giovedì, Aprile 25

Silvano Casini: se l’Agenzia Spaziale Italiana non cambia la sua rotta, lascia lo spazio al palo L’Amministratore straordinario dell’ASI nel biennio 1995-1996, spiega come, con decretazione d’urgenza, provare a porre rimedio alla crisi politica del settore a pochi mesi da appuntamenti strategici

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Lo scorso 28 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato dieci disegni di legge di delega al Governo per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore. Tra queste, rientrano le materie di istruzione, università, ricerca. Il dispositivo, i cui testi sono collegati alla legge di bilancio per il 2019, fanno seguito e superano quanto già disposto lo scorso 12 dicembre, puntando, tra l’altro, alla razionalizzazione degli enti di ricerca oggi esistenti e alla riduzione del numero dei componenti dei relativi organi.

L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) è tra gli enti destinatari delle previsioni di delega, in quanto a tutt’oggi è rimasta nella sua forma istitutiva originaria di ente pubblico di ricerca, vigilato dal MIUR, formalmente dotato di ampia autonomia e discrezionalità scientifica, finanziaria e strategica. Al tempo stesso, però, con la legge di riordino della governance spaziale del 2018, buona parte delle competenze connesse alla definizione degli indirizzi e obiettivi strategici spaziali nazionali, come anche le decisioni in merito alla partecipazione italiana ai programmi dell’Agenzia Spaziale Europea e dell’Unione Europea e alle relazioni spaziali internazionali, sono stati trasferite al Comitato Interministeriale per lo Spazio e alla sua struttura di supporto creata presso Palazzo Chigi.

Oggi l’ASI, così come è articolato il suo ordinamento, è solo uno strumento di supporto tecnico-scientifico di tale struttura, tant’è che, come è noto, il Parlamento già ha provveduto a rettificare la legge spazio, rimuovendo la figura del Presidente quale componente di diritto nel comitato interministeriale, relegandolo alla funzione partecipativa solo se convocato e senza diritto di voto, «con funzione di alta consulenza tecnico-scientifica».

In questa ottica, ha senso procedere al reinsediamento in corso delle cariche di Presidente e all’interno sia del Consiglio di Amministrazione che del Comitato tecnico-scientifico? Se è vero, come è vero che esiste una trasformazione funzionale, si palesa un serio rischio che entro uno o due anni i decreti delegati di riforma dell’ente spaziale travolgano i mandati quadriennali di tali poltrone.

Da qui, l’esigenza di approfondire alcune considerazioni in materia di politica spaziale nazionale con chi ne ha fatto parte della storia: una storia dura che in un solo anno solare ha visto una luce ben diversa da come era principiata. Così, alle nostre domande ha risposto l’ingegnere Silvano Casini, Amministratore straordinario dell’ASI, nel biennio 1995-1996 durante il Governo di Lamberto Dini, a cui è seguito quello di Romano Prodi.

 

Qual è la situazione di oggi dello Spazio in Italia?

In realtà sin dalla creazione di ASI il contesto è sempre stato drammatico e lo sarà se un cambiamento istituzionale non modificherà interamente la sua organizzazione.

Proviamo a spiegare.

La legge n.7 del gennaio 2018 ha attribuito al Presidente del Consiglio dei Ministri l’alta direzione, la responsabilità politica generale e il coordinamento delle politiche dei ministeri relativi ai programmi spaziali e aerospaziali, nell’interesse dello Stato e ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio il COMINT (il Comitato Interministeriale per le politiche spaziali e aerospaziali), «al fine di assicurare l’indirizzo e il coordinamento in materia spaziale e aerospaziale anche con riferimento ai servizi operativi correlati».

Dunque, con questa legge l’Italia ha blindato a ruolo primario il settore spaziale.

La legge disciplina la competenza esclusiva dell’intero complesso di strategie del settore spaziale e aerospaziale nazionale in un quadro coerente, coordinato e razionalizzato in termini di risorse umane e finanziarie. Inopinatamente, però, l’operazione di revisione dell’assetto di governance del settore è rimasta nel testo di legge a metà, in quanto per tutto questo tempo ha lasciato intatta la struttura di ASI, col suo Consiglio d’Amministrazione e il suo presidente direttamente dipendente da MIUR, con un direttore generale e tutta una struttura anchilosata e comunque indipendente da COMINT.

Questo almeno fino allo spacchettamento avvenuto l’ultimo giorno dello scorso mese

È così. Da un lato è attribuita al COMINT la competenza per «definire gli indirizzi del Governo in materia spaziale e aerospaziale con riferimento anche alla ricerca, all’innovazione tecnologica e alle ricadute sul settore produttivo», «individuare le linee prioritarie per la partecipazione ai programmi europei dell’ESA e per lo sviluppo degli accordi bilaterali e multilaterali», «definire le priorità di ricerca e applicative nazionali e gli investimenti pubblici del settore», «elaborare le linee strategiche governative del settore spaziale e aerospaziale, promuovendo i necessari processi di internazionalizzazione delle capacità nazionali», nonché ogni altra funzione di direzione, indirizzo e coordinamento in materia di relazioni internazionali, promozione delle sinergie tra enti pubblici e privati nazionali, trasferimenti di conoscenze dal settore della ricerca alle applicazioni commerciali e ai servizi di pubblica utilità, programmi spaziali e aerospaziali che coinvolgono aspetti di sicurezza nazionale e di tipo duale, trasferimento tecnologico, formazione in discipline spaziali e aerospaziali e dall’altra parte, ASI resta sempre nella pienezza dei poteri di indirizzo e controllo dei suoi organi.

E cosa comporta questo assetto?

Il mancato completamento della riforma della governance spaziale nazionale produce una duplicazione di layers strategici, con effetti di sovrapposizioni e incongruità di direttive. Mi pare piuttosto difficile immaginare che tali elementi di confusione sistemica e strutturale non impattino negativamente su coerenza, linearità, univocità e efficacia delle direttive strategiche e delle relative modalità di attuazione. Del resto, l’attuale commissario ha sua sponte annunciato una serie d’iniziative con NASA apparentemente senza parlarne con il COMINT.

Che propone di fare, un amministratore che nel giro di un anno ha rimesso in piedi un ente governativo ridotto allo stremo delle sue forze?

