domenica, Agosto 25

Sindone: la radiodatazione secondo i ‘non autenticisti’

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La misurazione del contenuto di radiocarbonio (isotopo 14) è un metodo di grande utilità che viene regolarmente impiegato in svariati campi e in particolare in archeologia. Serve a stimare l’età di qualsiasi reperto che contenga carbonio di origine organica (vegetale come legno, lino, cotone, o animale come lana, osso, pergamena). Si effettua misurando con sufficiente precisione il contenuto di radioisotopo nel reperto. Più il reperto è antico, minore è la quantità di radioisotopo presente. L’età può essere stimata su un arco di tempo che va da pochi secoli fino a diverse decine di migliaia di anni. La precisione è notevole (almeno per reperti non troppo antichi), dato che si può arrivare a contenere l’errore entro alcuni decenni soltanto.

Nel caso di tessuti come la Sindone, il carbonio misurato è quello contenuto nel lino e l’età stimata è quella dell’epoca in cui la pianta di lino fu coltivata. Alla stessa epoca fu ottenuto il filato e, probabilmente, fu tessuto il telo. Quanto all’esecuzione dell’immagine impressa sulla Sindone, invece, essa potrebbe essere posteriore, se venne usato un telo che allora era già vecchio. Quindi il test misura l’età del filato di lino ma non direttamente l’età dell’immagine, che potrebbe essere stata eseguita in seguito.

Nel 1988 tre laboratori, a Oxford, Zurigo e Tucson (Arizona), datarono al radiocarbonio il tessuto della Sindone con il metodo AMS (spettrometria di massa con acceleratore). In totale furono eseguite dodici misurazioni indipendenti. I risultati furono concordanti, nei limiti delle incertezze prevedibili con i mezzi tecnici dell’epoca. L’esito fu un intervallo di date fra il 1260 e il 1390, in perfetto accordo con i dati storici che vedono la prima comparsa della Sindone attorno al 1350.

Va notato, per inciso, che il test del radiocarbonio non fu un ‘experimentum crucis’ per decidere pro o contro l’autenticità: infatti, il risultato non ha fatto altro che confermare l’abbondante evidenza per una Sindone non autentica, che c’era già fin da prima del 1988.

Di fronte a un risultato così netto come quello della datazione, i sindonologi si sono rifiutati di accettarlo. Come motivo generico, essi hanno ripetuto che ci sono molte prove a favore dell’autenticità e quindi una sola prova contraria dovrebbe essere scartata. In realtà non c’è alcuna prova a favore dell’autenticità. Cercando motivi specifici, hanno formulato diverse congetture per negare validità al test. Ne passeremo in rassegna alcune.

Naturalmente non tutti i sindonologi accettano tutte quante le teorie che sono state di volta in volta proposte. C’è chi ne preferisce una piuttosto che un’altra e chi cambia la scelta nel corso degli anni.

 

 

Gli inquinamenti

È stato sostenuto che alcuni inquinamenti accumulatisi sul telo nel corso dei secoli avrebbero aggiunto carbonio più recente alterando il risultato della datazione. Vengono invocati il fumo delle candele, il sudore delle mani, le lacrime e i baci dei fedeli, la presenza di microrganismi. Ma in questa argomentazione non tengono conto di quanto carbonio inquinante sarebbe necessario per spostare la datazione dal 30 d.C. al 1300. Per esempio, per un inquinamento avvenuto nel 1532 -la data dell’incendio di Chambéryil nuovo carbonio dovrebbe essere in quantità cinque volte superiore rispetto al carbonio originario. La quantità si riduce se l’inquinamento è più recente, ma ancora nel 1950 il nuovo carbonio dovrebbe essere almeno una volta e mezzo rispetto a quello originario. Questi valori sono calcolati nell’ipotesi che non fossero presenti inquinamenti anteriori a quelle date, altrimenti la quantità aumenterebbe ulteriormente. Solo per un inquinamento avvenuto dagli anni ’60 del Novecento (e non prima), quando le esplosioni di ordigni nucleari avevano arricchito l’atmosfera dell’isotopo 14, sarebbe stata sufficiente una quantità minore, anche se pur sempre cospicua, di nuovo carbonio, ma naturalmente in anni recenti la Sindone è stata conservata con cura e nessuno la sporcava. Va notato che tali quantità di inquinante sono quelle che dovrebbero essere rimaste sul telo dopo le energiche procedure di pulizia dei campioni che i laboratori hanno messo in atto prima della datazione. Insomma, l’ipotesi della datazione alterata dall’inquinamento appare del tutto inverosimile. Del resto non c’è motivo di pensare che il nostro telo sia particolarmente inquinato. Vengono comunemente datati reperti estratti da scavi archeologici che sono molto più sporchi.

