giovedì, Ottobre 22

Si aggrava la crisi diplomatica tra Congo e Belgio Il Belgio ha deciso la sospensione della cooperazione bilaterale con il Governo di Kinshasa e aumento dei fondi destinati all’opposizione a Kabila

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Alla violenta repressione delle proteste popolari organizzate dalla Chiesa Cattolica contro  il Presidente Joseph Kabila che impedisce lo svolgimento di regolari elezioni presidenziali, il probabile rinvio delle elezioni al 2023, e le offensive militari congiunte degli eserciti congolese e ugandese nelle province del Sud e Nord Kivu contro il gruppo terroristico ruandese FDLR, ex socio d’affari della Famiglia Kabila nella gestione illegale dei minerali, ora divenuti superflui nella nuova gestione del contrabbando delle risorse naturali congolesi, si aggiunge l’acuirsi della crisi diplomatica con il Belgio.

I primi segnali della crisi furono notati nell’aprile 2017, quando il Governo di Kinshasa decise di sospendere la cooperazione militare con il Belgio a causa delle critiche sollevate dal Ministro degli Esteri belga sulla nomina di Bruno Tshibala a Primo Ministro. Critiche fondate, visto che la nomina di Tshibala servì come stratagemma in risposta agli accordi del Dicembre 2016 che prevedevano un Governo di transizione fino alle elezioni (mai fatte) guidato da un Primo Ministro membro dell’opposizione. Tshibala, pur dichiarandosi un oppositore, è a libro paga della Famiglia Kabila.

Dallo scorso 10 gennaio la crisi diplomatica tra i due Paesi si è aggravata e il Belgio potrebbe sospendere il suo programma di cooperazione bilaterale con il Congo. Un accordo che prevede aiuti pari a 80 milioni di euro elargiti direttamente al Governo congolese per sviluppare l’insegnamento tecnico, la formazione professionale, l’agricoltura, lo sviluppo rurale e la sanità. La decisione è presa dal Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri, Didier Reynders, assieme al Vice Primo Ministro e Ministro della Cooperazione allo Sviluppo Alexander De Croo.

La sospensione della cooperazione bilaterale è motivata dalla mancata volontà di organizzare elezioni credibili e democratiche. Contemporaneamente il Governo belga ha deciso di rafforzare il suo appoggio all’opposizione e alla società civile. Il già nutrito pacchetto di finanziamenti per rafforzare le capacità di intervento delle ONG e della società civile congolese viene aumentato di 25 milioni di euro, prelevati dai fondi bilaterali destinati al Governo congolese ma congelati. Kinshasa ha mal digerito la decisione di rafforzare la società civile che si oppone alla Presidenza a vita del rais (Joseph Kabila).

L’intento politico nella decisione di sospensione della cooperazione bilaterale è palese, viste le dichiarazioni ufficiali del Ministro De Croo: «Solo elezioni credibili e democratiche possono essere un argomento per la ripresa della cooperazione bilaterale, anche in considerazione che i due mandati presidenziali previsti dalla costituzione del Congo sono scaduti. Le misure previste negli Accordi di San Silvestro del 2016 per ridurre le tensioni e aprire uno spazio democratico devono essere messe in pratica con urgenza» .

Oltre all’appoggio all’opposizione, la Cooperazione Belga mantiene attivi gli aiuti multilaterali tramite quote parte destinate alle Agenzie Umanitarie ONU, la quota parte (2,5 milioni di euro) del programma Unione Europea per il Rafforzamento della Giustizia all’est del Congo e la quota parte (3,5 milioni di euro) per il Rafforzamento della Legislazione Forestale, Amministrativa e del Commercio. Rimangono attivi i fondi destinati alle urgenze umanitarie e catastrofi naturali elargiti attraverso finanziamenti a ONG locali, internazionali e istituzioni multilaterali per un complessivo di 11 milioni di Euro. Lo scorso 21 gennaio il Belgio ha stanziato 6 milioni di euro per l’aiuto umanitario in Congo destinandoli al sostegno delle ONG locali, internazionali, del Programma Alimentare Mondiale (PAM), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e l’Alto Commissariato delle Nazione Unite per i Rifugiati (UNHCR).

La scelta  di sospendere la cooperazione bilaterale ha generato una dura rappresaglia da parte del Governo di Kinshasa, nonostante il Belgio sia uno tra i principali partner economici e finanziatori del Congo. Nel 2010 il Parlamento belga aveva approvato la cancellazione del debito contratto dalla Repubblica Democratica del Congo, pari a 365 milioni di euro. Le spese a livello federale del Belgio a favore del Congo dal 2009 al 2013 ammontano a 572,5 milioni di euro. Il colpo gobbo giunge il 24 gennaio.

In una nota ufficiale indirizzata all’Ambasciata del Belgio a Kinshasa il Governo congolese informa che la ENABEL (la nuova agenzia di sviluppo belga) non ha più ragione di esistere nella Repubblica Democratica del Congo, decretando così la chiusura dei suoi uffici nel Paese. La nota decreta anche la chiusura della Maison Shengen l’ufficio consolare belga che gestisce le domande di visto anche per  Germania, Francia, Italia e Svezia. Note ufficiali sono diramate anche alle Ambasciate di questi Paesi europei, informandole che dopo lo smantellamento del dispositivo consolare belga della Maison Shengen le responsabilità relative ai visti doveranno essere assunte dalle singole unità diplomatiche.

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