sabato, Dicembre 7

Sì, è davvero questione di ‘poltrone’, quelle del potere reale Le ragioni vere che premono per la formazione di un governo ‘innaturale’: almeno cinquecento gli enti i cui vertici vanno rinnovati, tra cui ENI, ENEL, Leonardo, ENAV e infine, il Quirinale

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Per spiegare quello che accade in queste ore si puo’ far ricorso a un paio di versi di un poeta francese, René Char; nel 142esimo canto de ‘Feuillets d’Hypnos’ si puo’ leggere: «Le temps des monts enragés / et de l’amitié fantastique». Vale più il primo, del secondo: che siano «tempi di monti furenti» non lo può negare nessuno. Quanto alle ‘amicizie’, e per di più ‘fantastiche’, lo si vedrà.

Di sicuro c’è un Presidente della Repubblica, lui sì, furente; compostamente furente: in Sergio Mattarella, forse come non mai, si agitano sentimenti che vanno dalla preoccupazione all’ira sorda e cupa di cui è capace un sicilianofreddoconsapevole di avere a che fare con interlocutori incoscienti e incapaci. Tecnicamente incoscienti di essere incapaci; strutturalmente incapaci di superare o quantomeno ‘governare’ la loro incoscienza.

E’ un risiko, quello che si sta giocando tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico da una parte, e di sponda con la Lega (altri significativi attori non ce ne sono), estremamente delicato. Infiniti i bluff, i rilanci, gli sgambetti, i tranelli. Un tutti contro tutti destinato a fare storia.

Una storia che non va banalizzata, come pure si cerca di fare, come questione di mere poltrone’. Certo, che è problema di ‘poltrone’, ma non come comunemente si intende: non quelle dei parlamentari, da ‘tagliare’ o meno. La proposta del capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio di ridurre il numero dei parlamentari, poi si vede, magari elezioni anticipate, magari governo PD o Lega poco importa, è da scervellati. Impossibile che chi la formula non si renda conto del fatto che è inaccettabile. Impossibile anche che non ci si renda conto che la riforma costituzionale della riduzione dei parlamentari, senza al tempo stesso intaccare la legge elettorale e soprattutto mettere mano a una seria, radicale, riforma del sistema dello Stato in senso autenticamente federalista, è una corbelleria per buona per i gonzi.

La questione, nella sua essenza, è che da parte di una parte almeno del PD e di una parte del M5S, si vogliono perseguire due risultati: il primo: defenestrare il Ministero dell’Interno Matteo Salvini. Che il capo della Lega non debba più essere l’‘inquilino’ al Viminale è un minimo sindacale che vede concordi un po’ tutti. Il secondo obiettivo è quello di scongiurare, per quanto possibile, le elezioni anticipate. Qui sorgono molteplici problemi di equilibrio.
Il M5S ha tutto l’interesse a non andare a unaconta’: tutti i sondaggi certificano che prenderebbe una batosta; magari non come quella subita alle europee, ma sicuramente perderebbe voti; con la sconfitta elettorale, verrebbe automaticamente messa in discussione la leadership di Di Maio, già oggi, nonostante le esibite sicumere, fragile e minacciata.
Per il PD (un PD ancora non pronto ad affrontare le urne, checchè assicuri il segretario Nicola Zingaretti), le elezioni sono una tentazione, ma anche un rischio. Una tentazione perchè le liste verrebbero composte dall’attuale segreteria, e ciò comporta in automatico un fortissimo ridimensionamento dell’ala che fa capo a Matteo Renzi, che attualmente domina buona parte dei gruppi parlamentari. Una volta rinnovati, buona parte della golden share renziana va a farsi benedire. Non a caso Renzi, fierissimo avversario dei grillini, è oggi il più acceso fautore di un’intesa; non a caso nei giorni scorsi ha sferrato uno strumentale e immotivato attacco anche personale nei confronti del Presidente del Partito Paolo Gentiloni, accusandolo di boicottare le trattative in corso. Messaggio a Gentiloni, ma rivolto in realtà a Zingaretti. Renzi sa bene che in caso di elezioni anticipate l’unica carta che poi gli resterebbe in mano è quella di fondarlo davvero il suo personale partito: ma sa già che sarebbe un partitello destinato a pesare quanto il due di coppe quando si gioca bastoni.
A Zingaretti, insomma, le elezioni anticipate potrebbero convenire: ne guadagnerebbe la sua leadership interna. Solo che non si vive di sola leadership interna, e Zingaretti, figlio del PD derivazione PCI, è ben consapevole dei rischi che corre. Qui entrano in ballo le ‘poltrone’ di cui si è fatto cenno all’inizio. Le ‘poltrone’ vere del commando e del potere; le ‘poltrone’ che contano, se si vuole contare.

Nonostante gli innumerevoli errori commessi, nonostante certi atteggiamenti da ganassa comincino a venire a noia, e molto probabile che la Lega in caso di elezioni anticipate vinca le elezioni: per il consenso che Salvini è ancora capace di suscitare; e per i meccanismi perversi messi in essere dalla legge elettorale voluta da Renzi: come i proverbiali pifferai di montagna, andato per suonare, è poi finito con l’esser suonato.
Salvini vincente (e con lui i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, e un Silvio Berlusconi sempre più vampirizzato e irrilevante), significa la possibilità concreta di un destra-centro vincente anche alle imminenti e successive elezioni in due regioni simbolo per il PD: l’Umbria e l’Emilia Romagna. Allora sì, per il PD sarebbero guai molto, ma molto seri; in particolare dovesse essere persa l’Emilia Romagna: sarebbe la fine, letterale, del PD.
Poi, oltre allepoltroneistituzionali nelle regioni, altrepoltronedel potere reale: sono almeno cinquecento gli enti i cui vertici vanno rinnovati; e sicuramente ‘poltrone pesanti come quelle di ENI, ENEL, Leonardo, ENAV; consentire a Salvini di sistemare persone sue è un qualcosa che equivale a un suicidio per tutti gli altri. In ballo, infine, c’è lapoltronapresidenziale. In un altro Parlamento, il Presidente della Repubblica dopo Mattarella lo sceglierebbe sempre Salvini.

Queste, al di la’ dei contesti e degli scenari internazionali; dei problemi economici, della crisi che certo incombono e conosciamo, le ragioni vere che premono per la formazione di un governoinnaturale’ come quello M5S-PD. Questa è la posta vera, al di là di tutte le chiacchiere e i discorsi che capita di sentire e che si fanno. Poi ci sono sempre gli imponderabili, ma qui si torna nel campo di quell’incoscienza e di quell’inadeguatezza di cui Matterella avverte tutti i rischi e i pericoli incombenti.

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