sabato, Ottobre 24

Sgarbi, la faccia come il culo Peraltro ormai più dignitoso della faccia

0

«Ci sono dei precedenti. Nulla è più pericoloso dell’etica in politica. Ma chi l’ha scelta come condotta di vita non ha alternativa: deve dimettersi perché nulla è più politico del privato. Fico presidente della Camera è uno scandalo per gli italiani, per le persone oneste e per lo stesso partito che rappresenta. Il ministro Martelli raggiunto da un avviso di garanzia si dimise. Fico è forse più innocente di Martelli?». Così Vittorio Sgarbi, critico d’arte ridiventato deputato con Forza Italia alle ultime elezioni, criticando l’esponente pentastellato per la vicenda della colf ‘in nero’ che avrebbe (Roberto Fico, non Sgarbi) nella sua casa napoletana. Sgarbi, a scanso di equivoci sulla propria chilometrica coda di paglia, sostiene che ‘Nulla è più pericoloso dell’etica in politica’, come dire ‘Guardate che io altamente ne prescindo’, aggiungendo però che se uno vuole ‘fare l’onesto’ (non lui, figuriamoci, mica si abbassa a comportamenti così di basso conio come rispettare le leggi e la buona creanza), deve avere un comportamento conseguente e coerente. Ammesso che il fatto in questione fosse vero, e se fosse vero che pure di collaboratori in nero si tratti, indipendentemente dalla genesi della chiara ’Operazione vendetta’ imbastita da ex dipendenti del M5S la riflessione avrebbe un qualche fondamento, anche se non presupponendo conseguenze così devastanti. Ma se a dirlo è Sgarbi, signori miei…       

Ma insomma, se ad indignarsi è il vecchio guitto cagone Vittorio Sgarbi, quello che si estasia a compiere i propri più intimi bisogni corporali in diretta video con annessi rumori molesti (e per fortuna non è stato ancora introdotto in televisione il cinematografico odorama), che ripete il letale show ad ogni piè sospinto tra il compiacimento di sodali e damazze, se lo dice uno con il suo ‘curriculum criminale’ di sentenze anche passate in giudicato, tra forse non troppo presunti furti di orologi d’epoca e truffa aggravata e continuata, e falso, ai danni dello Stato, con annessa condanna definitiva a 6 mesi e 10 giorni per la sua attività (cioè non attività) nel periodo in cui lavorava presso la Soprintendenza di Venezia, tra la guida come Sindaco di Comuni siciliani sciolti per mafia (in realtà uno solo, ma può bastare) e tutto il resto di riprovevoli comportamenti specifici che negli anni ed ora ciascuno in qualche modo può ricordare e giudicare, allora davvero… Beh, vista la materia di cui ama circondarsi, che non sono più i colori ad olio e comunque di un solo colore, marrone, e di cui ormai sola ama ininterrottamente riempirsi la bocca, vien da sbottare «Da qual pulpito viene la predica!». Con, in questo caso, una risposta certa: da quello. Se c’è quindi uno di cui si può tranquillamente dire che ha la faccia come il culo senza rischi di querela (ché ricadrebbe immediatamente nella fattispecie di ‘lite temeraria’, cioè quei procedimenti iniziati evidentemente senza alcun fondamento reale, esponendo il proponente ipso facto alla rivalsa risarcitoria) è proprio il Dottore di Ferrara. (Professore no, come viene erroneamente chiamato, visto che non ha praticamente mai potuto insegnare in nessuna Istituzione accademica). La gustosa libido con cui ormai ama proporre la facies inferiore oltre a quella superiore, pone numerosi interrogativi, oltre al nostro, eventuale ma non infondato, su chi stia espellendo cosa, se cioè quando eietta coram populo i propri rifiuti non sia tanto la parte superiore che espelle verso il basso i residui della digestione, quanto piuttosto l’operazione non avvenga dal basso verso l’alto, volendo i medesimi interrompere al più presto possibile i legami con un soggettone del genere.

Sgarbi, purtroppo, ha fatto e sta facendo scuola. E da Cattivo Maestro. Dopo aver estorto al povero Silvio Berlusconi un seggio da Deputato, anche con la ‘minaccia’ di continuare ad occupare, pure in questo caso in regime di semiassenteismo, lo scranno da Assessore alla Cultura della Regione Sicilia. ‘Estorto’, ché basta andare a verificare sul sito del Ministero dell’Interno i risultati degli ultimi anni delle sue avventure elettorali per capire che i voti Sgarbi li sottrae, non li porta. E purtroppo da quelle parti (Forza Italia e dintorni, ma non solo) lo seguono e imitano. Come i bambini che si insegnano ed incitano l’un l’altro a dire «Cacca, cacca, cacca». Così Berlusconi si compiace di giudicare i Cinque Stelle neppure adatti a pulire i bagni della Fininvest (ma non ha detto bagni), il neosenatore Adriano Galliani alla richiesta implicita di Matteo Salvini di avere carta bianca nelle trattative di Governo risponde come Totò all’ufficiale nazista che rivendicava di avere carta bianca: «E ci si pulisca…», come raccontato su ‘L’Indro’ del 20 aprile 2018 (‘Molise e Governo: scontro finale’).

Winston Churchill prometteva agli inglesi «sangue, fatica, lacrime e sudore» («blood, toil, tears and sweat») per battere i nazisti, più prosaicamente per il ‘commercialista di Bari’ Rino Formica (socialista e Ministro) la politica era sangue e merda. Parlando poi di «merda nel ventilatore» a proposito di quanto succede in determinati periodi di feroce lotta politica, tra ingiurie, ricatti e strani servizi (e Servizi). Si potrebbe proseguire a lungo spigolando e rievocando in materia, in Italia e nel Mondo, ora e nel passato recente o più lontano. E magari ci si potrà tornare. Ma in ogni caso sempre di ‘prodotti corporali’ come metafora si parlava. Qui siamo al ‘prodotto’ vero e proprio, di cui Sgarbi non può fare a meno ormai compulsivamente di parlare in ogni intervento, dichiarazione, intervista, prossimamente (siamo pronti a scommetterci) quando le Camere entreranno realmente in funzione a pieno regime, pure in quelle solenni Aule. Il vecchio Sgarbone ancor più bolso ed impotente di quanto non sia storicamente sempre stato (politicamente parlando naturalmente, ‘honni soit qui mal y pense’) ama ormai solo parlare di ani, escrementi ed altre disgustosità collegate, e neppure tanto come insulto omofobo (anche quello, non si fa mancare nulla, ma più raramente). No, proprio nel senso di questo delirio coprolalico ed un po’ coprofagico, in termini e con ossessioni che rappresenterebbero da soli il senso della vita di una mezza dozzina di psichiatri. La sua freudiana ‘fase anale’ è senza ritegno. E senza vergogna. Il fatto poi che gli altri suoi sodali gli vadano dietro (in questo caso in senso metaforico, e comunque sarebbero fatti suoi, chi siamo noi per giudicare) è perfetta fotografia di questo nostro povero Paese.   

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore