venerdì, Giugno 5

Sindone: le ‘perplessità’ sull’utilizzo del radiocarbonio Contaminanti introdotti dall’incendio di Chambéry, eccessiva manipolazione del telo, arricchimento in radiocarbonio causato da un’irradiazione neutronica, differenze di composizione chimica nelle diverse aree dell’oggetto: sono solo alcuni degli elementi che hanno fatto sostenere l’inadeguatezza del metodo per l’oggetto specifico

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Ai dubbi sollevati dal comportamento anomalo degli scienziati del radiocarbonio si sono aggiunte le perplessità sull’opportunità di aver tentato la datazione di un lenzuolo che ha subìto molte traversie nel corso della sua storia.

Il più celebre incidente è quello dell’incendio di Chambéry del 1532. La fisico-chimica Marie-Claire Van Oosterwyck-Gastuche sottolineava l’importanza della presenza di vapore acqueo fra le condizioni da considerare in un esperimento di simulazione dell’incendio e ricordava anche l’esistenza di altri problemi, fra i quali la difficoltà di rimuovere completamente l’inquinamento presente nel campione.

Anche l’esperto tessile John Tyrer degli AMTAC Laboratories di Altrincham (Gran Bretagna) ha espresso le sue perplessità sulla validità della datazione della Sindone a causa dei contaminanti, in particolare quelli introdotti dall’incendio di Chambéry. Murdoch Baxter, direttore dello Scottish Universities Research and Reactor Center di East Kilbride (Gran Bretagna) ha ricordato che esistono fonti di errore inspiegabili. Il fisico Bernard Power ritiene che la contaminazione, dovuta al fatto che in quell’angolo la Sindone è stata toccata innumerevoli volte, può aver condizionato il risultato radiocarbonico.

Il nuovo Direttore del laboratorio di Oxford, Christopher Ramsey, ha dichiarato: «Ci sono anche altri possibili tipi di contaminanti e potrebbe essere che uno, o una qualche combinazione di essi, potrebbe significare che la Sindone è un po’ più vecchia della data che il radiocarbonio suggerisce. È importante rendersi conto, tuttavia, che soltanto se qualche contaminante arricchito può essere identificato diviene credibile che la data sia sbagliata di 1000 anni. Al momento non vi è alcuna prova diretta per questo, o per meglio dire, non vi è alcuna prova ‘diretta’ per suggerire che le date radiocarboniche originali non siano accurate. Ci sono tante altre prove a suggerire a molti che la Sindone sia più antica rispetto a quanto le date radiocarboniche permettano di ritenere e quindi ulteriori ricerche sono senza dubbio necessarie. È importante che continuiamo a verificare l’accuratezza dei test radiocarbonici originali, come stiamo già facendo. È altrettanto importante che gli esperti valutino e reinterpretino alcune delle altre prove. Solo in questo modo le persone saranno in grado di arrivare ad una storia coerente della Sindone che consideri e spieghi tutte le informazioni scientifiche e storiche disponibili».

L’ipotesi di un arricchimento in radiocarbonio causato da un’irradiazione neutronica che si sarebbe sprigionata dal corpo di Cristo al momento della resurrezione è stata avanzata dal fisico Thomas Phillips dell’Harvard University di Cambridge (USA). Anche il biofisico Jean-Baptiste Rinaudo dell’Università di Montpellier (Francia) ipotizza un arricchimento in radiocarbonio causato da un’irradiazione neutronica. Il radiocarbonio prodotto dall’irradiazione neutronica non viene rimosso dalle alte temperature o dai trattamenti chimici di pulizia usati negli esami del 1988.

Savarino ha sottolineato: «Sono ben noti casi di sicura divergenza fra la vera età di reperti e la loro età determinata per via radiocarbonica. Le divergenze più frequenti si possono rilevare per campioni fortemente contaminati nel corso dei secoli dal contatto con l’ambiente. Viceversa le radiodatazioni più accurate sono riscontrabili su campioni conservati in contenitori chiusi a tenuta quasi stagna. Fra i reperti a rischio risultano le fibre tessili. In effetti la superficie, per unità di peso, esposta all’interazione con l’esterno è molto più elevata rispetto ad altri sistemi (legno, pelli) a causa del piccolo diametro delle fibre (dell’ordine delle decine di micron). Se durante la preparazione dei campioni non si asporta la totalità del materiale estraneo, si può facilmente incorrere in importanti errori di datazione».

