sabato, Dicembre 14

Sì Airola, questa politica è «merda», e non ci resta che Mattarella Un bel rebus per il Capo di Stato: permettere che questo Governo duri ancora a lungo con uno che ormai ha stracciato leggi e Costituzione e agisce in concreto come un ras, non mi sembra la cosa migliore. Però se vince le elezioni è anche peggio

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Questa mattina l’ho detto: ultimatum di Matteo Salvini a parte, la giornata di ieri è stata una montagna di quisquiglie, son stato gentile, ora azzarderei a dire, con quel grande statista che Alberto Airola, «la politica è … merda», questa politica gialloverde, anzi, verdegialla oramai, sì! è «merda». In Senato si è consumato il peggio della giornata, scena orripilante.

Mi ha ricordato quel Tejero che irruppe nel Parlamento spagnolo sparando per imporne la fine, il signor Massimo Garavaglia, che, letteralmente, strappa il microfono allo stellino (non ne ricordo il nome, ma non credo che resterà nella storia, come quello di Garavaglia, peraltro) ‘incaricatodi parlare dal Governoperaltro assente nell’unica persona che lo rappresenta (il festival del cinismo e dell’ipocrisia) per esprimere il no al TAV (come si faccia ad esprimere il no al TAV da parte di un Governo che ha appena detto di ‘sì’ è un mistero) e che si trova accanto quello spilungone col sorriso cattivo che dice il contrario prima di lui, senza nemmeno guardarlo in faccia.
Incidentalmente, dove era la Presidente del Senato? faceva la calza? Quanto a controllo dell’aula, non mi pare che brilli gran che.

La scena è impressionante: è la scena dello stravolgimento della Costituzione, della logica, della politica (quella vera, non quella di cui sopra), dei doveri e dei diritti. La ripetizione stanca e acritica sempre degli stessi argomenti, la presentazione di numeri di pura fantasia.

Sorvolo, dunque, sul ‘dibattito’ in Senato, compreso l’intervento insulso di Marco Marchetti, supportato da un Matteo Renzi soddisfatto (ma di che?), e quello incomprensibile di Stefano Patuanelli. Ma l’intervento del capogruppo leghista, stretto in una giacchetta di quando aveva quindici anni, che con parole perfino misurate ha dato il benservito a Giggino, seduto lì, impotente, livido, lontano dall’amico Matteo Salvini, con gli occhi, sgranati, incapace nonché di reagire, di capire cosa stava accadendo. Chi sa se si rende conto che è tutta e solo colpa sua … e di Renzi!

E poi la regiaimpeccabile, ma intollerabile in un Paese civile, dell’incontro di Salvini, il ras ormai, con Giuseppe Conte, l’ambiguo semi-favorevole ma anche semi-contrario e che ‘dirige’ il Governo: quale Governo? E dopo, l’attesa, fatta consumare tra mille voci, del discorso a Sabaudia (dove la mattina pare avesse fatto un flop), teso solo a direora decido io, chi ci sta e chi no’ e manda un sms (non ci credo nemmeno se lo vedo) ai suoi per dirgli di non lasciare Roma in vista di una crisi.

Se non fosse e non fosse stato quell’ometto arrogante, violento, superficiale e desideroso solo di potere, Di Maio mi farebbe perfino pena: ora cercherà di tenere in piedi qualcosa, perché se cade il Governo lui torna a casa, accanto alla baracca abusiva e al padre sbeffeggiato, senza arte né parte. E i ‘suoi’ vogliono fare un referendum per decidere se restare o meno al Governo: surreale!

E, secondo voi (e gran parte della ‘grande’ stampa) i fili di tutto ciò dovrebbe tenerli Conte? … ma di che stiamo parlando?

Non ci resta che Mattarella. Ma certo, permettere che questo Governo duri ancora a lungo, con uno che ormai ha stracciato leggi e Costituzione e agisce in concreto come un ras, non mi sembra la cosa migliore. Però se vince le elezioni è anche peggio. Un bel rebus!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.