domenica, Giugno 7

Sindone: i risultati contestati del radiocarbonio L’annuncio dei risultati fu fatto a Torino dal cardinale Ballestrero la mattina del 13 ottobre 1988. Il pomeriggio dello stesso giorno i rappresentanti dei laboratori tennero una conferenza stampa a Londra. Subito si scatenarono le polemiche: scorrettezze di scienziati e non solo

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Nel periodo successivo al prelievo del campione per la radiodatazione della Sindone, avvenuto il 21 aprile 1988, a maggio ci furono due plateali contravvenzioni all’obbligo della riservatezza. A Zurigo fu ammessa la ripresa di tutte le operazioni da parte di una troupe dellaBBC’ per il programma ‘Timewatch’. Lo riferisce il reverendo anglicano David Sox, anch’egli presente. A Tucson furono ammessi il fisico Harry Gove, dell’Università di Rochester (NY, USA), e la sua segretaria, Shirley Brignall.
Dal canto suo, l’ingegnere Luigi Gonella, docente di Strumentazione Fisica al Politecnico di Torino e consulente scientifico del cardinale, lamentò: «Gli esperti del British Museum non si sono fidati del cardinale e hanno voluto essere presenti quando furono prelevati i campioni della Sindone, ma poi non hanno consentito che un rappresentante della Chiesa assistesse come osservatore alle analisi». Il chimico Piero Savarino, docente di Chimica Organica Industriale all’Università di Torino, commenta: «Questo comportamento è onestamente incomprensibile. Si consideri che in sede legale una qualsiasi analisi eseguita in assenza della controparte è disattesa dai tribunali».

In luglio iniziano le fughe di notizie che fanno scalpore sui giornali inglesi, fino a culminare con l’annuncio in prima pagina sul Evening Standard’ del 26 agosto: ‘La Sindone è un falso’. Gonella reagisce indignato: «A noi ancora non hanno comunicato nulla. È un comportamento screanzato. Ci avevano dato la loro parola. Ora l’hanno tradita».
Anche il tecnico Giovanni Riggi, che aveva effettuato il prelievo per la radiodatazione, è irritato: «I laboratori si erano impegnati sul loro onore che non sarebbe trapelato nulla. Invece hanno strumentalizzato la ricerca, usano le indiscrezioni per autopromuoversi. Non ne escono certo puliti». Ma il direttore del laboratorio di Oxford, il fisico Edward Hall, dichiara candidamente: «Francamente credo sia stata una prospettiva senza speranza mantenere il risultato segreto. Non si poteva. Con la maggiore determinazione del mondo». Nella stessa intervista, Hall dichiara di ritenere la Sindone un falso; ammette che sul lenzuolo c’è sangue, ma aggiunge: «Però se sia sangue di uomo o di maiale, chi lo sa?».

Hall vuole assicurare la sopravvivenza della sua cattedra dopo il suo pensionamento e spera di ottenere una grossa somma di denaro da un giornale della domenica per i diritti sulla storia della datazione della Sindone. Riceve centomila sterline dalla ‘ITV’, la televisione indipendente rivale della ‘BBC’, e un milione di sterline da 45 uomini d’affari ericchi amici’. La cattedra sarà occupata dal fisico Michael Tite, direttore del laboratorio di ricerca del British Museum di Londra, che aveva avuto il ruolo di coordinatore dell’operazione di datazione della Sindone.

Gonella sottolinea: «Fin dal principio la vicenda della datazione della Sindone è stata viziata dagli aspetti pubblicistici, cui i laboratori del radiocarbonio si sono mostrati fin troppo sensibili». Il consulente del cardinale, esasperato, esprime un pesante giudizio: «Si sono comportati più seriamente i custodi del duomo di Torino, che hanno taciuto sul prelievo di sette centimetri del lenzuolo, che un gruppo di scienziati, i quali si sono permessi di violare il segreto e di annunciare su giornali scandalistici che la Sindone è un falso medievale. Per me c’è un complotto anticattolico di certi ambienti ben definiti». Quali ambienti? In una successiva intervista, il cardinale Ballestrero riceverà questa domanda: «In tutta questa vicenda potrebbe averci messo lo zampino la massoneria? E le pressioni esterne?» Il card. Ballestrero rispose: «Penso sia indiscutibile!».

