martedì, Settembre 29

I Simpson: intrattenimento, cultura, successo

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Il 19 aprile del 1987, durante il ‘Tracy Ullman Show‘, andava in onda la prima puntata di ‘The Simpsons’. Sono passati trent’anni da allora e la serie animata di Matt Groening, James L. Brooks e Sam Simon ha scalato i vertici delle classifiche diventando una delle serie di animazione (e non solo) più viste di sempre e ricevendo svariati premi e riconoscimenti.

Dopo il successo negli States, i Simpson sono divenuti un fenomeno di massa anche in molti altri Paesi del mondo: le espressioni tipiche di alcuni personaggi della serie sono diventate espressioni comunemente utilizzate da molte persone nella vita reale e si sono addirittura avuti casi in cui marchi reali sono stati prodotti ispirandosi a quelli immaginari presenti nella serie (è il caso della birra Duff, ad esempio).

I Simpson hanno all’attivo trenta stagioni ed un lungometraggio, senza parlare del gran numero di epigoni: a cosa si deve il successo straordinario di questa serie animata? Come è stato possibile creare un prodotto di cultura di massa capace di toccare un pubblico tanto vasto veicolando, allo stesso tempo, argomenti complessi e critiche feroci alla società?

Ne abbiamo discusso con il Professor Giancarlo Poidomani, insgnante di Storia Contemporanea all’Università di Catania ed autore del libro ‘I Simpson e la storia: viaggio nel tempo a bordo di un divano‘.

 

Come si spiega il successo dei Simpson negli Stati Uniti e nel resto del mondo?

Secondo me il successo dei Simpson si spiega con il fatto che questa sitcom è uno specchio fedele, non solo della società americana, ma della società occidentale contemporanea. Quindi c’è un naturale processo di identificazione e di immedesimazione, di mimesi, che tocca gli spettatori, tra l’altro appartenenti a fasce sociali ed anagrafiche molto diverse: è un cartone animato (anche se chiamarlo così può essere un po’ riduttivo) che è guardato dai bambini di cinque anni fino agli anziani. Tutti riescono ad immedesimarsi in qualcuno degli innumerevoli personaggi che popolano questo universo e a cogliere qualcosa che lo riguardi; cose anche molto diverse tra loro.

Oltre al gran successo di pubblico, i Simpson hanno avuto anche grandi riconoscimenti dal mondo della cultura: si può dire che si tratti di un prodotto della cultura contemporanea?

Si direbbe che abbiano avuto un gran successo di critica. Io lo scrivo nell’introduzione del mio libro ed è anche il motivo per cui ho deciso di scriverlo: essendo un grande appassionato dei Simpson, ma essendo anche uno studioso, quando leggevo qualcosa sul tema cercavo anche analisi serie. Ebbene, prima di questo libro erano stati pubblicati un libro sulla filosofia nei Simpson, di serissimi filosofi americani, un libro sulla teologia nei Simpson, scritto da uno dei maggiori teologi italiani che è Brunetto Salvarani, e un altro libro molto interessante sulla scienza nei Simpson, scritto da Marco Malaspina che è un giornalista scientifico molto bravo dell’Istituto di Astrofisica Nazionale. A quel punto mi sono detto: ‘nessuno ha scritto qualcosa sui rapporti tra la storia e i Simpson’, quando invece, per la mia professione, ne vedevo tantissimi di riferimenti. È per questo che ho deciso di scrivere questo libro, mettendo assieme passione e professione.

I Simpson sono un altissimo prodotto culturale, innanzi tutto, perché dietro non c’è solo un genio, che è Matt Groening: dietro ogni puntata ci sono circa dieci dodici sceneggiatori che si sono quasi tutti formati nelle università delle ‘high leagues’, che sono le più importanti università americane

Quale è la ricetta che ha permesso di veicolare una raffinata descrizione e critica sociale attraverso un prodotto di massa?

Qui interviene l’egemonia culturale americana, la ‘american way of life’: è chiaro che, dal secondo dopoguerra in poi, si è un po’ imposto in tutto il mondo; ciò che è avvenuto con il cinema hollywoodiano, che rappresenta l’80% le cinema fruito a livello mondiale, è avvenuto anche in altri settori. I Simpson sono parte di un’industria culturale fondamentale, quella televisiva e non dimentichiamo che oggi anche le serie TV, ne cito una per tutte, ‘The walking dead’, hanno un successo planetario e che la maggior parte della serialità televisiva ha origine americana. Quindi il caso si spiega sicuramente con l’egemonia culturale americana.

La particolarità dei Simpson, però, è quella di avere questa capacità di guardare ai pubblici esteri. In molte puntate, i Simpson viaggiano in molte parti del mondo: vanno in Brasile, in Australia, in Inghilterra, o anche in Italia… addirittura nella Cina comunista. C’è anche una produzione mirata che cerca di coinvolgere e di far immedesimare un pubblico il più planetario possibile.

Bisogna pensare che una puntata dei Simpson costa circa 500.000 dollari, un costo enorme: questo significa che per farla c’è molta cura e molta scrittura dietro. La scrittura è fatta in modo tale che nei Simpson ci sono tanti livelli di lettura sovrapposti : questo significa che si possono anche affrontare delle tematiche molto spinose come quelle dell’inquinamento o dell’ambiente, tematiche politiche come quelle dell’omofobia, del razzismo o delle armi… qualcuno ha detto che, attraverso i Simpson, si potrebbe parlare di tutto e di tutti: io aggiungo che si potrebbe parlare di molti personaggi, processi ed eventi della storia contemporanea.

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