domenica, Novembre 17

Sindone, la scienza conferma: artefatto medievale Le macchie di sangue si contraddicono tra loro e, quindi, non possono che essere un artefatto. L'intervista a Matteo Borrini

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La scienza torna sulla Sacra Sindone. Una nuovo studio condotta da Matteo Borrini dell’Università di Liverpool e Luigi Garlaschelli del Cicap, ha messo in luce alcune incompatibilità. Almeno la metà delle macchie di sangue presenti sarebbe ingiustificabile considerando la posizione del corpo e l’angolazione delle braccia necessaria per ottenere quelle macchie  visibili. I risultati pubblicati sul ‘Journal of Forensic Sciences‘ si fondano su un particolare esperimento cui hanno preso parte personalmente gli stessi studiosi con l’obiettivo di ricostruire la formazione delle macchie sul lenzuolo di lino conservato presso il Duomo di Torino, con l’aiuto di tecniche proprie della medicina forense.

I rivoli presenti sul dorso della mano sinistra della Sindone sarebbero coerenti solamente con un soggetto posto in posizione eretta e con le braccia poste ad un angolo di 45° circa.  L’angolazione, però, è diversa da quella prospettabile per le macchie dell’avambraccio, che richiedono una posizione delle braccia pressoché verticale, nel caso di soggetto in piedi. 

La ferita che avrebbe provocato la macchia di sangue visibile sul lato frontale del torace, inoltre, mostra il sanguinamento realistico sempre per la posizione eretta, mentre, le macchie sul retro, presenti sempre a causa dalla stessa ferita, sono totalmente irrealistiche per un uomo in posizione supina. La simulazione del sanguinamento dalle ferite, insomma, ha prodotto risultati ‘non chiari’. Ma siamo sicuri di poter parlare ancora di mistero? Ne abbiamo parlato con Matteo Borrini.

Lo studio quando e come è stato condotto? Su quali elementi della Sindone avete lavorato Quale il ruolo del dottor Garlaschelli, noto nel mondo della sindonologia?

Il primo studio è stato presentato all’Accademia Americana di Scienze Forensi a Orlando nel 2015 ed il secondo, nel 2016 a Las Vegas. Inizialmente, ci siamo occupati di studiare il sanguinamento di un uomo appeso alla croce, focalizzandoci, in primo luogo, sugli avambracci ed in secondo luogo, su polsi e torace. Il dott. Garlaschelli è stato parte integrante dello studio; è stato anche la persona su cui ho eseguito i test. Ha fatto in cieco le misurazioni degli angoli per ridurre il rischio di errori, poiché, all’interno di uno studio scientifico, è sempre importante fare dei test fra osservatori.

Lo studio aveva come scopo quello di verificare la compatibilità delle macchie presenti sulla Sindone con quelle prodotte da un corpo crocifisso, è corretto? Ci può precisare meglio i termini della ricerca?

Dopo aver capito che era possibile ricostruire il sanguinamento di un uomo sulla croce, abbiamo iniziato a studiare l’eventuale compatibilità del sanguinamento sul telo sindonico. Il tutto è stato comparato con fotografie ad altissima risoluzione della Sindone. Abbiamo ottenuto dei risultati: effettivamente, il sanguinamento sulle braccia si è dimostrato compatibile con una crocifissione con le braccia elevate verso l’alto in una specie di Y. Questa era una posizione realistica. Dopo di che, abbiamo studiato il resto delle macchie per vedere se c’era concordanza o meno con quello che avevamo scoperto; lì, abbiamo notato una non compatibilità tra le varie macchie e una discordanza interna. 

Ci può precisare quali sarebbero le macchie sicuramente non compatibili?

Con la ricostruzione del sanguinamento sulle braccia, possiamo dire che l’individuo si trovava con le mani in alto separate e in orizzontale; questo è compatibile con una croce il cui patibolo (bacio orizzontale) fosse relativamente corto. Non si spiega, però, il sanguinamento in direzioni diverse, ad esempio, sui polsi. Abbiamo, quindi, fatto uno studio specifico sul sanguinamento post mortem non trovando compatibilità con la posizione orizzontale del corpo staccato dalla croce e deposto nel sepolcro; il sangue fluisce in direzioni diverse, quindi, ne abbiamo dedotto che non fosse possibile che quel sanguinamento fosse avvenuto dopo la morte. Abbiamo anche accettato che il sanguinamento potesse essere avvenuto in due tempi e che, quindi, il sangue sui polsi sia colato dopo lo spostamento del corpo; ma, fatto questo esperimento, abbiamo notato che il sangue non fluisce nella stessa direzione, quindi, è una grossa incompatibilità. Ricapitolando, non può essere spiegato il sanguinamento né sui polsi né in posizione supina. La grossa incompatibilità la abbiamo, poi, quando parliamo del torace e del sanguinamento che sarebbe il risultato del colpo di lancia sul costato. Abbiamo riprodotto il sanguinamento su di un modello in posizione verticale e ciò che succede è che il sangue scorre verso il basso. La direzionalità del sanguinamento è simile a quello che si vede sulla sindone. Tuttavia, si vede anche un sanguinamento posteriore attraverso i lombi, la c.d. cintura di sangue. Questo è stato tradizionalmente interpretato come il risultato del sanguinamento post mortem, quando il corpo era stato messo nel sepolcro. Nel nostro esperimento con un corpo orizzontale il sangue non raggiunge mai la zona dei lombi, non forma mai la cintura orizzontale ma origina una grossa chiazza a livello della scapola, quindi, non solo non arriva mai ai lombi ma si ferma molto molto più in alto, a livello laterale dell’ascella. E li non va a formare una cintura, ma una grossa chiazza. C’è incompatibilità sia nella forma che nella posizione.

