mercoledì, Novembre 25

Si scrive Europa, si legge Merkel

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Dal gelo con Trump al monito di Macron a Putin sulla Siria, l’Europa sembra in fase di risveglio. Non c’è dubbio sul fatto che uno dei meriti principali sia riconducibile all’azione di Angela Merkel, che in questi anni ha optato per un ruolo forte del suo Paese, che però potesse essere da guida per tutta l’Unione. Si aggiungano a ciò le recenti dichiarazioni di Tajani che ha parlato della maggiore necessità di autonomia europea, pur nel rispetto degli accordi Nato. Tale questione si intreccia con la lotta al terrorismo e l’entrata in funzione dell’Mpcc, forma embrionale di un esercito europeo. Ma qual è lo scenario reale rispetto alle dichiarazioni d’intenti? Come si può creare una sinergia virtuosa tale da proseguire negli obiettivi sul clima, osteggiati dagli Usa, ed avere voce in capitolo sulla questione siriana? L’Europa si sta costituendo, senza l’Inghilterra e guidata dalle necessità?  E quale l’importanza in tale contesto della Merkel? Ne abbiamo parlato con la prof.ssa Giuliana Laschi, docente di Storia contemporanea, Storia dell’integrazione europea e delle relazioni internazionali all’Università di Bologna.

Il protagonismo di Merkel in Europa si è potuto riscontrare ancora una volta, al G7: non cede sul clima, al cospetto di Trump, rilancia l’Europa. Nel frattempo, si avvicinano le elezioni tedesche: dopo tre mandati, la Cancelliera uscente cosa si aspetta? 

La Germania ha sicuramente un posto di grande rilievo attualmente in Europa e tutto quello che succede in questo ambito è di grande interesse. All’interno della Germania, il ruolo giocato da Merkel è stato ed è tuttora molto importante, specialmente guardando alle relazioni internazionali, al rapporto con gli USA e a tutto il resto. In merito, ritengo che, contrariamente al coro che si sente di questi tempi, la Germania non abbia avuto un ruolo arrogante e si predominio in Europa; ritengo anzi che la signora Merkel abbia assunto un ruolo particolare, che finora nessun leader europeo abbia mai giocato. Lei, nonostante abbia trovato di fronte a sé un vuoto assoluto per quanto riguarda la politica europea – mi riferisco a figure come Barroso, tra i principali responsabili dell’incapacità di gestione della crisi da parte della Ue, ma anche all’incapacità di alcuni leader nazionali come Hollande, che non ha giocato un ruolo rilevante rispetto alla centralità della Francia in Europa – ha avuto un ruolo importante. Se fosse stata un uomo avrebbe avuto un ruolo pesante in Europa. Lei è rimasta sola, a gestire una situazione molto complicata, la hanno lasciata sola, ma la Germania ha piuttosto riempito un vuoto enorme e naturalmente ha cercato di rispondere a questa chiamata tenendo conto dei suoi interessi. Siccome Merkel ha una visione estremamente conservatrice dell’economia, del sistema Europa, lei ha giocato le carte che riteneva essere fondamentali, per cui l’austerity, e politiche perdenti per l’Europa. Ma lo ha fatto rimanendo legata al concetto di integrazione europea e rispettando gli altri Paesi. Nei vertici, si è trovata di fronte Paesi dalla posizione estremamente nazionalista, come l’Italia di Renzi. Si ricordi anche quando con la Russia, di fronte alla crisi ucraina, si portò con sé Hollande, nonostante quest’ultimo non abbia avuto la capacità di dire una parola in quella situazione. Nonostante tutto, quindi, la Merkel non ha giocato un ruolo egemone e lo ha fatto perché non ritiene che la Germania debba averlo: lei è davvero europeista. Ciò non vuol dire che non debba avere posizioni chiare – a mio avviso terribili in ambito economico – perché non hanno risolto la crisi ma la hanno anzi incentivata, quindi da questo punto di vista a mio avviso sbaglia, ma ritengo comunque abbia avuto una visione europeista.

E come commentare il fatto che la Germania risulti l’unico stato solido in un’Europa che nel suo insieme arranca? Quale in questo contesto il ruolo della Merkel?

