ancora oggi non posso fermarmi e la ricerca va avanti. 

Mi riferivo, in realtà, alla ricerca che ha portato a rilevare tracce di monete bizantine sul Telo, quando è iniziata?

Non è iniziata in un momento particolare. Avendo tanto materiale, anche fisico  -si parla di particelle a livello micrometrico-, da almeno quindici anni lo studio, usando  vari metodi. Il mio scopo è quello di analizzare il materiale e vedere se viene fuori qualcosa di interessante da approfondire e verificare. Studiando al microscopio le polveri aspirate dalla reliquia, il mio collaboratore Claudio Furlan ha scoperto diverse particelle di lega d’oro, di elettro. Mi ricordo che alla vista di tale lega ha fatto quasi un balzo sulla sedia. Ha subito approfondito il risultato perché sembrava nuovo e interessante. 

Lei parla di particelle di Sindone …

Sì. In varie occasioni sono state aspirate le polveri presenti sulla Sindone, attraverso un particolare aspirapolvere con una bocca aspirante inserita fra la Sindone e il tessuto di lino sottostante. Il materiale raccolto è stato conservato in filtri che sono stati distribuiti ai vari studiosi, e ciascuno ha portato avanti le proprie ricerche. 

Questo materiale è stato distribuito senza nessuna regola, senza nessun vincolo?!

No, vincoli ce ne sono stati diversi. Non è facile, con Torino, avere questo materiale: faccio riferimento, per esempio, al campionamento eseguito nel 1978 dagli scienziati dello STuRP. Torino si era opposta alla consegna di materiale a questo gruppo, il quale, però, pose come condizione l’autorizzazione a portare via il materiale raccolto. I responsabili di Torino, allora, hanno concesso allo STuRP di portare via questo materiale, che poi è stato conservato in forma diversa, sia in forma di filtri, sia scotch in Mylar che era stato messo a contatto con la Sindone e ha così prelevato il materiale che vi era sopra. 

E poi gli scienziati dello STuRP hanno distribuito il materiale agli altri scienziati?

Il fotografo dello STuRP, Barrie Schwortz ha fondato una società che si chiama Stera Inc. da cui, dopo aver fatto motivata domanda, si può, eventualmente, avere una parte del materiale. 

E questo materiale poi resta di proprietà del ricercatore che lo ha avuto o viene restituito?

Io ho fatto richiesta e, nella documentazione, era scritto che avrei dovuto restituire questi campioni. Però, data la particolare condizione in cui si trovavano i campioni, che richiedevano un certo restauro, ho chiesto a Schwortz se potevo manometterli -ovvero restaurarli- trattenendomi anche una piccola parte del campione. Lui mi ha dato l’autorizzazione anche per l’estrazione di materiale micrometrico.

C’è un coinvolgimento della Chiesa di Torino nella sua ricerca? 

Non c’è stato un coinvolgimento. Quando ho iniziato gli studi, feci molte richieste: Il Vaticano mi consigliò di rivolgermi a Torino, ma da Torino fui consigliato di rivolgermi al Vaticano senza quindi ottenere qualcosa di concreto. Mi rispose positivamente solo il Cardinale Saldarini, allora custode della Sindone, dicendomi che le mie proposte erano interessanti. 

Che cosa avete trovato sulla Sindone? 

Sul tessuto c’è di tutto. Dopo duemila anni di storia è normale. Adesso viene conservato in una teca, ma sappiamo benissimo che nei secoli scorsi è stato manomesso in svariati modi  -esposto senza protezione, toccato dai fedeli, ecc…. E dal punto di vista storico, sarebbe molto interessante ricostruire la sua storia nascosta passo passo. Tra l’altro, l’intervento molto pesante che è stato fatto nel 2002, chiamato ‘restauro’ ma che, secondo me, non è, fu un intervento abbastanza invasivo, alcuni dati che, secondo me, avrebbero potuto ricostruire meglio il percorso storico sono andati, almeno in parte, perduti. Ad ogni modo, sulla Sindone c’è di tutto. Ci sono tracce di sangue e siero, ci sono tracce di acqua sporca che ha contaminato il tessuto, ci sono tracce di cera e, molto importanti, ci sono tracce dell’immagine corporea decodificata nelle fibre sindoniche. Tutto questo materiale ancora dovrebbe essere studiato nel dettaglio. 

