martedì, Luglio 16

Sfiducia, interesse nazionale, Europa: Governo e opposizione non pervenuti Il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia parla chiaro, chiarissimo, il Governo risponde con la solita tiritera fuori dalla realtà e l’opposizione non c’è

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«Le parole che producono sfiducia sono contro l’interesse nazionale», una frase secca, detta proprio così, scandendo le parole, dal Presidente della Confindustria Vincenzo Boccia. Detta così, in situazioni normali, da chiunque e specialmente dal capo di una istituzione che è anche un grande e fortissimo gruppo di potere, una frase così normalmente sarebbe gravemente e duramente da criticare: l’interesse nazionale, dovrebbe fare premio sulla verità, potrebbe esserne il senso. O, anche peggio, lasciate fare al manovratore e non criticate, potrebbe esserne un altro. O peggio ancora un invito, un ordine al conformismo di azione e di pensiero, potrebbe esserne ancora un terzo.

La avrei criticata, quella frase, condannata con durezza, come la prova della volontà di prevaricazione della ‘classe dominante’.

Ma quella frase viene pronunciata davanti alla assemblea degli industriali italiani, la forza produttiva del Paese, per approfittatrice e truffaldina che sia anche l’unico vero motore di una economia, di ogni economia, in presenza di mezzo Governo, Presidente del Consiglio incluso -per inutile che sia l’Istituzione operativa più alta del nostro sistema, già chiamata a rapporto (e non credo che l’incontro di un’ora e mezzo sarà stato tutto rose e fiori per il predetto) dal Presidente della Repubblica, irritato per essere stato ‘usato’ dal predetto a scudo della volontà di non fare passare una norma largamente infame, scudo che avrebbe dovuto essere stato impugnato con una tagliente spada da lui e non utilizzato per nascondersi dietro ai pantaloni di papà. Quella frase, per di più, è pronunciata in assenza sprezzante (o imbarazzata, perfino lui potrebbe esserlo) del Ministro dell’Interno, ma alla presenza di chi si propone di fare a meno degli industriali (che spesso chiamava, sprezzante, ‘prenditori’), degli investimenti, dell’impresa, del rispetto dell’equilibrio dei conti, ecc., e allora assume un senso molto diverso: non è più una affermazione di potere o di prevaricazione, ma uno gelido e durissimo richiamo alla realtà e, specialmente, al dovere.

Il compitino recitato dal Ministro Luigi Di Maio, che parla di investimenti necessari per aumentare la produzione, benché amico e conterraneo di Boccia, che finge, secondo me, di apprezzarlo, suona come una sorta di sciocco tentativo di fare vedere di voler fare i compiti, da parte di chi ha sconfitto la povertà’ a spese degli italiani, aumentando il debito pubblico, di chi blocca le opere importanti proprio per dare lavoro senza nemmeno avere il coraggio di affrontare a viso aperto il problema, e dire un ‘no’ deciso e assumersene la responsabilità. E invece il contrario: ambiguità, si vedrà, analisi costi benefici e prese di tempo, fregandosene delle imprese in sospeso, della insicurezza generale, e, specialmente, della totale indifferenza all’interesse dell’intero Paese, che se non ha chiarezza e certezza sulla linea (cosa, temo, ignota al Governo) perde sì fiducia, ma principalmente si ritira, non investe, non innova, cerca di andarsene come le centinaia di migliaia di giovani che già lo hanno fatto.

Non capire che questa zuffa continua e insulsa, questa zuffa su questioni assurde e irrilevanti, la negazione sistematica della realtà banale dei numeri, l’uso idiota delle pubbliche istituzioni per farsi propaganda ad esempio come la nuova ‘verve’ dell’INPS, o per bloccarle se non sono conformi alle pretese del Governo, non capire che ciò porta allo sfascio non solo e non tanto (sì, perfino non tanto) economico, quanto morale, che nella situazione del nostro Paese oggi, sempre più razzista e egoista, conta di più. Ha ragione, devo dire, Boccia: la sfiducia è contro l’interesse nazionale, ma proprio letteralmente, contro l’interesse di tutti gli italiani.