Vengono completamente disattesi gli accordi che erano stati presi a gennaio a Londra. I laboratori non solo non hanno completato le misure entro tre mesi e non hanno mantenuto la confidenzialità, ma non inviano nemmeno i dati all’Istituto Colonnetti di Torino per l’analisi statistica. Il Colonnetti a questo punto chiede di non essere più coinvolto e dell’istituto accetta di restare in gioco solo l’ingegnere Anthos Bray, come favore personale al Cardinale Ballestrero. I rappresentanti dei laboratori non si riuniscono a Torino, com’era previsto, per la redazione di una comunicazione scientifica e per rendere noti i risultati al Custode, che verrà informato da Tite con una lettera recapitata a mano il 28 settembre. Circola l’indiscrezione che durante l’estate ci sia stato invece un incontro segreto in Svizzera.

L’annuncio dei risultati della datazione radiocarbonica della Sindone fu fatto a Torino dal cardinale Ballestrero la mattina del 13 ottobre 1988. Il pomeriggio dello stesso giorno Tite e i rappresentanti del laboratorio di Oxford tennero una conferenza stampa a Londra. Dietro di loro campeggiava una lavagna con la data seguita da un punto esclamativo. Hall dichiarò che nessuno con un valore scientifico può ora pensare diversamente dal ritenere che la Sindone sia un falso.
L’indomani il comunicato del cardinale apparve sull’‘Osservatore Romano’. Nel testo si rimette alla scienza la valutazione dei risultati dell’esame. Questo non sarà l’ultimo pronunciamento ufficiale da parte del Vaticano. Infatti, nel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede del 18 agosto 1990 si legge: «Il risultato della datazione medievale veniva a costituire un punto singolare, anzi in contrasto, rispetto ai precedenti risultati, i quali non erano contraddittori con una datazione risalente a 2000 anni fa. Si tratta di un dato sperimentale fra gli altri con la validità e anche i limiti degli esami settoriali che sono da integrare in un quadro multidisciplinare».

Il rapporto finale dei laboratori apparirà sulla rivista Nature il 16 febbraio 1989, quattro mesi dopo la comunicazione ufficiale dei risultati. In esso si legge questa lapidaria affermazione: «Questi risultati perciò forniscono la prova conclusiva che il lino della Sindone di Torino è medievale».
Ma le numerose perplessità sulla vicenda hanno portato
Savarino ad una considerazione opposta: i risultati «non possono essere considerati assiomaticamente conclusivi».

I commenti non mancheranno. Riggi esprime una pesante riserva sull’esame: «Noi riteniamo che esso, da solo, scorporato dagli altri 25 esami proposti, non possa dare una risposta attendibile». Gonella è furente: «I signori di Oxford e Londra si sono comportati malissimo; nel loro atteggiamento c’è un attacco agli altri scienziati senza neppure aver letto i loro articoli. Io avevo una grande stima per l’Università di Oxford che adesso non ho più. Gli scienziati da questa prova sono usciti squalificatissimi».
Il consulente del cardinale ritiene che la procedura scientifica adottata dai tre laboratori non sia ineccepibile: «La stragrande maggioranza dei colleghi non è persuasa, né dalle procedure adottate, né dalle conclusioni. Quei signori, oltretutto, proclamano ai quattro venti che ormai sulla questione è detta l’ultima parola. La loro, ovviamente». Inoltre sottolinea che è mancato un esame fisico-chimico preliminare e sono discutibili le operazioni di pre-trattamento dei tre campioni, cioè le tecniche di eliminazione delle impurità.
Gonella accusa i laboratori di «ubriacatura da successo» e aggiunge: «Scorrettezze ce ne sono state a bizzeffe. I colleghi del radiocarbonio si sono comportati in maniera schifosa. Quegli scienziati hanno ordito un vero complotto per screditare la Sindone. All’inizio, quando essi stessi ci chiesero di poter esaminare un campione sindonico, ci garantirono la massima serietà e completezza delle analisi, insieme alla collaborazione con il custode della Sindone, cioè il vescovo di Torino, e con il suo consulente scientifico, cioè il sottoscritto. Presi dalla febbre della celebrità, quegli scienziati iniziarono a rimangiarsi gli impegni presi: niente più esami interdisciplinari, soltanto il radiocarbonio. Tempestarono anche Roma di pressioni perché Torino accettasse le loro condizioni. Si servirono dell’allora presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, il professor Chagas, per togliersi il sottoscritto dai piedi e fare di testa loro».
Viene spontaneo chiedere a Gonella: perché allora la Santa Sede e il Cardinale Ballestrero hanno accettato? «Perché Chagas», risponde il docente del Politecnico, «ha agito da solo, scavalcando gli altri accademici. E il Vaticano era continuamente minacciato dai laboratori stessi, che ripetevano: se non lascerete fare a noi, soltanto a noi, i risultati non saranno accettabili. Così, alla fine, Ballestrero ha dovuto cedere, pur soffrendone moltissimo. Ed io, sottomettermi. Anche perché quei signori facevano di tutto per avvalorare la tesi che la Chiesa stava mettendo i bastoni fra le ruote alla scienza».
Gonella spiega: «È stato un ricatto. Ci hanno messo con le spalle al muro proprio con un ricatto. O accettavamo il test del radiocarbonio alle condizioni imposte dai laboratori, o si sarebbe scatenata una campagna con accuse alla Chiesa di temere la verità, di essere nemica della scienza».

