lunedì, Gennaio 27

Signor Zingaretti, è la politica che serve, non i nomi nuovi Di ‘visioni’ non se ne vedo, ma se ci fossero, tutte ste belle cose (posto che ci siano e siano belle, ma aspettiamo che ce le diciate) chi le fa? L’attuale ‘personale politico’ del PD?

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Per quell’irrefrenabile amor di patria al quale non so sottrarmi mai -amor di patria, che con il sovranismo non ha nulla a che vedere, anzi è l’esatto opposto- sorvolo per oggi sulle mirabili performance della nostra politica estera, per dedicare qualche riga all’altra novità di quest’ultima settimana. Invero le novità sarebbero due; ma la prima, le vicissitudini e le contorsioni di Giggino, Dibba, il comico, il computerista, Patuanelli (?), ecc., sorvolo: sono contorsioni, che esulano dalle mie capacità di comprensione e spero non interessino nessuno, se la vedano loro tra di loro.

Perché l’altra novità è un po’ più seria e interessante e riguarda la inattesa, invero non poi tanto, intervista di Nicola Zingaretti a Massimo Giannini. Anzi, siamo precisi, ‘conversazione’: badate, ora oltre alle affermazioni su Facebook, ai proclami su twitter, alle foto più o meno osé su instagram e alle smorfie su tik-tok, si aggiungono le ‘conversazioni’ come genere politico-letterario diverso dalle interviste e dalle conferenze stampa vere e proprie. Confesso, che la differenza tra una conversazione e una intervista mi sfugge nella su sostanza profonda, ma, credo, indichi che in luogo delle domande e risposte, il giornalistasintetizza virgolettando qua e là’, cosicché uno non sa mai cosa ha detto effettivamente il ‘conversato’ e cosa ha invece capito il ‘conversatore’, e quindi le smentite sono sempre possibili. Ma lasciamo stare e veniamo a noi.

Zingaretti, infatti, sembra (ripeto: sembra) fare un discorso molto serio e impegnativo, per molti versi nuovo, per altri atteso: lascia intendere, insomma, che ci sarà un congresso, e che in qual congresso si proporranno linee politiche nuove, non legate alle famose bandierine, ma destinate a fare nascere «un nuovo soggetto politico più vasto e plurale, con l’obiettivo di includere (non solo nella raccolta del consenso, ma anche nella ridefinizione delle strutture e degli organigrammi) la società civile, i movimenti, le sardine, tutte le forze democratiche, progressiste e ambientaliste».

Confesso che a me quando i politici cominciano a parlare di ‘soggetto plurale’ vengono i brividi. Non perché mi faccia paura la cosa, ma semplicemente perché, nella mia ignoranza e superficialità, io non riesco a capire che diamine significhi. La frase, in sé è solo allusiva, allusiva al fatto che a quel partito può aderire anche chi … già chi? Chi non la pensa come il partito, ma allora c’è unpensierodel partito? E chi lo definisce e in che maniera si può essere diversi nel pensiero dal pensiero del partito? E ciò non comporterà le solite lotte, i soliti distinguo, le … bandierine? Che vuol dire includere la società civile? Perché i cittadini di uno Stato si dividono in civili e incivili? O i partiti sono fatti da persone incivili, che ogni tanto si degnano di parlare e ‘includere’ le persone civili? O il senso è più ‘militaresco’ per così dire: il partito è fatto di soldati in uniforme, cui si affiancano ‘civili’ senza uniforme per supporto? Attento, Zinga, le sardine lo hanno detto, secondo me, anche se ora, sembrerebbe, facciano un po’ macchina indietro, come spiego subito.

Quando poi si dice che si vuole includere la società civile e poi anche gli ambientalisti, i movimenti e le sardine, io, confesso, entro in crisi. Anche perché, poco dopo dice che non vuole mica assorbirle le sardine, ecc., non vuole fare un’‘opa’ (solo l’opa ci mancava) sulle sardine, almeno (delle quali, bontà sua, rispetta l’autonomia … e che, vorrebbe occuparle militarmente?) ma vuole offrire un approdo ‘a chi non ce l’ha’.

Al di là della terminologia portuale, non che si capisca molto, ma un dubbio mi viene, dalla lettura di un’altra semi intervista del capo-sardina dell’altro giorno, che specifica che lui è unmoderato di sinistra’, ma non tutta la piazza lo è … frase che suona quasi come una minaccia: non è cosa, non è ‘di sinistra’ o non è ‘moderata’? -a parte che cosa cavolo significhi essere moderati è un’altra di quelle cose che non sono mai riuscito a capire. ‘Moderato’ è un termine di paragone, bisogna capire rispetto a che, uno è moderato; quando poi uno è ‘moderato di sinistra’ il mistero diventa fitto. E si infittisce quando il medesimo capo-sardina specifica che, però: «può essere che qualcuno che ha partecipato a questo risveglio di coscienze decida di entrare in politica». Di nuovo, cos’è, una minaccia? Tanto più che un istante prima il medesimo capo-sardina ha affermato «uno dei nostri compiti è riconoscere la buona politica, non sostituirci ai partiti».