Tanto più che il conterraneo di Di Maio, nella sua relazione, dice chiaro e tondo che l’Europa è essenziale, che senza Europa siamo finiti; lo dice, ovviamente, a Di Maio, e alle sue accuse di marchette e sciocchezze simili, al suo vittimismo ignavo verso l’Europa, alla sua pretesa di sapere fare meglio di tutti tutto, la celebrazione dell’ignoranza contro i professoroni e i tecnici (è di dell’altro ieri la frase assurda secondo cui se i tecnici non trovano le copertura sono i politici a decidere … che ci sono, ieri a Boccia non ha osato dirla!), ma Boccia lo dice a muso duro all’assente Salvini, al difensore dell’isolamento, della chiusura, all’uomo che, in realtà, si preoccupa solo di migranti, che Boccia stesso il capo degli industriali ‘amici’ di Salvini dice che sono essenziali e che il problema non si affronta così.

Sarebbe stato, questo avvenimento, un invito a nozze per una opposizione degna di questo nome, per il PD. Che invece è ancora lì, alle prese con le sue stanche lotte interne, alle prese con l’ex Segretario Matteo Renzi che, assolutamente leale, spara a palle incatenate contro Nicola Zingaretti, proponendo in una manifestazione ‘unitaria’, Carlo Calenda in prima fila, che il partito acquisti voti al centro … e siamo alle solite: la conquista di Silvio Berlusconi, neanche rendendosi conto che ormai c’è ben poco da conquistare, mentre Zingaretti ha (apparentemente?) orientato la sua segreteria esattamente all’opposto, a qualificarsi a sinistra come forza, almeno tendenzialmente, di sinistra.

Come si fa a fare opposizione credibile in questo modo, dicendo tutto e il suo contrario? Come si fa a farlo quando l’onnipresente capofila del Nord-Ovest alle elezioni sta in prima fila a spellarsi le mani a frasi del genere. Quando si sente, insieme a battute da cantina sui vari pupazzetti di Di Maio e di Salvini, celebrare il mitico 40% (discutibile come poche cose, visto il numero dei votanti, ma insomma … ) dimenticando che poi è crollato quasi di colpo al 18! Come si fa a fare opposizione a questo Governo, quando da quel palco si spara addosso agli ‘intellettuali’ presenti e combattivi ‘contro di lui’ all’epoca del referendum in fondo inteso solo a modificare un po’ il Senato (ci vuole una faccia tosta galattica per dire una cosa del genere!), e ora silenti di fronte alle modifiche proposte dalla attuale maggioranza, innocue, benché stupide e antidemocratiche.
Salvo ad ammettere, bontà sua, «Sì, ho fatto qualche errore quando si prova a rivoluzionare un Paese» … e quando lo dice con modestia schiva, per citare Eduardo, «se ne cade il teatro», ma neanche una pernacchia! Capito? Ha cercato, modestamente, di rivoluzionare il Paese, e glielo hanno impedito i ‘sinistri’ brutti e cattivi, invidiosi dei suoi successi.

Temo che questo sia, ora come ora, il problema della opposizione, oltre alla mostruosa ambiguità di Zingaretti: per fare un esempio, l’altra sera, da Bianca Berlinguer (un po’ esterrefatta, ma forse è solo una mia impressione) sulle prospettive della sua opposizione, che risponde sostanzialmente ‘si vedrà’ alla domanda elementare e dovuta: ‘dopo le elezioni con chi vi alleereste, posto che solo il mago Zurlì può immaginare che in caso di elezioni avreste la maggioranza per governare da soli?’.

Per fortuna, si fa per dire, nulla del genere accadrà, perché a partire dal 27 Maggio tutto tornerà tranquillo, i duecombattenti faranno la pace e continueranno così, per il semplice motivo che non hanno alternative: lo ho scritto ieri, ‘simul stabunt simul cadent’. Giancarlo Giorgetti permettendo: è l’unico punto realmente difficile, l’uomo forte non ne può più, i suoi amici dal Nord scalpitano.

Lo frena Giorgetti, proprio e solo il fatto che Boccia lo ha detto chiaro, come farete a trovare 32 miliardi di euro? Appunto. Ma vedrete, non li cercheranno nemmeno, rinvieranno, chiederanno un po’ di clemenza alla UE, alzeranno surrettiziamente qualche tassa, e via così, in attesa che lo ‘stellone’ li aiuti.

Sarebbe una festa per una opposizione, li si potrebbe inchiodare alle loro superficialitàsiamo europei critici e non superficiali», ha detto uno che passava di lì, tal Giuseppe Conte … chi sa che significa!), ma come si fa, quando addirittura per una cosa ovvia come la necessità di immediate dimissioni della signora Catiuscia Marini, richiesta più che chiaramente, i giovani turchi si scatenano perché la richiesta di dimissione non ‘era abbastanza chiara’ e quindi la signora le ha ritirate. Mah!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.