Nella dichiarazione del comitato scientifico del simposio internazionale, tenutosi a Parigi nel 1989, si legge che ci sono forti riserve sull’analisi statistica dei risultati, in particolare sul valore 6,4 del chi-quadro (χ2) per i campioni della Sindone, che hanno fornito date radiocarboniche non omogenee. Perciò il comitato scientifico ha chiesto la pubblicazione di tutti i dati grezzi ottenuti dai tre laboratori e del commento scritto dal professor Bray del Colonnetti. Durante il simposio internazionale, tenutosi a Roma nel giugno 1993, lo statistico Philippe Bourcier de Carbon ha elencato quindici punti di anomalia nella vicenda radiocarbonica della Sindone:
l’assenza di un verbale formale del prelievo;
l’assenza di archivio video sulle operazioni finali di confezionamento dei campioni;
le contraddizioni nei rapporti ufficiali dei responsabili del prelievo sul taglio e il peso dei campioni;
il mancato rispetto dei protocolli inizialmente previsti per l’operazione di datazione;
il rifiuto della procedura usuale del test a doppio cieco;
il rifiuto della documentazione interdisciplinare, usuale nelle procedure di datazione radiocarbonica;
l’esclusione degli specialisti riconosciuti della Sindone, in particolare gli scienziati americani che hanno partecipato ai precedenti lavori dello STURP (Shroud of Turin Research Project);
la comunicazione ai laboratori, del tutto inusuale, delle date dei campioni di controllo precedentemente al test;
l’intercomunicazione dei risultati tra i tre laboratori nel corso dei lavori;
la divulgazione ai media dei primi risultati prima della consegna delle conclusioni;
il rifiuto della pubblicazione dei risultati grezzi delle misurazioni (richiesta anche con insistenza nel suo comunicato ufficiale dal comitato scientifico che ha preparato il simposio di Parigi nel 1989);
il mancato chiarimento dell’isolamento singolare dell’intervallo di confidenza delle misure rea­lizzate dal laboratorio di Oxford rispetto a quelle realizzate dagli altri laboratori;
il valore inaccettabile di 6,4 pubblicato sulla rivista ‘Nature’ per il test statistico del chi-quadro sui risultati dei dosaggi del radiocarbonio sulla Sindone;
il rifiuto di qualsiasi dibattito contraddittorio sulla statistica delle misure realizzate;
il rifiuto, del tutto insolito, della pubblicazione della perizia statistica di questa operazione, affidata ufficialmente al prof. Bray dell’Istituto G. Colonnetti di Torino (richiesta anche con insistenza nel suo comunicato ufficiale dal comitato scientifico che ha preparato il simposio di Parigi nel 1989).

Bourcier de Carbon conclude: «Una tale constatazione di carenze rimane completamente inusitata nel quadro di un dibattito autenticamente scientifico e non si può che deplorare questa deroga alla deontologia usuale».

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