Basta avere l’umiltà d’imparare dagli altri, invece d’inventarsi astrusi arzigogoli. Nel nostro caso calza a pennello il modello americano. NASA, che non è certo una piccola agenzia, ha un amministratore unico, responsabile del suo funzionamento e del raggiungimento degli obiettivi strategici che sono ad essa affidati. Tale amministratore dipende direttamente dal National Space Council. Lo NSC è l’equivalente del nostro COMINT e il suo presidente risponde direttamente al Presidente degli Stati Uniti. Ogni nuova strategia e ogni modifica delle traiettorie in corso viene preparata da NSC e deve essere approvata dal capo della Casa Bianca, diventando legge mediante una direttiva presidenziale. La semplicità del sistema americano è straordinaria ma lo è pure la sua efficacia. Che poi esistano anche da noi i presupposti giuridici che consentono al Governo e al Parlamento di completare la ristrutturazione del settore spaziale, è altrettanto vero, specie ora dopo la delega del 28 febbraio, ma questa è un’altra storia, perché non sembra ci sia interesse a occuparsene e a riprova di quanto affermo vedo che l’indipendenza di ASI dal COMINT e la sua soggezione al MIUR hanno addirittura portato a una situazione di stallo, di attesa che dalle ampie maniche dell’establishment esca un presidente delle cui qualità manageriali nessuno se ne sta occupando. Quanto tempo occorrerà poi per eleggere membri del consiglio di amministrazione che siano idonei all’incarico da assolvere? Il mondo non ci aspetta e nell’anno in corso il Governo sarà chiamato ad affrontare, tra mille altre problematiche spaziali -comprese quelle industriali e sociali- due appuntamenti fondamentali: il Consiglio Ministeriale di ESA che si svolgerà in novembre a Siviglia e il completamento dell’iter approvativo del regolamento UE che istituisce il programma spaziale europeo e la relativa Agenzia Spaziale dell’Unione. In entrambi i casi l’Italia dovrà comunque accollarsi quote di contribuzione ingenti. La Francia, nostra principale controparte nel settore, sta lavorando da due anni alla preparazione di piani e programmi che dovranno essere approvati. Non mi consta che si sia fatto altrettanto in Italia. Non meravigliamoci allora se i dossier che verranno presentati alle delegazioni per l’approvazione dei programmi, della loro leadership industriale, dei costi e della ripartizione fra i partecipanti, conterranno clausole molto favorevoli ai nostri vicini e assai meno nei confronti dell’Italia. L’Italia, con una preparazione assolutamente inadeguata, non saprà neanche come recuperare terreno. Queste attività non si improvvisano. Per eventi come la Ministeriale ESA, per non parlare degli accordi UE, si discute e si negozia bilateralmente con le delegazioni più importanti per almeno sei mesi prima dell’evento. Nelle due giornate della conferenza si affrontano poi problemi di ordine inferiore. Solo quattro soldi residui per soddisfare modeste richieste di qualche Paese minore.

E che si può fare?

E’ necessario gestire il periodo di transizione per portare a compimento la riforma di settore, assicurando nel contempo una continuità dell’azione di Governo a tutti i livelli, soprattutto per gli importanti appuntamenti attesi nel 2019. Occorre quindi dare ad ASI una configurazione, sia pur transitoria, che duri almeno un anno, che sia quanto più vicina all’assetto finale che la riforma compiuta dovrà prevedere. Un’ipotesi percorribile potrebbe essere quella cui il Paese già ricorse nel 1995 con la legge n. 233 di maggio 1995 che con una formula molto stringata istituì un regime transitorio e speciale in cui «l’amministrazione sia ordinaria che straordinaria dell’ASI è affidata a un amministratore straordinario di riconosciuta autorevolezza, di elevata capacità manageriale e competenza scientifica, nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del MIUR, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. Le competenti commissioni parlamentari esprimono il parere sulla proposta di nomina…»; «L’amministratore straordinario esercita le funzioni attribuite dalla legge … al presidente, al consiglio di amministrazione e al direttore generale». Ove quindi fosse verificata anche oggi, come allora, una volontà politica di completare il riordino del settore spaziale, potrebbe procedersi anche con decretazione d’urgenza del Governo a istituire un nuovo periodo di amministrazione straordinaria, che consenta di avvalersi dell’ASI quale ente a carattere esecutivo, strumento tecnico-operativo e gestionale di immediata operatività e efficienza, mantenendo il COMINT e la sua struttura a Palazzo Chigi nella piena e indiscussa disponibilità di tutte le proprie prerogative strategiche e di indirizzo, prefigurando dunque l’assetto finale cui il sistema dovrebbe tendere, per il periodo strettamente necessario a definirlo e implementarlo, con i provvedimenti legislativi, regolamentari e decretativi richiesti.

Fu lei ad essere designato per questa operazione così delicata

Già! Arrivai in ASI all’inizio del settembre 1995. Trovai un’agenzia totalmente destrutturata e con un vuoto di cassa di 1.600 miliardi di lire. Il 4 ottobre era in calendario l’apertura della Conferenza Ministeriale di Tolosa, la più drammatica di tutta la storia di ESA. Il 3 ottobre alla cena di accoglienza dei delegati, il Ministro francese, totalmente demoralizzato, mi confidò che a suo avviso la conferenza, a causa delle posizioni tedesche, sarebbe stata un disastro, provocando così il blocco delle attività di ESA e fu mio compito rincuorarlo. La conferenza fu molto difficile ma finì in un trionfo. Ma questa è un’altra storia.

