domenica, Agosto 25

Silenziata l’Italietta vomitevole delle ‘zingaracce’, ‘prima gli europei’ Se vogliamo costruire l’Europa, questa non può essere costruita sulle Nazioni intese come Stati, ma sulle nazionalità intese come culture e tradizioni comuni e diverse, messe insieme per costruire un ente nuovo, una entità diversa e terza, che si chiami Europa

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Il Direttore di ‘L’Indro‘, mi chiede, essendo io editorialista della testata, di scrivere sulle vicende odierne del nostro Governo.
Dovrei, oggi, parlare dellezingaracce’, del «vada a riprendere i bambini, visto che le piace tanto» di un ‘vicepremier’ a Milano Marittima, dovrei parlare dello scambio di migranti tra i trenta sbarcati ad Augusta e i trenta in arrivo, dovrei parlare degli allegri giochi del figliolo del ‘vicepremiersulle spiagge emiliane, dovrei parlare delle parole arroganti e violente del Ministro medesimo e dei suoi colleghi, dovrei parlare degli incontri in alberghi lussuosi in Russia o a Roma prima di accoltellare ‘per paura’ un poliziotto disarmato, dovrei addirittura parlare delle illuminate parole del viaggiatore professionale degli stellini, o delle parole di Giggino, al confronto delle quali le ambiguità di certi politicanti democristiani di altri (altri?) tempi sono prese di posizione eroiche e decisive, dovrei parlare di un Governo sempre in bilico ma che non cade e non cadrà, perché gli interessi dei politicanti che ne fanno parte è di tenerlo in piedi finché Salvini sarà sicuro di vincere a piene mani con la Meloni e Di Maio avrà salvato il salvabile della sua personale ‘carriere’ politica.

Dovrei.
Ma, mi scusi Direttore, non posso, anzi, non voglio.
Il disgusto, lo schifo e anche la preoccupazione, diciamo pure la paura, per la china ormai quasi irreversibile che ha assunto questo Governo e il suo ridicolo ‘premier’, sono troppo forti.
Mi dice il Direttore: “ma devi, tanti troppi italiani plaudono volgarmente e sguaiatamente a queste brutture, non possono passare sotto silenzio”.
Vero: è già accaduto e sappiamo quanto lo abbiamo pagato, certo su Twitter o Facebook non se ne parla e quindi lacultura italiana in materia è scoperta.
Ma ogni ragionamento è inutile di fronte alla frenesia della piazza, alla incontrollabilità dell’odio, alla obnubilazione della coscienza, alla cecità della ragione.
La storia insegna che il risveglio spesso è brusco e doloroso, quando non tragico. Talvolta, di rado, il risveglio accade prima dell’irreparabile, ma è raro.
E dunque, perdonatemi, l’unica risposta è il silenzio … chi sa che sia più rumoroso dell’abbaiare altrui.

Così, voglio chiudere la settimana tornando a parlare di Europa.

Ormai, l’uso irrefrenabile delle parole, e irrefrenato, ha raggiunto limiti tali, che le parole, rombanti e violente, fanno più solo ridere, contribuendo così a fare scadere la politica, ma in particolare la nostra politichetta, al livello di scuola elementare.
Tra i tanti epiteti che leggo, riferiti a Sandro Gozi, c’è quelvomitevole’ che un altro politico di alto rilievo (lo dico con ironia, Giggino e Matteo, giusto per chiarire, sempre che sappiate cosa sia l’ironia) come Emmanuel Macron usò nei riguardi della nostra politica sui migranti.

Che io abbia poca stima per Macron, è un fatto evidente, ma ciò non toglie che sia il capo della politica francese, cioè di un Paese, almeno teoricamente, amico e alleato. Anche se c’è chi non manca di dire che sarebbe quello a vantaggio del quale facciamo il TAV. Il che, lo dico solo per inciso, è non solo e non tanto offensivo quanto sciocco: Macron può essere accusato di tutto, compreso di sputare nel piatto, ma sul TAV non ha fatto nulla, se lo è trovato lì e, razionalmente, con una montagna mezzo bucata e quant’altro, ha cercato di portare avanti il progetto, senza soverchio entusiasmo, ma tant’è. Le stesse cose che dice il nostro aspirante premier’, in modo più ambiguo, vagamente giustificazionista, ma insomma nel merito dicono lo stesso: siamo in ballo dobbiamo ballare.