Due particolari tipi di inquinamento furono proposti nel 1993, in un congresso sindonologico a Roma, da due personaggi fino ad allora sconosciuti nell’ambiente. Li vediamo.

 

 

Il rivestimento bioplastico

Leoncio Garza-Valdes (1939-2010) era un medico texano di origine messicana. Sosteneva che i fili della Sindone sono rivestiti da una sorta di materia plastica prodotta da microrganismi. Ipotizzò l’azione di un batterio di sua invenzione, il Leobacillus rubrus, nuovo genere e nuova specie. Questo microrganismo sarebbe capace di prendere il carbonio dall’atmosfera e di depositarlo sulla Sindone in modo tale che non sia possibile eliminarlo con le usuali procedure di pulizia adottate dai laboratori di radiodatazione.

Non si vede, però, in quale modo i batteri, nelle condizioni in cui è conservata la Sindone, potrebbero ottenere l’energia che sarebbe necessaria per un simile processo. Inoltre, la materia plastica dovrebbe essere in quantità superiore rispetto al lino del tessuto e sarebbe facile vederla con un microscopio.

È poi inutile dire che se davvero esistesse un microrganismo capace di alterare di tanto le datazioni, non infesterebbe solo la Sindone e gli specialisti del radiocarbonio lo avrebbero già studiato con molta attenzione. Nonostante questo, per alcuni anni la teoria del rivestimento bioplastico è stata accolta con favore da una parte dei sindonologi.

 

 

Il caso Kuznetsov

L’altro personaggio è Dmitry Kuznetsov (n. 1955), un biochimico di Mosca. Al congresso di Roma nel 1993 Kuznetsov disse di avere dimostrato sperimentalmente che l’incendio in cui fu coinvolta la Sindone nel 1532 a Chambéry aveva alterato la composizione isotopica del carbonio producendo un apparente ringiovanimento alla radiodatazione.

Il suo esperimento era il seguente. Aveva preso un pezzo di tessuto antico dell’epoca di Cristo, lo aveva sottoposto a riscaldamento simulando le condizioni dell’incendio, poi lo aveva datato al radiocarbonio e aveva trovato che l’età apparente era ringiovanita di molti secoli.

Kuznetsov con la sua teoria dell’incendio riscosse un grande successo fra i sindonologi, in particolare quelli italiani. Venne anche chiamato per conferenze in diverse città. Si possono leggere qui alcuni esempi delle lodi che all’epoca ricevette per la sua scoperta.

Il risultato da lui dichiarato per il suo esperimento, però, non è credibile. In primo luogo non c’è motivo per pensare che un riscaldamento alteri la composizione isotopica. Anche volendo supporlo, per un ringiovanimento radiocarbonico dal 30 d.C. al 1300, occorrerebbe che per ogni atomo di carbonio originario sul telo ci fossero cinque atomi del 1532. Quindi se il nuovo carbonio fosse stato aggiunto, la Sindone dopo l’incendio avrebbe dovuto pesare diverse volte più di prima. Se invece il nuovo carbonio si fosse sostituito a quello originario, allora ogni molecola di glucosio della cellulosa, che ha sei atomi di carbonio, avrebbe dovuto farne sparire cinque, sostituendoli con altrettanti atomi presi dall’aria o dal fumo dell’incendio, lasciando alla fine il telo intatto come era prima. Entrambe queste ipotesi sono chiaramente assurde.