Che però sarebbe bello raccontare…
Purtroppo in ASI nessuno, né presidente né consiglieri né direttore generale, si erano preoccupati di elaborare una strategia nazionale perché evidentemente non avevano compreso le implicazioni conseguenti al vuoto di cassa. La mia prima mossa fu la presentazione ufficiale dell’entità della bancarotta di ASI al Council di ESA, assieme a una documentata manifestazione di insoddisfazione per una gestione ESA de facto bicefala di Francia e Germania, chiaramente nociva per gli interessi del nostro Paese. Le dico subito che dopo Tolosa si passò al triumvirato Francia-Germania-Italia). Seguì poi, per tutto settembre una serie d’incontri a Parigi col Ministro François Fillon e il suo capo di gabinetto; momenti duri ma sempre costruttivi, con lo scopo di rinegoziare l’ammontare dei contributi italiani in determinati programmi correnti e in quelli che sarebbero stati gli oneri derivanti dalla Conferenza di Tolosa. L’Italia guadagnò parecchio terreno. Per esempio, ottenni che la Francia assumesse l’onere di saldare buona parte del nostro mancato ritorno geografico. Infine, stabilimmo una tattica comune, sbaragliando così le posizioni di quell’altra potenza che voleva dettare legge a tutti i costi!

Ma il suo impegno non rimase solo nell’alveo della Ministeriale.

Naturalmente no. Dopo Tolosa, diedi ad ASI una struttura manageriale, come documentato dalla Corte dei Conti. Il modello però non ha avuto seguito. Io feci anche avanzare parecchie altre azioni di carattere strategico, tra cui l’accordo con NASA per il Mini Pressurized Logistic Module e altri programmi che hanno dato respiro alla tecnologia nazionale. Infine, nel giugno 1996 proposi il Piano Strategico Decennale, primo e ultimo preparato con solo personale interno ad ASI. Quando lo presentammo, vi fu anche una delegazione NASA che si congratulò con noi e onestamente, ne fummo molto soddisfatti. Il Piano teneva conto di tutte le nostre attività nazionali, ma anche con ESA, NASA, Russia e Argentina con prospezioni fortemente innovative. Tra le novità, COSMO SkyMed e Vega sono ancora oggi la spina dorsale della nostra grande industria spaziale. Il piano mostrava, naturalmente voce per voce, i costi annuali. Lo presentai subito al Ministro del Tesoro, che era Carlo Azeglio Ciampi, ben noto per essere di manica strettissima ma quello che poi nel maggio 1999 sarebbe diventato il capo dello Stato, lo approvò in appena sette giorni. All’inizio di novembre diedi le dimissioni per incompatibilità con la nuova compagine.

 

Così il contributo di Silvano Casini, di un manager che in soli pochi mesi ha mostrato di poter risolvere gravissimi problemi dando slancio a nuove iniziative strategiche di lungo termine.
Noi facciamo nostro il suo entusiasmo nell’auspicare la velocizzazione di alcuni passaggi governativi necessari a sostenere un settore per il quale l’Italia è una delle poche Nazioni al mondo a disporre di una filiera di prodotto completa, per l’accesso allo spazio, ovvero i lanciatori, i satelliti e il ground segment. L’inevitabile passaggio alla Space Economy richiede che l’attuale modello faccia posto a una più snella architettura di sistema integrato, che sappia tenere insieme eccellenza tecnologica ed efficacia dei servizi proposti, pena le dolorose conseguenze sociali. Ma anche, che sia in grado di introdurre i dovuti correttivi per salvaguardare gli investimenti pubblici in un settore di rilevante interesse sociale, economico, nonché di sicurezza e difesa nazionale.

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