Anzi, qui si rivela un’altra profonda differenza tra Macron e Conte il ‘premier’. Eh sì, perché Macron, fa buon viso a cattivo gioco e difende il TAV per essere una decisione della Francia. Avete letto bene, della Francia, non di Macron, non del suo Governo, non del suo Ministro, eccetera, della Francia. C’è in questo comportamento del ‘viziato’ (lo ho chiamato così l’altro giorno, se non sbaglio) una distanza siderale con quello che dice ilpremier’.
Macron difende il progetto perché fatto e voluto dalla Francia, cioè dallo Stato; e lui, essendone il rappresentante pro tempore, come si dice, ne prende atto e, con orgoglio, lo difende e lo porta avanti. Ilpremierbalbetta frasi sconnesse, prima dice che lui sarebbe contrario, poi dice che non se ne può fare a meno perché dovrebbe costare di più eliminarlo che farlo (ma i numeri non li dà), mentre Giggino dice che il progetto è tutto fatto ‘per fare un piacere a Macron’. Appunto, distanza siderale: uno è il rappresentante di uno Stato, e lo è con lealtà e orgoglio, l’altro è un politicante di mezza tacca, sostenuto a tratti da un tale che si presenta come l’azionista di maggioranza del suo Governo (anche se, apprendiamo oggi, ‘timido’ … che carino), non a caso frutto di un contratto, ma sostenuto solo parzialmente al punto che al momento opportuno i suoiparlamentari (mai un ‘suoi’ fu meglio utilizzato per i ‘parlamentari’ stellini) abbandonano l’aula, lasciando il ‘premier’ a bocca aperta, interdetto.
Ma lasciamo perdere. Questa, purtroppo, e non da oggi, è la ‘cifra’ della nostra politica, specialmente estera.

Tanto per aggiungerne un altro alla lista dei miei possibili nemici, per quanto mi riguarda non ho alcuna particolare stima per il Signor Sandro Gozi, già braccio destro di Renzi … basterebbe questo. Non mi sembra, salvo errore, che abbia illustrato la Repubblica con atti particolarmente epici, insomma è un politicante come tanti, al quale va riconosciuta ciò che, peraltro, dovrebbe essere d’obbligo per qualunque politic(ante)o che si rispetti, una certa competenza burocratica europea. E infatti, finché ha potuto, ha fatto quello: conosce i meccanismi, ma non ricordo sue iniziative politiche particolarmente esaltanti o struggenti.

Ma poi, è stato messo da parte dal PD di Nicola Zingaretti, che, a torto o ragione, non lo ha ritenuto adatto a rappresentare il PD a Bruxelles. Nulla di male, né di strano: un partito deve scegliere i suoi rappresentanti tra le persone che meglio ne rappresentano, e ne sappiano rappresentare, le linee politiche, le idee, i progetti. E, senza offesa per nessuno, tra le posizioni dell’attuale legittimo Segretario del PD Zingaretti e quelle del suo predecessore Renzi, ci sono differenze abissali, e quindi è perfettamente logico che Gozi non rappresenti il PD.
Gozi, però, proteste a parte (non ricordo francamente se e quali ne abbia fatte, ma sicuramente ne ha fatte) non ha fatto poi molto di altro e, visto che non lo candidavano ha pensato … eh sì, duole dirlo, ha pensato e pensato giusto.

Mi spiego. Premessa la poca stima verso di lui, Gozi ha detto: ‘se io devo essere un europeo, non ha senso che io sia prima di tutto italiano, ma il contrario‘. Ha senso, dice fra sé e sé Gozi, che io sia europeo, e incidentalmente italiano. Guarda caso, le stesse cose dette (dopo, poi non so se gli abbia riconosciuto il copyright!) della signora Ursula von der Leyen, quando ha descritto sé stessa come europea prima che tedesca. Lo feci, se non sbaglio rilevare, non tanto per il fatto in sé, ma per il fatto che una cosa del genere detta da un tedesco ha un valore quasi rivoluzionario. Sapete com’è, certe volte sono le minuzie, le piccole cose che rivelano quella che, può beninteso solo può essere la futura ‘buona’ politica della persona che le determina.

