sabato, Agosto 15

Sfidare a fidarsi Io contro di te, tu contro gli altri, tutti contro tutti. Una perfetta osmosi di sfiducia collettiva reciproca

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Pensiero lento vs velocità elettronica

I can’t breathe (sussurrava il cittadino americano ma di pelle nera George Floyd al poliziotto squadrista che lo ha ucciso volontariamente per soffocamento a Minneapolis con un ginocchio per 8 minuti e 46 sec. sul suo collo. Nell’incivile America in apparenza democratica, che criminalizza da 400 anni gli esseri umani neri dalla schiavitù alla segregazione razziale)

Per uno studioso ed osservatore dei fenomeni e dinamiche sociali, ossia sociologo, osservare i movimenti gli spasmi le convulsioni che la società italiana in questi anni mostra di perseguire ogni giorno che si accende della luce del sole, è faccenda molto interessante di cui vale la pena sbrogliare qualche trama.

Dichiaro subito che cosa merita di essere analizzato.
Il
focus importante da cui osservare, comprendere e spiegare i fenomeni sociali consiste nella risorsa della fiducia, tema di cui scrivo e ‘dico’ da molti anni.
Come prima sintesi, 
attribuire/richiedere fiducia significa dotarsi di una risorsa immateriale su cui fondare qualsiasi iniziativa economica e sociale che vede più attori sociali impegnati a perseguirleFondata, la fiducia, su due assi centrali: la reputazione e l’affidabilitàA cui è connesso il tema cruciale della legittimità. Vale a dire il movimento che fa sì che un insieme di attori sociali scelgano colui/colei che rivesta il carattere di autorevolezza poiché investito (legittimato) dalla collettività ad assurgere a quel ruolo di comando. È sotto esame il cardine di qualsivoglia struttura sociale, ovvero l’autorità e connessa legittimità, dunque la titolarità, democratica o meno, a rappresentare una comunità sociale, inclusiva od esclusiva che sia, presupponendo un efficace e funzionale dialogo reciproco concernente la devoluzione soggettiva di parte delle proprie prerogative individuali, affermando, pertanto, il diritto a farsi rappresentare nelle sedi e luoghi delle decisioni collettive. Insomma, qualcuno che rappresenti altri nell’agone del sistema politico, poiché legittimato per la bisogna.

Questa dinamica costitutiva dell’allearsi con altri per perseguire comuni strategie, è finalizzata ad individuare obiettivi comuniSignifica non pensare a pay off (guadagni) immediati, del tipo ‘pochi maledetti e subito’ in diverse transazioni equivoche, ma, al contrario, differire nel tempo i guadagni monetari, per perseguire nell’immediato guadagni immateriali e simbolici. Che sono quelli che funzionano da moltiplicatore dei benefici individuali e collettivi, materiali e simbolici. Di cui appare storicamente carente l’Italia per motivi e ragioni costitutive della sua storia.
Concentrarci su tali questioni significa fissare alcuni comportamenti individuali e collettivi che gli italiani vivono nel tempo storico e biologico attuale. Un’emersione odierna che contrassegna a tutto tondo la relazione difficile tra natura e società, o tra ordine naturale, che ha suoi caratteri immutabili, ed ordine sociale costruito, in divenire e perciò transeunte. Ovvero la dialettica conflittuale tra ‘
naturale’ ed ‘artificiale’. Che è la cifra della modernità nel confronto tra umanesimo e postumanesimo, individuo e cyborg, fallacia umana e sapere esperto delle macchine intelligenti. Insomma, il futuro già dentro/dietro di noi. Che da noi assume la precarietà dell’agire politico quale caposaldo di inamovibilità.