Cosa cambia dopo questo studio?

Il mondo scientifico ritiene la Sindone un artefatto medievale. Io ritengo che la comunità scientifica avesse già molti elementi per attestare la non autenticità della sindone, dopo aver fatto studi chimici ed aver analizzato i dati storici. Gli elementi per credere che sia un’opera d’arte e non altro, c’erano già. Credo che il ‘caso Sindone’ dovesse considerarsi già chiuso. La nostra ricerca aggiunge un elemento in più, certo, a sostegno di tutto questo. Da professore forense, ritengo che questo studio dimostri, così come altre mie pubblicazioni, che le scienze forensi possono essere anche applicate con successo su reperti archeologici e storici per gettare luce su aspetti interessanti della nostra storia. Credo che questo dimostri le potenzialità di un simile approccio multidisciplinare.

Lo studio, però, se lo si va a vedere (almeno nell’estratto a disposizione del pubblico) parla anche di elementi, invece, probanti se non altro la compatibilità, per esempio, sul dorso della mano sinistra e sul lato frontale del torace. Altresì, molti gli elementi sui quali il lavoro in laboratorio ha prodotto ‘risultati non chiari’, come si legge su ‘Journal of Forensic Sciences’. Facendo la tara, sono più gli elementi che depongono per la compatibilità o quelli che depongono per la incompatibilità?

Questo è un po’ il nostro modo di esprimerci, come scienziati forensi, parlare di compatibilità e di incompatibilità. Ritengo che le macchie della Sindone si contraddicano tra loro e, quindi, non siano compatibili tra loro. Questo significa che sono irrealistiche, artefatte. Possiamo parlare di elementi che sono tra loro concordanti verso la ‘non realtà’. La sentenza è unica. Siccome parte delle macchie contraddice l’altra parte, le macchie si contraddicono tra loro e, quindi, non possono che essere un artefatto. Così come in un’indagine forense, non bisogna puntare ad un singolo elemento, ma a diversi elementi che concorrono tra loro a ricostruire un evento che, in questo caso, risulta artificiale.

Se vi fosse la possibilità per gli scienziati di accedere alla Sindone, a suo avviso, quali studi sarebbe necessario fare?

Direi che molto è già stato fatto ma se volessimo fare qualcosa perché per sfatare ogni dubbio, si dovrebbe ripetere la datazione radiocarbonica. Ma non credo che qualcuno avrà mai più accesso al telo. Susciterebbe ulteriori polemiche ed, in fondo, ci sono già tutti gli elementi, come si dice in gergo tecnico, gravi precisi e concordanti.

Gran parte dei titoli di queste ore giocano sul sensazionalismo, che in fatto di Sindone scatta sul negativo, cioè, sulla non autenticità: ‘Sindone, una parte delle macchie di sangue è falsa’; ’Sindone, “parte delle macchie di sangue non può essere vera’;Sindone, studio choc’;Sacra Sindone, almeno metà delle macchie di sangue è falsa’. Questi titoli li trova fedeli? Sono rispondenti ai risultati della Sua ricerca?

Quando si parla di macchie ‘false’, il titolo non risponde alla verità; le macchie analizzate nel loro complesso lo sono. È sbagliato usare il termine ‘falsità’ perché il termine significa che qualcuno ha necessariamente fatto la sindone per ingannare il prossimo. Non credo che si debba necessariamente parlare di una cosa simile per il Medioevo, un’epoca in cui le reliquie avevano una funzione didascalica. Ritengo che sia corretto dire che le macchie sono artefatte, e di conseguenza che la sindone è un artefatto. 

La ricerca è volta a definire la compatibilità delle macchie, l’autenticità o la falsità di tali macchie? La non ‘compatibilità’ è sinonimo in questo caso di ‘falsità?

Lo studio è nato per analizzare cosa succede ad un condannato a morte in crocifissione dal punto di vista del sanguinamento, poi, ci siamo spostati alla comparazione con la Sindone. Infine ,abbiamo iniziato a parlare di compatibilità. Sarebbe forse più chiaro usare il termine ‘realismo’: queste non sono macchie, ma sono segni tracciati dalla mano dell’uomo. Se ci si chiede, le macchie sono compatibili con il sanguinamento di un uomo in croce, la risposta è no. E se si dice no, vuol dire che questo individuo non ha sanguinato sulla croce, né dopo. Sono macchie irrealistiche e sono artefatte. La Sindone è un quadro.

Se concludessimo che come sempre al termine di uno studio sulla Sindone anche in questo caso alla fine ciò che di davvero reale si deve concludere è che anche questa volta ci ritroviamo con in mano un pugno di mosche (risultati a favore e risultati contro e molti ‘risultati non chiari’ e che la Sindone resta un mistero sarebbe scorretto?

Siamo di fronte, secondo me, a qualcosa di più che chiaro già da molto tempo. Il mistero è risolto da molto tempo e questo studio non fa altro che confermarlo. Tuttavia, da cattolico, posso dire che la sindone, come una qualsiasi altra pittura, rappresenta per i cristiani il mistero della morte e risurrezione di Cristo. Questo è l’unico mistero.

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