Scusate, care sardine, perdonatemi e datemi atto che finora ho parlato di voi facendovi lodi sperticate e criticando chi vi invitava a ‘entrare in politica’ a ‘fare un programma’ ecc. Ho ammirato e difeso l’idea che il vostro scopo fosse quello di stimolare il ceto politico a migliorarsi, a scegliere personale politico competente e non volgare e aggressivo, e quindi, certo, di riconoscere la buona politica e quindi pretenderla. E ora mi venite a dire che siete moderati di sinistra, che qualcuno potrebbe entrare in politica (vero, non si usa il termine ‘scendere’, ben noto) e che, per di più, subito dopo le elezioni in Emilia (ehi, guardate che ci sono anche quelle in Calabria … e non è mica che contino poco, anzi, forse addirittura di più!) farete una specie di congresso … pure voi.

Sì, perché, torno al congresso di Zingaretti, che finalmente ha il coraggio e l’onestà intellettuale di dire che finora il PD di congressi non ne ha fatti, perché eleggere il segretario non è un congresso. Bene, questo vuol dire che almeno una cosa è chiara … quasi: che non la pensa come Renzi, che vuole il partito carismatico. Meno male.

Ma poi si dovrà vedere se e come lo farà, che cosa proporrà. In quella conversazione oltre alle frasi vaghe e incomprensibili, o almeno scarsamente comprensibili, mi pare che non abbia detto gran che. Ah no, salvo, che intende, forse -maledizione, intende o forse intende, o lo dice tanto per dire?- cambiare il nome al Partito. Ancora? Ancora una volta … ma che, si fa come Brachetti che cambia ogni tre secondi? Un partito non è una merendina, che se gli dai un nome “appetitoso” la gente se la compra, salvo poi a constatare che fa schifo! Se il partito fa schifo, si vede subito.

E quindi, se invece di chiacchierare del nome del partito, si parlasse della politica del partito, delle proposte del partito, forse sarebbe meglio. Solo per sua memoria, Zinga, a Bologna lei ha detto che c’erano un paio di punti fermi nella politica del partito: lo ius culturae (o ius soli, che è più comprensibile) e l’annullamento (annullamento, non modifica) dei cosiddetti decreti sicurezza, oltre al solito abbassamento delle tasse e aumento del reddito dei lavoratori, che sono le solite cose che dicono tutti e nessuno fa mai. E invece, si parla quotidianamente di autostrade e prescrizione, facendo in entrambi i temi, pasticci mostruosi.

Zingaretti, è la politica che serve, non i nomi nuovi. E, mi spiace dirlo, nella sua conversazione, di politica, cioè di prospettive, di progetti, di programmi, di visioninon ne vedo poche, non ne vedo affatto.

Certo poi i vari maggiorenti del partito, dicono una cosa o l’altra e sarebbe troppo lungo esaminarle quelle cose, tanto sappiamo tutti benissimo che sono solo affermazioni di posizione in vista di una lotta di correnti, altro che di pensieri. E su questo, temo, Zingaretti non ha speso una parola.

E non ha nemmeno risposto ad una domanda chiave posta da Giannini, meno male: per fare cose nuove, occorre personale nuovo o almeno disponibile al nuovo.

Qui, Zingaretti -e lo dico con grande preoccupazione-, qui casca l’asino. Tutte ste belle cose (posto che ci siano e siano belle, ma aspettiamo che ce le diciate) chi le fa? L’attualepersonale politicodel PD: Serracchiani, Franceschini, Cuperlo (cui, pare si ‘offra’ un seggio senatoriale al posto di Gentiloni, bah, basta il modo di dirlo per avere perplessità) … Bettini, Orlando, giovani turchi ormai canuti, Boccia, Emiliano, Marcucci, Fiano, Del Rio, e sorvolo sul mitico faro della sinistra, il prof. Avv. del popolo dr. Giuseppi Conte, detto pochette -altro tema su cui qualche parola non ci starebbe male. Tutta gente, per carità degnissima (beh, quasi) ma stanca, stressata, conosciuta, ‘usata’ … Un suggerimento, signor Zingaretti: lasci il nome così com’è e anche la sede dov’è, scelga una stanza nelloft creato da Veltronie ci metta dentro tutta quella gente e sulla porta ci scrivabrain trust’, a loro farà piacere anche se non sanno che significhi (meglio così) e mentre loropensano’, lei scelga persone nuove, giovani, capaci e … idealiste. Sì, nel senso di capaci di spendersi per una idea, che non sia la poltrona, ma un interesse generale, vero.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.