martedì, Novembre 12

Sindicatos, pranes e guerriglieri: il lato oscuro del Venezuela Chi sono i gruppi criminali e guerriglieri colombiani che controllano il Sud del Paese e le miniere di oro e metalli preziosi

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Gruppi criminali locali, guerriglieri colombiani e fazioni ribelli dissidenti e elementi corrotti delle Forze dell’Ordine controllano vaste aree a sud del fiume Orinoco, negli Stati Bolívar e Amazonas, ovvero controllano il ricco mercato dell’oro illegale e degli altri minerali la cui estrazione avviene illegalmente. La situazione e i rischi insiti per la stabilità del Venezuela li abbiamo raccontati in Oro e morte nel violento Sud del Venezuela’. Ma chi sono questi gruppi criminali e questi ex guerriglieri divenuti criminali comuni che hanno trasformato il Sud del Venezuela in una bomba a orologeria per la sicurezza dell’intera regione e continuano essere un problema ben poco conosciuto?

Sonosindicatos’, ‘pranes’ e membri delle sigle della guerriglia colombiana politicamente ben note, le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) e l’Ejército de Liberación Nacional (ELN). A descrivere questa realtà e il loro agire è Crisis Group, il centro studi che ha realizzato il più recente e completo rapporto sul tema.

Le principali organizzazioni criminali nello Stato di Bolívar sono ‘sindicatos’ e bande gestite dai cosiddetti ‘pranes’.
Il ‘pran è il capo di un gruppo criminale normalmente dedito al traffico di droga e all’estorsione che spesso gestisce le sue operazioni dal carcere. I ‘sindicatossono emersi dai sindacati dei lavoratori edili nelle due principali città di Bolívar, Puerto Ordaz e Ciudad Bolívar.
Secondo i lavoratori, i sindacati delle costruzioni ottenevano regolarmente contratti di lavoro nel settore dell’edilizia attraverso l’intimidazione e l’estorsione, e stavano già operando come agenti criminali organizzati prima della crisi economica , la quale poi ha causato la contrazione dell’industria.

I ‘sindicatos’ e ‘pranes si sono fusi in un unico fenomeno criminale, anche se violenti scontri tra gruppi in competizione continuano a divampare. I problemi economici del Venezuela li hanno costretti a diversificare il loro portafoglio di attività illecite, a sua volta stimolando la loro espansione e aggravando le dispute sul controllo territoriale.
A volte i militari hanno armato i sindicatosche operano in complicità con le forze di sicurezza dello Stato, forze che in cambio ricevono pagamenti in oro, ma allo stesso tempo queste bande criminali sono diventate più indipendenti e più difficili da controllare, guadagnano terreno ed espandono le loro politiche e la loro influenza economica. «In questo momento, i pranes non hanno bisogno di rubare le armi al Governo perché hanno abbastanza oro per comprarle», dice un rappresentante delle ONG a Crisis Group.

A ovest di Bolívar, al confine tra Colombia e Brasile, c’è lo Stato dell’Amazzonia, che storicamente è stato un punto di ingresso in Venezuela per i gruppi di guerriglieri della sinistra colombiana, ovvero le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) e l’Ejército de Liberación Nacional (ELN).

Questi gruppi  -FARC e ELN- operavano nel Paese prima che il defunto Presidente Hugo Chávez salisse al potere, nel 1999, ma negli ultimi due decenni hanno guadagnato terreno a motivo delle loro affinità ideologiche con i governi di Chavez e Maduro e per la convergenza degli interessi economici. La tolleranza venezuelana nei confronti dei guerriglieri colombiani precede il boom minerario nel sud del Paese. Già dal 2002 i guerriglieri colombiani hanno iniziato muoversi in Venezuela in tutta sicurezza.  Nel 2005, poi, la Guardia Nazionale ha messo in carcere il colonnello José Humberto Quintero per aver catturato il leader delle FARC, Ricardo González, il cosiddetto ‘Ministro degli Esteri’ del gruppo. In tal modo, il Governo venezuelano ha di fatto dato il via libera ai guerriglieri per operare impunemente.
Le FARC  -la più grande insurrezione della Colombia fino a quando non ha deposto le armi, nel 2017- hanno trovato in Venezuela sia un rifugio sicuro, per sfuggire alle forze armate della Colombia, sia un nuovo territorio per espandere il traffico di droga e le attività minerarie illegali. In un discorso del 2008 al Parlamento, in diretta TV, Chávez aveva dichiarato che né le FARC né l’ELN erano un gruppo terroristico, ma ‘veri eserciti’ e ‘forze ribelli con un obiettivo politico’. Le FARC hanno, così, continuato a utilizzare il Venezuela come retroguardia strategica, spostando combattenti, armi e vittime di rapimenti attraverso il confine.