Torniamo alla ricerca.

Ai fini di questa ricerca, si parla di ‘polveri aspirate’ che sono state campionate in un filtro, alcune parti sono poi è state date ai vari studiosi. Io ho una piccola parte di questo filtro che contiene il materiale aspirato. Cosa è stato aspirato? Piccole fibre, piccole particelle anche di terreno. Abbiamo trovato anche particelle metalliche, particelle di argento, il che conferma il fatto che il reliquario era di argento quasi puro e fondendo disperse varie particelle sul lino sindonico. Oltre a questo, sono state rinvenute alcune particelle di oro puro, alcune al 99-100%, altre, le più abbondanti, di elettro, una lega di oro e argento usata per monete nell’antichità. Mi risulta che a partire dal I secolo d.C., periodo a cui risale la Sindone, questa lega fosse utilizzata solo dai bizantini. E allora, se fu utilizzata dai bizantini, andiamo a studiare queste monete e, guarda caso, abbiamo trovato composizioni di particelle di elettro corrispondenti con quelle trovate sulla Sindone. 

Questo risultato, come del resto tutti gli altri su questo tema, non fornisce, però, una prova certa di autenticità della Sindone. Corretto? 

Corretto,  ma è un forte indizio che depone a favore del fatto che monete bizantine -questo tipo di monete- siano entrate a contatto con la Sindone. Per inciso, per me il fatto assai inusuale che ci siano centinaia di indizi ma non una sola prova sicura a favore dell’autenticità della Sindone, e nessun indizio contro, è questa la prova regina di autenticità del Sacro Lenzuolo. Infatti  -e qui parlo da credente- Dio si propone, ma non si impone, per lasciarci il grande dono che ci ha fatto del libero arbitrio. 

In quale punto del lenzuolo sindonico sono state trovate queste particelle?

Questo non si può sapere perché la Sindone è stata più volte arrotolata su sé stessa. Io posso dire che ho trovato la lega di elettro in più filtri. Per esempio, anche il filtro utilizzato per asportare le polveri dalla zona dei glutei conteneva particelle di elettro. 

Come è finita questa moneta sul lenzuolo? 

Intanto non possiamo parlare di ‘questa moneta’, perché io ho trovato diverse leghe di elettro con diverse percentuali di argento. Quindi sono diverse monete -non una- ed ecco perché lo studio che abbiamo fatto è riferito alle monete del 1028-1204 d.C. e quindi monete bizantine, monete auree che avevano diverse percentuali di argento. In quel periodo bizantino ci fu il debasement. Intorno all’anno 1000, per problemi economici, l’Impero Bizantino cessò di coniare monete di oro puro 24 carati e iniziò a coniare monete con percentuali sempre maggiori di argento. Abbiamo fatto diverse analisi di queste monete e abbiamo visto che ci sono svariate particelle sindoniche di lega di elettro con diverse percentuali di argento che corrispondono a monete bizantine coniate in quei due secoli.

Come possono essere arrivate sul telo?