Un’indagine spettroscopica condotta dal chimico Alan Adler della Western Connecticut State University di Danbury (USA) si è rivelata particolarmente interessante. Dai campioni di Sindone, prelevati dallo STuRP con nastri adesivi nel 1978, sono state estratte diciannove fibre rappresentative delle diverse zone della reliquia: aree senza immagine, macchie d’acqua, strinature, immagine, telo di sostegno, siero. Queste fibre sono state confrontate con altre quindici fibre estratte da tre fili provenienti dal campione usato per la datazione radiocarbonica. I grafici ricavati indicano le differenze di composizione chimica, confermate ulteriormente dall’analisi dei picchi di frequenza.

In particolare, i campioni usati per l’analisi radiocarbonica non sono rappresentativi delle aree prive di immagine che comprendono la maggior parte della stoffa. Questa differenza è stata anche confermata dall’analisi con una microsonda, che ha mostrato un notevole arricchimento degli elementi inorganici minerali nei campioni usati per la datazione, perfino in confronto con le fibre delle zone macchiate dall’acqua, provenienti dalla parte principale della Sindone. In effetti, le fibre del campione utilizzato per la datazione appaiono come se fossero un composto arricchito, formato dalle fibre macchiate dall’acqua più quelle delle aree strinate, dimostrando perciò che esso non è tipico delle zone senza immagine del telo principale.

Prima della pubblicazione dei risultati del test radiocarbonico, Gove aveva affermato: «Il fatto che tutti e tre i laboratori hanno ricevuto un campione proveniente praticamente dalla stessa zona della Sindone, e che tutti useranno praticamente le stesse procedure di pulizia della stoffa, significa che qualsiasi contaminazione non rimossa da tali metodi di pulizia interesserà nella stessa maniera tutte e tre le misure rendendole in accordo ma sbagliate».

Le date ingannevoli non sono una rarità. William Meacham dell’Università di Hong Kong ricordava la sua esperienza di archeologo, con la datazione di più di cento campioni: 78 date sono state considerate credibili, 26 furono rifiutate come inattendibili e 11 furono ritenute problematiche. L’archeologo Stewart Fleming, direttore del MASCA (Museum Applied Science Center for Archaeology) dell’Università della Pennsylvania di Filadelfia (USA), sottolineò la frequenza dei campioni ingannevoli, che egli riteneva potessero essere uno su dieci.

Ettore Morano, primario dell’ospedale Sant’Andrea di Vercelli, osservando un frammento di filo proveniente dalla Sindone al microscopio elettronico a scansione aveva visto che «la superficie delle singole fibre presenta un aspetto ‘sporco’ con abbondante deposito di materiale estraneo inquinante ma intimamente connesso con le singole fibre del tessuto». Si trattava di spore e ife fungine in quantità notevole: oltre il 10% della massa del filo. Questo inquinamento può condizionare pesantemente i risultati di una radiodatazione.

Il chimico Alberto Brandone dell’Università di Pavia sottolineava l’influenza dei funghi, dei batteri e delle spore sulle fibre di lino della Sindone, con lo sviluppo e il deposito di prodotti di metabolismo e di degradazione.

Leoncio Garza-Valdès e Stephen Mattingly, due microbiologi dell’University of Texas Health Science Center di San Antonio (USA), hanno notato che alcune fibre della Sindone sono rivestite da una patina di batteri e funghi che non può essere rimossa con i metodi di pulizia convenzionali. Questa patina può alterare la datazione anche di 500-600 anni. La ricerca di Garza-Valdès e Mattingly ha attirato l’attenzione dell’egittologa Rosalie David e di Gove. Quest’ultimo riteneva che la patina non potesse spostare la datazione di più di un centinaio d’anni. Ha però constatato che la fasciatura della mummia di un ibis, le cui bende presentavano lo stesso rivestimento bioplastico della Sindone, apparivano di 400-700 anni più giovani delle ossa.