Nel mentre provo ad argomentare con ‘iudicio’ alcuni comportamenti italici, tra folate trafelate di caldo che avrebbe ‘battuto’ (perché) il virus malefico, mi giungono all’attenzione le opportune condivisibili considerazioni che il Professor Giancarlo Guarino elenca nel suo articolo uscito il 27 luglio di questo anno bisestile con virus. Parole che offre con cadenza quasi giornaliera (invidia, visti i miei tempi più lenti anche per prolificità conviviale!) a questo aperto quotidiano che mi ospita di buon grado.
Il giurista traccheggia con il famoso correttore, tra ‘camici’ e ‘comici’ (e qui mi sovviene il Benni di ‘
Comici spaventati guerrieri’), o tra ‘sudati’ e ‘scudati’. E giù un elenco di italiche nefandezze a contatto con la politica, perché nulla è più importante in questo sfasciato Paese del ‘provvisorio’ occuparsi di politica, qualsiasi cosa voglia dire, per chi ne fa poi una rendita permanente.
Sentite mai qualcuno di questi epigoni della vecchia ‘
classe dirigentedivenuta da tempo ormai una ‘classe digerente’ che inghiotte tutto,moralità e molta pecunia con cui rifinanzia la propria professione di politicante, dire che poi se ne tornerà alla cosiddetta ‘società civile’? Ah sì, c’erano una volta dei tizi e tizie che con un apriscatole volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, dal nome di penta stallati, i finti duri e puri, che in genere sono molli e molto impuri, come i violenti leghisti. Fanatici fedeli i penta, dei due mandati poi a casa per poi eventualmente impiegarsi in mestieri nobili, dopo esser stati eletti con poche centinaia di voti. Ovvero il condominio e qualche amico. Regola già stravolta, piegata, rivoltata per le sindachesse, di virginea penta raggi a contrattare eccezioni alla regola da ecceduta. Quelli della democrazia diretta, poi, scoperto l’errore, di democrazia ‘in’ diretta, parlavano di inquadrature televisive. Soprattutto il molto destro Giggino, l’amico di Ping, l’etologo scopritore dei ‘navigator’ e degli ‘alligator’, quello che Allende in Venezuela…, il mortifero commesso viaggiatore che proiettava in Francia la sua influenza, dialogando con una sottospecie di Gilet jaune un poco fascista molto antisistema, uno sfrantummato cane sciolto (povero cane!). Voglio una Commissione non d’inchiesta ma di accusa per manifesta ignoranza…

Il ‘Prof’ citato, con sano, laico scandalo, offre le versioni del lombardo fascio leghista sui camici regionali ‘regalati’ con denaro pare passato tra Bahamas e la ‘linda’ Svizzera.. Per dire come siamo messi, anzi dis-messi, insieme a quell’Assessore ignorantone forza italiota che pendant pandemia strasognava di proporsi quale Sindaco di… Milano!! Quello che si ‘appiccica’ con l’indice di diffusione del contagio o con la temperatura di 37,5 che diviene una percentuale del 37,5%!!
Dunque, il nostro ‘Prof’, nel suo arguto incedere, sottolinea come l’app Immuni sia stata poco scaricata, in ragione di una
«mancanza di fiducia non solo nelle singole persone che sono al potere, ma per le stesse istituzioni che quelle persone dirigono». Emerge qui la diffusa sfiducia nei governanti di turno, ma, più pessimista, segnalo che oltre alla sfiducia relazionale per i politici, le medesime persone comuni non è che abbiano sviluppato un alto senso e rispetto per le istituzioni. D’altronde, se l’esempio che viene da quelli di su è di strumentalità, non è che poi lì giù il popolo possa sentirsi molto diverso. Una perfetta osmosi di sfiducia collettiva reciproca.