Se si guarda alla storia del processo di integrazione europea, vi sono stati altri leader che hanno avuto un ruolo davvero egemonico, tentando di portare tutto il processo dalla loro parte, come successe negli anni ‘60 con De Gaulle, davvero arrogante e violento, che costrinse gli altri leader europei a far prevalere una sua azione. La signora Merkel questo non lo ha mai fatto. Da questo punto di vista, mi sembra comunque una politica democratica, attenta e lo spazio che le è stato creato intorno è responsabilità dei Paesi che si trovano attorno alla Germania. Se davvero la Germania avesse voluto gestire un ruolo violento, lo avrebbe potuto fare, perché è in assoluto la più potente e l’unica che ha reagito alla crisi in maniera solida. Il crescendo d’odio, specie da parte dell’Europa meridionale nei confronti della Germania, è molto rozzo e ignorante, perché si può discutere sulle scelte tedesche, ma non il fatto che la Germania abbia una capacità di investimento economico che gli altri Paesi non hanno. In un momento di crisi, ha investito sulla ricerca, l’innovazione, la scuola, l’università, la formazione professionale, mentre noi spendevamo in tutt’altro. L’unico esempio bellissimo nell’Europa meridionale è il Portogallo, che avendo investito in scuola e ricerca, università si sta riprendendo davvero bene, mentre noi siamo in piena stagnazione. È un’Europa meridionale che perde in quanto assolutamente non solidale. Inoltre, è vero che la Merkel ha venduto la Grecia, quando salvarla sarebbe costato molto meno che portarla allo sfascio economico e sociale attuale, ma è anche vero che la Grecia ha votato politici corrotti, che avevano presentato bilanci falsi, portando i cittadini europei a pagare il costo delle loro malefatte. Noi in Europa meridionale non dobbiamo dimenticare di non essere in grado di scegliere una classe politica adeguata, che però poi ci rappresenta. Quindi quando si parla della forza della Germania, non bisogna dimenticare le incapacità dell’Europa meridionale, per esempio l’Italia, che non è stata in grado di stringere un vincolo di solidarietà con la Grecia, la Spagna, il Portogallo: era nostro dovere durante la crisi farlo. All’interno di tale contesto, la Merkel ha cercato di mantenere la barra dei principi fondamentali dell’Europa, anche per quanto riguarda l’accoglienza sui rifugiati, nonostante il mancato appoggio del suo partito.

Se sul clima salta linea Obama, come da volontà di Trump, e così la vicinanza di vedute con l’Europa, cosa c’è da aspettarsi per le relazioni euro-atlantiche?

Attualmente, la posizione di Merkel rispetto al fatto che l’Europa debba andare avanti senza gli Stati Uniti è incredibile, specialmente perché proveniente da un leader tedesco! Dal 1945 ad oggi, nessuno di essi, nemmeno tra i riformisti, ha mai avuto il coraggio di dirlo. Sì, si parla degli Stati Uniti di Trump, ma ci sono stati altri presidenti statunitensi altrettanto di basso profilo, come Bush junior. Posizioni come quelle sopra citate sono inedite e riconducibili ad un forte europeismo della signora Merkel e rappresentano anche un tentativo di risvegliare l’orgoglio europeo. Merkel ha affermato che non si può tornare indietro sui principi fondamentali della Ue e sull’ambiente. I tedeschi lo fanno sempre: lavorano molto sugli ideali e obiettivi politici, ma al contempo sono attenti anche ai possibili sviluppi economici.

E d’altro canto, la Merkel ha affermato di voler allargare lo spazio delle relazioni europee con la Cina…

L’uscita della Merkel è stata molto importante è perché ha avvicinato l’Europa e la Cina, cosa molto difficile dal punto di vista dei principi. La Cina ha salvato la sua scelta sull’ambiente: è chiaro che lo ha fatto per un evidente interesse anche economico; ha visto un vantaggio nell’uscita degli Usa, perché l’economia verde rende e senza di essi si guadagna di più. Da una parte, la Merkel ha potenziato l’Europa rispetto agli Usa, puntando sull’autonomia europea, su un ruolo di leadership rispetto all’ambiente. Quindi, principi da una parte, ma anche interessi economici dall’altra: salvaguardiamo l’ambiente e, se riusciamo anche a guadagnarci, meglio. Stupisce da questo punto di vista l’incapacità di Trump di vedere una tale opportunità, per salvaguardare pochi posti di lavoro nel settore del carbone.

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