I sindonologi Joseph Marino e M. Sue Benford hanno fornito una serie di prove dell’esistenza di un rammendoinvisibiledel XVI secolo nella zona da cui fu prelevato il campione per l’analisi radiocarbonica, fra le quali differenze di colore, di dimensione dei fili e di tessitura. Secondo Savarino, «il luogo del prelievo non esclude questa ipotesi».

Il chimico Raymond Rogers del Los Alamos National Laboratory di Los Alamos (USA) ha sottolineato che nel campione esaminato da Gilbert Raes, direttore dell’Istituto di Tecnologia Tessile di Gent (Belgio), sono state identificate fibrille di cotone. Egli ha osservato che le fibre del campione di Raes e quelle del campione usato per la radiodatazione appaiono rivestite e impregnate da una sostanza amorfa giallo-bruna che non è presente, invece, nelle fibre provenienti dal resto della Sindone. Il rivestimento delle fibre è una gomma vegetale (Gomma Arabica) contenente un colorante, l’alizarina. Inoltre, la fotografia della fluorescenza ultravioletta dimostra che l’area del prelievo radiocarbonico ha una composizione chimica differente dal resto del lenzuolo. Si nota pure un diverso aspetto nella radiografia. Il colorante, relativamente viscoso, non è penetrato nell’intersezione dei fili. Il fisico John Brown ha commentato: «Questa sembrerebbe l’ovvia prova del tentativo, da parte di un artigiano medievale, di colorare una zona del tessuto rammendata di recente, per farla assomigliare all’aspetto invecchiato del resto della Sindone». Anche Adler ritiene plausibile un restauro: «Questa è una zona che ovviamente è stata riparata».

I fili del campione di Raes, come quelli della tela d’Olanda e quelli di lini moderni, hanno molta meno lignina nei nodi di crescita rispetto alle fibre del resto della Sindone. Un segmento di filato del campione di Raes mostra anche una particolare giunzione di due estremità: un filo più scuro e più incrostato è inserito in un filo più grande e più chiaro. Rogers conclude che il campione usato per la radiodatazione non era rappresentativo del tessuto sindonico originale per l’esistenza di un rammendo.

Numerose critiche sono state mosse pure all’analisi statistica dei risultati. L’ingegnere Ernesto Brunati ha sottolineato che quando si paragona una serie di valori, bisogna essere certi che siano omogenei e anche la media richiede l’omogeneità dei terminina serie di valori, bisogna essere certi che siano omogenei. . La verifica di ciò viene fatta con il test del chi-quadro che consente di determinare il livello di significatività. Il chi-quadro deve essere inferiore a 5,991 e il conseguente livello di significatività deve essere superiore a 5%.

Su ‘Nature’ si legge: «La concordanza fra i tre laboratori per i campioni 2, 3 e 4 è eccezionalmente buona. La differenza fra le misure per il campione 1 (Sindone) è un po’ più grande di quello che ci si sarebbe aspettati dagli errori valutati». Per la Sindone è indicata una media di 646±31 per il campione di Tucson, di 750±30 per il campione di Oxford, di 676±24 per il campione di Zurigo. Il relativo valore di chi-quadro è 6,4 e il livello di significatività è 5.

Brunati fa notare che con un chi-quadro di 6,4, il livello di significatività è 4,07, non 5. Ma in realtà la media di Tucson è 646±17; con questo valore il chi-quadro diventa 9,13 e il livello di significatività scende a 1,04%, valori inaccettabili per l’omogeneità delle misure pubblicate. Il chimico Timothy Jull, nuovo direttore del laboratorio di Tucson, ha ammesso: «Questo è un cattivo livello. Normalmente, con un tale risultato, rifaccio le misure».

I calcoli di Brunati sono stati confermati da due docenti di Statistica dell’Università La Sapienza di Roma, Livia De Giovanni e Pierluigi Conti. Anche quattro scienziati di diverse università hanno sottolineato l’eterogeneità delle medie per la datazione del telo sindonico. In base ai loro calcoli è probabile la presenza, nel pezzetto di stoffa analizzato, di una contaminazione ambientale che ha agito in modo non uniforme, ma lineare, aggiungendo un effetto sistematico non trascurabile.

 

[***Questo articolo è stato pubblicato il 01.04.2015, in occasione dello Speciale Ostensione Sindone 2015]

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