L’ELN, il secondo gruppo di guerriglieri colombiano con circa 2.000 combattenti in Colombia, attraversa regolarmente il Venezuela da decenni, operando in almeno 13 dei 24 Stati del Venezuela, e molti dei suoi leader vivono in Venezuela. Secondo Fundaredes, una ONG con sede in Venezuela, l’ELN controlla le stazioni radio, influenza il mondo dell’istruzione ed è strettamente connesso con i politici locali. Nonostante abbia preso parte ai colloqui di pace dal 2017 al gennaio 2019, si è reinventata in Venezuela. «I guerriglieri colombiani non sono guerriglieri di frontiera. Sebbene abbiano campi in tutta la regione di confine, la loro  attività in Venezuela è nazionale», dichiarano le ONG locali. Un campo ELN, secondo quanto riferito, esiste anche nella Sierra de San Luis, situata tra gli Stati di Lara e Falcón, a 30 chilometri dalla costa caraibica. Questo punto d’appoggio potrebbe garantire loro il controllo sulle rotte del traffico verso i Caraibi olandesi.

I sindicatos venezuelani controllano vaste aree di territorio ricco di risorse nello Stato di Bolivar e gestiscono operazioni minerarie illegali fino al confine con la Guyana. L’intimidazione e la violenza estrema sono diventati il ​​mezzo preferito per assicurare che le comunità locali obbediscano alle bande. I sindicatos hanno anche operato lungo il confine con il Brasile, dove si sono scontrati con gruppi di autodifesa indigeni che cercavano di proteggere le loro terre.
Nonostante la loro rapida espansione, i sindicatos sono minacciati dai concorrenti provenienti dalla Colombia. L’ELN ricava circa il 60% del suo reddito dalle attività minerarie in Colombia e Venezuela, mentre un fronte dissidente delle FARC noto come Acacio Medina ricava più della metà dei ricavi dalle attività minerarie in Venezuela.
ELN ha aumentato la propria presenza nelle aree minerarie del Venezuela. I minatori locali riferiscono di tasse sulle operazioni minerarie illegali e attività correlate, come il trasporto di forniture alle miniere. L’ELN subappalta ad altri attori armati le sue operazioni, rendendo difficile conoscere esattamente l’estensione delle attività della guerriglia. Numerosi testimoni del business minerario testimoniano che ELN ora controlla un corridoio est-ovest attraverso le principali regioni minerarie del Sud del Venezuela, consolidando la sua autorità in alcune aree minerarie.
I sindicatos gestiscono ancora la maggior parte delle miniere nello Stato di Bolívar, ma hanno recentemente perso terreno a vantaggio dell’ELN in alcune aree, in particolare nei comuni di Cedeño, Sifontes, Piar, Sucre, Angostura e Roscio. Il gruppo opera anche lungo il confine con la Guyana, dove, negli ultimi decenni, avrebbe organizzato ‘corridoi’ per il supporto finanziario e logistico.

Nello Stato di Amazonas, i leader delle comunità indigene segnalano la presenza di dissidenti delle FARC e guerriglieri dell’ELN in tutti e sette i municipi statali, due dei quali confinano con il Brasile e cinque colombiani, dove sono coinvolti nelle attività minerarie.
L’estrazione mineraria nello Stato di Amazonas è illegale da quando, negli anni ‘90, è stato emanato il decreto che istituzionalizza la Riserva della Biosfera dell’Alto Orinoco-Casiquiare (1989 Decree 269, Alto Orinoco-Casiquiare Biosphere Reserve) e altri parchi nazionali, ma continua a dominare l’economia della regione. Le tre principali città venezuelane che si affacciano sulla Colombia lungo il fiume Orinoco -Puerto Páez (nello Stato Apure), Puerto Ayacucho e San Fernando de Atabapo (entrambi nello Stato di Amazonas)- hanno tutte una forte presenza di ELN. Un certo numero di fonti identificano un combattente chiamato Alex Bonito come leader locale dei guerriglieri.

