sabato, Giugno 6

Sindone: l’affaire radiocarbonio Ottobre 1978: le grandi ricerche dello StuRP; 13 ottobre 1988: inizia la pagina più controversa nello studio della Sindone, quella della datazione attraverso il metodo del radiocarbonio

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Il 13 ottobre 1988 il cardinale di Torino, Custode Pontificio della Sindone, Anastasio Ballestrero, lo annuncia ufficialmente ed è uno smacco per tutti coloro che avevano atteso quella come la conferma dell’autenticità del Telo di Torino: l’esame al radiocarbonio aveva datato la Sindone tra il 1260 e il 1390periodo in cui appare ufficialmente nella storia, a Lirey.

Subito scoppiano le polemiche e senza mezzi termini si accusano i laboratori di Tucson, Oxford e Zurigo che hanno realizzato il test, e il coordinatore dei tre laboratori, il professor Michael Tite, del British Museum di Londra, di avere alterato i risultati dell’esame. Nel corso degli anni non si conteranno gli interventi pro e contro il test, le inchieste volte a definire se si trattò di deliberata alterazione o di errore, e, nel caso si sia trattato di errore, di quale errore e accaduto in quale ‘punto’ del percorso di lavorazione -se nella realizzazione del test o se nell’interpretazione dei così detti ‘dati grezzi’ frutto del test.

La datazione della Sindone con il metodo del radiocarbonio, è, in assoluto, la pagina più controversa nel percorso di studio della Sindone di Torino.

Il metodo del radiocarbonio si basa sulla misura del carbonio radioattivo, o 14C, e dei suoi isotopi stabili, il 12C e il 13C. I tre isotopi hanno tutti 6 cariche positive nel nucleo, vale a dire 6 protoni, ma differiscono per il numero di neutroni (6 per il 12C, 7 per il 13C, 8 per il 14C).
Il radiocarbonio si forma nell’atmosfera per bombardamento dei neutroni generati dal rallentamento dei raggi cosmici con l’azoto
14N ad una altezza di circa 15-18 km. Una volta generato, il 14C si ossida formando l’anidride carbonica, la CO2, che entra prevalentemente negli organismi viventi (piante, animali, e quindi l’uomo) attraverso la fotosintesi clorofilliana e la catena alimentare. In altre parole tutti gli organismi viventi sono un po’ radioattivi perché assorbono il radiocarbonio prodotto nell’atmosfera (ma lo sono anche per la presenza di altri elementi radioattivi). A differenza del 12C e del 13C, che sono stabili e quindi non cambiano nel tempo, il radiocarbonio è instabile e si trasforma continuamente in 14N diminuendo continuamente con una legge fisica ben precisa. Finché l’organismo è in vita, questa diminuzione è compensata dall’assorbimento dall’esterno, e si stabilisce quindi un equilibrio tra assorbimento e decadimento. Ma quando l’organismo muore, l’assorbimento cessa mentre il radiocarbonio continua a diminuire. Quindi più tempo è trascorso dalla morte dell’organismo e minore è la concentrazione di radiocarbonio presente. Il principio del metodo si basa appunto nella misura della concentrazione residua di radiocarbonio e dal confronto con campioni di riferimento di età nota.

Oggi e domani, pubblicheremo una serie di servizi volti a ricostruire l’affaire radiocarbonio.
Oggi, oltre a pubblicare la ricostruzione dei primi grandi studi realizzati sulla Sindone nel 1978, quelli condotti dai 40 ricercatori dello STuRP (The Shroud of Turin Research Project), raccontati da John Jackson, capo del team, e Barrie Schwortz fotografo documentale (testimonianze raccolte nel 2015), pubblicheremo, sempre dai lavori condotti nel 2015, l’intervento di Gian Marco Rinaldi, che spiega perché la datazione effettuata dai laboratori di Tucson, Oxford e Zurigo è da ritenersi, corretta, e un servizio nel contesto del quale due tra i maggiori esperti italiani del metodo, Lucio Calcagnile, Direttore del CEDAD, il Centro di Datazione con il radiocarbonio dell’Università del Salento, e Claudio Tuniz, dal 1990 al 2000 responsabile del programma di radiodatazioni con acceleratori presso la Australian Nuclear Science and Technology Organisation, rispondono alle nostre domande sull’affidabilità del radiocarbonio per la datazione del telo di Torino.
Domani sarà la giornata della sindonologa Emanuela Marinelli, la quale, oltre a ricostruire dettagliatamente la vicenda del radiocarbonio e il come si arrivò a quelle analisi, presenterà le ragioni -fatti- per le quali la datazione con il metodo del radiocarbonio della Sindone è contestata, le perplessità che quasi subito e poi negli anni vennero sollevate, e, infine, l’analisi, che l’ha vista tra i promotori e coordinatori, che prova come quelle conclusioni del fatidico 13 ottobre 1988 non siano affidabili.

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