C’è stata una discussione coi i revisori del lavoro pubblicato proprio su questo tema. Non risulta, infatti, che mettendo un tessuto vicino ad un oggetto d’oro questo lasci facilmente cadere delle polveri. Il che, allora, potrebbe far pensare che il tessuto sia stato messo in un qualche laboratorio di oreficeria dove si trovavano polveri vaganti. Così siamo andati a studiare il problema un po’ nel dettaglio e abbiamo trovato che ci sono alcune particelle imprigionate in fessure di fibre di lino. Questo fa pensare che una punta o qualcosa di tagliente, sfregata sul tessuto, abbia proprio tagliato la fibra longitudinalmente e, nel taglio, una parte microscopica di questo oggetto tagliente, una particella di elettro, sia rimasta imprigionata. A quel punto abbiamo pensato: ci sarà anche una contaminazione generale; però quello che è importante è pensare che c’è stato questo sfregamento che ha prodotto questi tagli longitudinali sulle fibre. Perchè sfregare un oggetto aureo sul tessuto? Secondo il ricercatore americano, Russ Breault, i fedeli, facendone una reliquia, avrebbero sfregato queste monete con il volto di Cristo sulla Sindone stessa. E risulta, infatti, che a quell’epoca la Sindone veniva esposta, senza teche o protezione alcuna, al pubblico ogni venerdì nella Chiesa di Santa Maria di Blacherne a Costantinopoli.

Quindi, la Sindone sarebbe il Mandylion. Da dove derivate queste conclusioni? 

Intanto, non le derivo io, non essendo storico, ma ci sono diversi storici che hanno fatto analisi di questo tipo come per esempio Jan Wilson e Gino Zaninotto che arrivarono a dimostrare la coincidenza della Sindone con il Mandylion di cui conosciamo tante le riproduzioni, soprattutto nell’iconografia russa. Il Mandylion non è sempre descritto come un fazzoletto, ma come un tessuto piegato due volte per quattro, il cosiddetto Tetradiplon. Se noi pieghiamo la Sindone due volte per quattro, viene fuori la parte del volto distaccata dal corpo, come descritto in riferimento all’immagine del Mandylion esposto ad Edessa, l’attuale Sanliurfa, in Turchia. Oltre a questo, sempre in riferimento al Mandylion, c’è una bella descrizione dell’imperatore bizantino Costantino VII Porfirogenito (900-950 d.C), che descrive l’immagine della reliquia appena giunta a Costantinopoli come ‘una secrezione liquida priva di pigmenti’. Questo fa pensare proprio all’immagine sindonica. Inoltre, ho pubblicato uno studio sui volti di Cristo delle monete bizantine dove ho dimostrato che gli incisori di monete che riproducevano il volto di Cristo dovevano per forza aver visto la Sindone: qui ci sono talmente tanti dettagli simil-sindonici che non è possibile ottenere quel risultato senza aver visto l’immagine sindonica. Non c’è un documento sicuro al 100% che dichiara la Sindone uguale al Mandylion, ma ci sono talmente tanti indizi, e così forti, che, secondo me, non si può pensare diversamente. 

A questo punto, la ricerca del radiocarbonio è, per l’ennesima volta, clamorosamente smentita?