Poi l’Autore focalizza il pensiero su una faccenda estremamente seria nel nostro Paese. Qui occorre soffermarsi, invocando ilProfla presenza di un sociologo, che già è una notizia, poiché nessuno ci si fila, ma lo vuole preferibilmente serio, e qui si fa dura… Piccola chiosa dal grande significato.
Proprio la pandemia ha cambiato stravolto abitudini sociali comportamenti individuali scelte collettive.
Tutti hanno straparlato, ma di sociologi nisba. Eppure ne sono entrati in accademia, ma sono in prevalenza impegnati in percorsi di carriera personali, più che essere parte costitutiva di una comunità scientifica non rappresentata da alcun ordine professionale. Anche loro privi di caratteri di fiducia selettiva. Io mi sarei offerto anche ‘aggratis’, non come quei sapienti virologi o infettivologi a piè di lista. Ma sono solo titolare della mia intelligenza, di molte pubblicazioni anche estere, ma privo di padrini, padroni, capi, ragion per cui… ‘Bon’.Dalla ‘Lettera agli italiani’ di Giacomo Leopardi in poi lo spirito italico si connota per scarsa coesione, basso livello civico, in un Paese individualista, interessato a garantirsi ‘lo particulare’ (Guicciardini, oltre che Machiavelli…), o ‘la roba’ di Mastro Don Gesualdo, piuttosto che aperto a condividere strategie collettive per risolvere problemi comuni. Qui da noi, il mio interesse lo risolvo in genere con qualche manina che mi spinge, qualche oliatura giusta degli ingranaggi burocratici, qualche collusione/commistione con metodi criminali estesisi pericolosamente. Fino a far denari imprenditoriali con benedizioni criminali, sovente dopo aver ricevuto quelle chiesastiche con confessione, grande istituto del cattolicesimo e succinta espiazione. Poi dice perché i civici Paesi nordici di etica protestante non comprendano proprio… e non si fidino di noi. Di noi italioti in patria che recuperano l’italianità all’estero, dove appunto siamo migliori, «a cominciare dalla disciplina fiscale» (Guarino dixit). Che notoriamente agli oltre dieci milioni di italiani, dunque elettori, suona come una strana lingua ‘morta’. Perché si palesi una socialità e convivenza civile funzionale, dunque perché da noi cialtroni, fuori le mura civili e pure orgogliosi della nostra italianità? Perché qui il cortocircuito politico-governato vive da sempre di ambigue commistioni, antichi compromessi, colluse scelte, per cui la risorsa della fiducia per diffondersi necessita di un ambiente sociale di una comunità civile e politica che utilizzi e diffonda legami fiduciari nelle relazioni sociali che non siano circoscritti all’ambito affiliativo amicale, personalistico che connota e qualifica le condizioni collettive di vita e progresso della città.
Oltre ad un’appartenenza primaria per vicinanza di interessi, vanno diffuse modalità relazionali verticali. Insomma,
l’accordo in una comunità sociale necessita dell’applicazione certa ed intangibile di: 1. una corretta giuridificazione delle leggi; 2. rispettodelle leggi (attori individuali e collettivi che interiorizzano le norme); 3. applicazione delle leggi (attori che mediano).
Favori, favoreggiamenti, chiusure d’occhi, controlli legiferati mai applicati (in edilizia, nella schiavitù dei campi agricoli, nelle attività commerciali di quelli che inveiscono contro lo Stato pagando due precari sotto il minimo e magari quattro in nero, perché si sa, le tasse, lo Stato sanguisuga)… Con auto ed appartamenti, barche e quant’altro di rigore in nero, non colore da sera, no ruberia fiscale di denari non dichiarati. Perché si sa…

E qui non posso omettere di citare un aneddoto di cui sono stato testimone nei primi anni duemila. Avvenuto in una città del Sud, ma facilmente esportabile ad altre molte troppe altre realtà territoriali del nostro Paese.
“Di sera un’auto è parcheggiata su di un marciapiede. Il tizio al volante da una rapida valutazione non pare individuo pericoloso, camorrista, mafioso, od altro. Passo ed al finestrino abbassato sbraito per sanare un atto poco civico:
ma proprio sul marciapiede deve mettersi, con tanto spazio intorno! La risposta immediata senza alcuna remora o tentennamento mi fa vacillare anni di studi: eh vabbè ma mica siamo in Svizzera!! Scioccato e toccato sul piano sociologico (avrei voluto cambiare mestiere!) torno indietro e gli ho risposto provando a non alterarmi troppo: lei è doppiamente cretino ed incivile. Primo perché sa che le regole in Svizzera sono tali che le farebbero la pelle, perché vengono applicate. Ma il dramma in seconda battuta è che lei, quindi, è in grado di riconoscere l’esistenza di regole che vanno seguite, quindi ne ha interiorizzato i codici, ed il fatto che qui non si dia peso dal seguirle vuol dire che contribuisce ad inquinare questa città, perché tanto lei non vi si identifica, favorendo il meccanismo di sregolazione delle regole”.

Al vaglio di quanto sin qui affermato, si pongono in evidenza le seguenti affermazioni che accompagnano o corredano le scelte e decisioni che ciascuno di noi è chiamato ad esprimere nel corso della sua lunga e molteplice vita sociale quotidiana, da ‘Aiutati che Dio ti aiuta’, ‘Chi fa da sé fa per tre’ (fiducia in se stessi), a ‘Fidarsi è bene,non fidarsi è meglio’ (difesa contro le delusioni), ‘Finché c’è vita c’è speranza(fides e spes per giustificare l’esistenza), ‘L’unione fa la forza’ (associarsi per conseguire risultati).
Chi non è a conoscenza di tali
adagia, massime di vita di cui ognuno di noi fa uso condividendole nell’azione intrapresa nelle molteplici relazioni, occasionali o frequenti, tra sconosciuti o persone note, di cui si compone la vita sociale quotidiana nell’epoca del ‘villaggio globale’ (MacLuhan) della comunicazione permanente.
Ma esattamente
che cosa rappresenta significa e determina il fidarsi degli altri o all’opposto sfiduciare ogni forma di comunicazione con gli altri? Gli interrogativi avranno una meritata risposta alle prossime considerazioni…

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.