I dissidenti delle FARC dell’Acacio Medina Front controllano l’area di Puerto Colombia-San Felipe, sul lato colombiano del Rio Negro, e operano nel comune di Rio Negro sul lato venezuelano del fiume. I dissidenti delle FARC gestiscono le miniere di Yapacana in Amazonas. Il gruppo, secondo fonti dall’interno del medesimo, ha familiarizzato con le miniere di Yapacana mentre tassavano coltan illegale e operazioni di estrazione dell’oro nella regione di Guainía in Colombia nel 2007. Fonti dell’intelligence colombiana affermano che questo fronte non è stato smobilitato nel 2017, dopo l’accordo di pace, perché l’attività mineraria illegale era diventata troppo redditizia. Diversi minatori colombiani e venezuelani che viaggiano dalle miniere per vendere il loro oro a Puerto Inírida, nello Stato colombiano di Guainía, confermano che l’ELN è presente anche nelle miniere di Yapacana. I due gruppi armati sembrano operare in alleanza, anche insieme ai membri della Guardia Nazionale che operano nella zona.
Oltre alle miniere, Acacio Medina controlla 30-40 barche da dragaggio d’oro sul Rio Negro nella parte sud-orientale della Guyana. Per ogni barca i dissidenti ricevono circa dieci grammi di oro al mese in tasse, il cui valore di mercato è di circa $ 400. Secondo una fonte di intelligence, una rete criminale che coinvolge Acacio Medina, presumibilmente operante insieme a ufficiali militari e guardia carceraria, porta in Colombia 15-20 kg di oro alla settimana. Usando i fiumi Guaviare, Guainía e Inírida che attraversano il confine tra Venezuela e Colombia. Anche Acacio Medina muove presumibilmente armi, cocaina e denaro in coordinamento con fronti dissidenti situati nelle aree di confine. Corridoi di droga corrono dai dipartimenti di Guainía e Vichada in Colombia, in Brasile e in Venezuela, usando reti fluviali e piste di atterraggio clandestino lungo le rive da cui gli aerei partono per destinazioni internazionali.

Per i dissidenti delle FARC e per i membri dell’ELN scettici sulla pace con il Governo colombiano, il Venezuela rimarrà probabilmente un rifugio sicuro, almeno finché il Governo di Caracas non cambierà, poi si vedrà, per quanto Juan Guaidó -se dovesse esserci il cambio di regime- potrebbe volersi impegnare a rimandare in Colombia questi gruppi di guerriglieri, considerata la sua collaborazione con il Presidente colombiano Iván Duque Márquez, che punta a chiudere l’accordo di pace con ELN non prima del loro rientro dal Venezuela.

Le operazioni di estrazione mineraria lucrative non sono l’unica attrazione per i gruppi criminali che cercano di fare soldi nel Sud del Venezuela. Possono facilmente reclutare adolescenti provenienti da comunità indigene delle zone più remote e povere dell’area, area che per loro è un corridoio per la droga diretta verso i mercati caraibico, nordamericano ed europeo, a ciò si aggiunga la disponibilità di forze di sicurezza locali corruttibili; il tutto crea un un clima a loro favorevole per molte forme di attività illecite.

I  sindicatos controllano un ampio portafoglio di attività illegali tra cui estorsione, riciclaggio di denaro sporco e traffico di droga, e impongono le proprie regole alle comunità in cui operano. I  sindicatos risolvono i conflitti locali con un pugno di ferro, imponendo multe o misure disciplinari che includono il lavoro forzato.

I sindicatos e guerriglieri hanno rapporti difficili con i minatori, che pare comunque preferiscano  i guerriglieri ai sindicatos e alla Guardia nazionale. Tutti i gruppi criminali e i guerriglieri impongono tasse sull’estrazione e il trasporto di minerali, calcolando l’importo che i minatori devono in base all’entità delle loro operazioni. I minatori effettuano pagamenti in oro. I sindicatos uccidono quelli che non riescono a pagare la quota concordata, mentre i guerriglieri tendono a dare a un minatore più tempo per effettuare il pagamento, per quanto ricorrerebbero a pestaggi e esecuzioni pubbliche  anche per crimini come quello di portare un telefono cellulare alle miniere. Le droghe e l’alcol sono vietati nelle miniere sotto il controllo dei guerriglieri.

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