Leggendo il testo della sua relazione, quale pubblicato negli atti del congresso di Roma, si nota che Kuznetsov dichiarava di avere misurato la quantità dell’isotopo 14 usando uno strumento di cui citava la marca e il modello. Era un normale, piccolo spettrometro di massa, non il complesso strumento con abbinato il grosso acceleratore che sarebbe stato necessario per eseguire la datazione -del resto né a Mosca né in tutta la Russia esisteva l’attrezzatura per condurre una datazione col metodo AMS. Quindi Kuznetsov non poteva avere condotto l’esperimento -per il quale aveva ricevuto un finanziamento da qualche sindonologo. In precedenza si era preso gioco in modo simile dei creazionisti americani, quelli che misurano l’età del pianeta secondo la cronologia biblica. Per loro aveva datato ossi di dinosauro a una età di alcune migliaia di anni soltanto.

L’avventura di Kuznetsov con gli antichi tessuti era solo all’inizio. Negli anni successivi pubblicò diversi articoli con presunti risultati sperimentali. Con una inchiesta pubblicata nel 2002, mi fu possibile dimostrare che l’insieme di quegli articoli costituiva una colossale frode scientifica. Kuznetsov non aveva eseguito gli esperimenti e si era inventato tutto. Per conoscere questo singolare personaggio si può vedere la sua biografia per gli anni fino al 2001.

Il dossier con la documentazione delle sue frodi scientifiche è qui.

Sto estendendo l’indagine su Kuznetsov anche alla sua attività negli anni più recenti e si possono vedere qui le prime risultanze. Infatti, Kuznetsov non ha ancora concluso la sua spettacolare carriera, e adesso si occupa di cose più importanti della Sindone.

Nonostante la pubblicazione dei risultati della mia inchiesta nel 2002, ci sono stati alcuni sindonologi che hanno continuato a citare come validi i lavori di Kuznetsov.

 

 

Gli ‘errori’ del radiocarbonio

Nel tentativo di screditare la validità del metodo del radiocarbonio, i sindonologi hanno citato diversi esempi di presunti errori di datazione occorsi in passato. Sfortunatamente sono incappati anche in casi dove la datazione era giusta ma era sbagliata l’interpretazione che essi ne davano. Ho esposto alcuni esempi qui.

Uno degli esempi, spesso ripetuto, è quello di una foca appena uccisa che fu erroneamente datata a 1300 anni fa. Questo, viene detto, dimostrerebbe l’inaffidabilità del metodo di datazione. La ragione è invece un’altra. Le foche si nutrono di pesci e il loro carbonio proviene dal mare. È ben noto che il carbonio disciolto nei mari ha un contenuto di isotopo 14 più basso rispetto all’atmosfera, quindi la datazione di un organismo marino fornisce un apparente risultato più antico del reale. Per le acque di superficie dei mari caldi, lo scarto apparente può essere di tre o quattro secoli, mentre è maggiore per acque più fredde. La nostra foca fu catturata nel 1959 su una costa dell’Antartide dove l’ingente risalita di acque dalla profondità provoca gli scarti maggiori, appunto anche più di mille anni come in questo caso.

I sindonologi sembrano non chiedersi a che scopo si eseguiva una radiodatazione così inutile, dal momento che si conosceva benissimo la data di morte della foca. Se avessero letto il resoconto originale, saprebbero che lo scienziato che in Antartide staccò una pinna alla foca e la fece pervenire a un laboratorio a New York, partecipava a un vasto progetto di ricerca geologica per studiare la distribuzione degli isotopi del carbonio in tutti i mari del pianeta.

Un altro caso di errore di datazione, citato da alcuni sindonologi, è quello di un corno vichingo, attribuibile secondo loro a circa l’anno 1000, che è stato datato all’epoca attuale. Si tratta di un corno bovino che fu casualmente trovato nel 1952 sul bordo di una strada presso la città di Waukegan nell’Illinois. È il tipo di corno che veniva usato per bere. Porta incise figure ispirate alla mitologia nordica assieme a iscrizioni in caratteri runici.