Perché? Ma è ovvio, perché se l’Europa c’è, se vogliamo costruire l’Europa, questa non può essere costruita sulle Nazioni intese come Stati, ma sulle nazionalità intese come culture e tradizioni comuni e diverse, messe insieme per costruire un ente nuovo, una entità diversa, che si chiami Europa. Che non è, insomma, né la Francia, né la Germania, né l’Olanda, né la Grecia, né l’Italia e nemmeno la somma di tutto ciò: ma una cosa diversa, una entità terza, nuova appunto, dotata di vita e di idee proprie.

Non so quanti dei miei Lettori sappiano come funziona l’Europa intesa come struttura istituzionale, ma specialmente politica. Ebbene, due delle norme fondamentali, a mio parere, dei trattati europei, sono il principio di sussidiarietà (art. 5) e il principio del diritto comune europeo (art. 6.3).
Mi spiego, tranquilli, in tre parole. Il principio di sussidiarietà, vi diranno quasi tutti, è quello che cerca di garantire che ciò che può essere fatto in periferia, cioè più ‘vicino’ ai cittadini interessati, deve essere fatto lì, lasciando da parte la UE, anzi, al massimo affidandole un coordinamento, anzi (e qui sta, secondo me l’aspetto rivoluzionario della cosa) affidando alla UE la scelta, caso per caso, di sussumere talune questioni, quando ritenga (con le adeguate procedure, sia chiaro) che una certa questione possa essere meglio affrontata a livello centrale europeo, cioè nell’interesse di tutta l’Europa non di un solo Stato o addirittura di una sola Regione. Non a caso è ciò che assolutamente non vogliono i lombardo-veneti dallo Stato italiano e, poi sicuramente, dall’Europa: loro vogliono fare da sé, decidere da sé, stabilire ad esempio la dimensione delle vongole da sé, o se fare il TAV da sé, cioè fregandosene dell’interesse generale, che poi, solo uno stupido non lo comprende, diventa l’interesse di tutti: se finiscono le vongole che facciamo? Se le merci invece che dalla pianura padana passano per la pianura lionese, che facciamo?

L’altra norma è ancora più importante, perché afferma che il diritto della UE non consiste solo nelle norme e disposizioni scritte nei Trattati e documenti derivati, ma consiste anche (anzi, principalmente a leggere bene quell’articolo) nella quintessenza (diciamo così) dei principi costituzionali e giuridici di base dei singoli Stati membri, da condensare, sintetizzare a livello di norme europee. Cioè a dire (non cercate di spiegarlo a Giggino o Matteo, vi caccerebbero, mica ne sanno nulla di ciò) le norme le tradizioni giuridiche, la giurisprudenza, la legislazione italiane, concorrono con le altre degli altri Paesi europei a formare, nella realtà, le norme comunitarie.

Altro che perdita di sovranità: solo un cretino può pensare che accada ciò. È il contrario, è la costituzione in pratica del fatto per il quale la signora von der Leyen dice di essere prima europea, e, nel suo piccolo, fa anche Gozi, ma, attenzione è fondamentale, fa anche l’odioso Macron, che (non siamo così stupidi, per favore!) non lo fa per fare dispetto all’Italia o per simpatia verso Renzi, ma, facendolo, afferma il principio che l’Europa non è solo la somma degli Stati che vanno a comporla.

I nostri politicanti, Giggino, Matteo e il ‘premier’ in testa, puntano esattamente nella direzione contraria, all’isolamento, al disprezzo per gli altri europei, all’odio.
E quindi è perfettamente comprensibile che gli stellini, i fratellini d’Italia, i leghistini, ecc., che tutti in massima parte manco sanno di che parlano, diano del traditore a Gozi.
Certo, si tratta solo di Gozi, il braccio destro di Renzi, ma, magari per una volta, ha fatto una cosa seria: ha affermato (ripeto forse solo per salvare il proprio portafogli) che l’Europa non è l’Italia, più la Francia, più l’Ungheria, ma un’altra cosa: tanto vero che lui, italiano, può essere Ministro o quel che sia nel Governo di Macron.
Se qualcosa del genere prima o poi si capirà in Italia, dorrà che sia anche merito di Gozi, ma difficilmente lo si potrà negare.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.