Non proprio. Ho già pubblicato diverse ricerche alternative basate su prove meccaniche su fibre sindoniche o su analisi spettroscopiche Raman e FT-IR e tutte queste ricerche riportano la Sindone intorno al I secolo d.C. In particolare il risultato fornisce un’età del 33 a.C. con incertezza di più o meno 250 anni intorno a quell’anno, quindi certamente non di epoca medievale, intorno al 1300, come sostiene la ricerca del ‘carbonio 14’. Però devo dire una cosa a questo proposito. Sul ‘carbonio 14’ è stato detto di tutto e molto spesso sono state fatte accuse anche molto pesanti. Non penso che i tre laboratori abbiano voluto fornire risultati falsi. Secondo me, quello dei laboratori è un risultato scientifico da accettare, nel senso che essi non hanno datato la Sindone, ma hanno effettivamente determinato il rapporto isotopico tra il ‘carbonio 14’ e il ‘carbonio 12’. E questo è un dato scientifico, che non può essere messo in discussione. L’errore gravissimo che è stato fatto, dal punto di vista misuristico, è stato quello di dimenticarsi di tanti effetti sistematici che possono aver inficiato il risultato finale, ottenendo, nella traduzione del rapporto isotopico, una data non scientificamente attendibile, perché solo determinata sulla base di alcune tabelle standard che non sono applicabili se esistono possibili contaminazioni ambientali. Da docente di misure ne approfitto per affermare che sono ora assolutamente contrario ad una possibile ripetizione della radiodatazione al ‘carbonio 14’ perché siamo ignoranti, nel senso che ignoriamo tutte le possibili condizioni ambientali a cui è stata sottoposta la reliquia.  Per esempio: sappiamo benissimo che l’immagine corporea è ancora oggi inspiegabile. Sono state fatte molte ipotesi che si basano su un’ipotetica radiazione proveniente dall’interno del corpo. Se non conosciamo questa radiazione, non possiamo neanche sapere quali effetti può aver provocato sul lino. Se ci fosse stata una radiazione neutronica, per esempio, sappiamo benissimo, avendo fatto gli esperimenti, che il rapporto isotopico ‘carbonio 12’- ‘carbonio 14’ sarebbe alterato in modo estremamente pesante. Ci sono stati alcuni studiosi, come Jean Baptiste Rinaudo, che hanno fatto esperimenti prendendo un tessuto di lino, irradiandolo con opportune radiazioni neutroniche, e hanno datato il campione oltre trentamila anni nel futuro. Quindi, se non riusciamo a spiegare ancora oggi l’immagine corporea, come possiamo pretendere di conoscere la data del lino sulla base di un rapporto isotopico che potrebbe essere stato alterato dalla formazione dell’immagine corporea? Procediamo passo a passo: prima di tutto cerchiamo di spiegare la formazione dell’immagine corporea e, tra l’altro, su questo ci sarebbe anche un’ipotesi abbastanza nuova che farebbe riferimento all’interferenza del famosoFuoco Santo che si sviluppa a Gerusalemme ogni anno durante la Pasqua. Ma, a parte questo, prima colmiamo le nostre lacune in riferimento alla conoscenza del lenzuolo, e poi, una volta capito qualcosa in più, utilizziamo il ‘carbonio 14’. Ecco perché ho pensato di non ripetere l’analisi del ‘carbonio 14’, ma di eseguire analisi alternative di datazione. Queste analisi alternative riportano la Sindone al primo secolo dopo Cristo, epoca in cui Gesù visse in Palestina. Quindi tutto torna -parlo sia da tecnico che da credente- basta stare attenti alle contaminazioni che ancora non conosciamo. Ci sono molte ipotesi interessanti, ma purtroppo mi sembra che a molti questi risultati non piacciano, e per questo cerchino di tenerli nascosti.

Mi rivolgo al credente, quali sono le altre ‘ragioni fondate’ che la fanno credere?

Dal punto di vista scientifico, sappiamo moltissime cose: sappiamo che la Sindone ha avvolto il cadavere di un uomo torturato e crocifisso, ma non possiamo dare un nome preciso a quest’uomo, anche se facendo un confronto tra quanto è scritto nei Vangeli e quanto si trova sulla Sindone, troviamo la piena compatibilità. Quindi, tutti gli indizi portano ad un nome preciso, ma oltre a questo non si può andare dal punto di vista scientifico, almeno per il momento. Dal punto di vista spirituale, io so che la Sindone è autentica e ne ho avuto le prove: posso dire che, durante l’ostensione del ‘98, sono andato a pregare davanti alla Sindone e ho chiesto direttamente a quell’Uomo una risposta, dicendogli che non avrei voluto andare avanti a studiare un’opera medievale fatta da chissà chi. Ho avuto una risposta non verbale, ma interiore, e non è stata l’unica, che ho interpretato chiaramente: ho riconosciuto con certezza che l’Uomo della Sindone è Gesù Cristo, crocifisso, morto e risorto per noi uomini e per la nostra salvezza. Dallo studio della Sindone, ovviamente non solo scientifico, quell’Uomo mi ha portato a sua Madre fino alla mia consacrazione alla Madonna di Schio (Vicenza).

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