Ne ho raccontato la vicenda in questo articolo. Riassumendo, in America per un breve periodo, verso il 1980, il corno fu al centro di una controversia. C’erano certi americani di origine scandinava che cercavano di trovare tracce del passaggio dei Vichinghi sul territorio degli Stati Uniti sperando di dimostrare che i primi europei a mettervi piede erano stati i loro antenati. Ritenevano di avere trovato numerose tracce, anche se regolarmente venivano poi giudicate false. Due di quei cacciatori di vichinghi vennero a conoscenza dell’esistenza del corno di Waukegan e lo studiarono. Uscirono con pubblicazioni con le quali credevano di dimostrare che il corno era un autentico reperto medievale. Allora altri esperti si interessarono al corno e giunsero a conclusione opposta. Le figure incise avevano uno stile di aspetto moderno e nelle iscrizioni runiche si evidenziavano dettagli caratteristici della lingua islandese attuale, non di quella medievale. Nel 1978 le foto del corno furono mostrate a un esperto islandese che confermò l’origine moderna del manufatto e addirittura riconobbe lo stile dell’incisore, un artista di Reykjavik di nome Hjálmar Lárusson (1868-1927).

I sostenitori dell’autenticità del corno continuavano a insistere sulla loro tesi e per dirimere la questione qualcuno decise di sottoporre un campione di materiale prelevato dal corno al test di datazione. Non appena il laboratorio di Tucson (lo stesso che poi daterà la Sindone) fu pronto con l’allora nuovo metodo AMS, furono eseguite due misurazioni che fornirono le date del 1919 e del 2005.

I sostenitori dell’autenticità si rassegnarono dopo il risultato del test. Il corno di Waukegan fu dimenticato, da tutti tranne che da qualche sindonologo che ha continuato a citarlo come esempio di errore di datazione.

 

Dal rammendo invisibile ai neutroni della resurrezione

Aggiungo solo un cenno su alcune altre teorie che sono state avanzate dai sostenitori dell’autenticità della Sindone. Negli ultimi anni si è affermata la teoria del rammendo ‘invisibile’. Nella zona del telo da cui è stato prelevato il lembo per la datazione, ci sarebbe stato un rammendo o rattoppo di filo più moderno che avrebbe alterato il risultato. Per verificarlo, a Torino occhi esperti hanno esaminato il telo, sul diritto e sul rovescio, nelle zone limitrofe a quella del prelievo. È stato escluso che ci siano rammendi. Al che è stato replicato che quel rammendo era stato fatto così bene da essere del tutto invisibile (cosa inverosimile). Ma se è invisibile, dobbiamo domandarci, come fanno loro a sapere che c’è?

Solo raramente qualcuno ha accusato apertamente i laboratori di un complotto per falsificare il risultato. Altri hanno avanzato insinuazioni più o meno velate. Recentemente un documentario italiano ha riproposto simili accuse, che ho esaminato qui. Qualcuno ha cercato errori nell’analisi statistica dei dati quale fu pubblicata nel resoconto originale della radiodatazione. Sono accuse inconsistenti, come ho cercato di spiegare in un lungo articolo.

L’ultima possibilità invocata dai sostenitori della Sindone per negare il risultato della datazione al radiocarbonio, è quella del miracolo. Essi ipotizzano che al momento della resurrezione di Cristo il suo corpo, in una sorta di esplosione nucleare, emise un fiotto di neutroni che investirono il telo e trasformarono gli atomi di azoto 14 in atomi di carbonio 14, proprio nella misura giusta per spostare la datazione all’epoca della comparsa della Sindone nella storia. In questo modo, una datazione che avrebbe dovuto condannarla come un falso, al contrario dimostrerebbe che la Sindone è vera ed è una prova fisica della resurrezione di Cristo!

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