domenica, Febbraio 17

Sesso e turismo: prostituzione in Marocco L'iceberg costituito dal business della prostituzione in diverse località turistiche marocchine, in primis a Marrakech

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Nel 2013, il Ministro del turismo attualmente in carica, Lahcen Haddad, negò recisamente la presenza di un’industria sessuale in Marocco, indicando come nel Paese ci si rechi esclusivamente ‘per le sue spiagge e la sua cultura‘. Tale linea negazionista è adottata anche dalla maggior parte dei sudditi del Regno alawita, dove il codice penale condanna la prostituzione con la reclusione da due a dieci anni e sanzioni pecuniarie fino a circa 90000 euro. Tra questi non figura un Marocchino che accetta di parlare al reporter di TF1 e definisce il mercimonio di corpi femminili ‘un mercato come un altro grazie al quale si mantengono non solo le ragazze, ma anche ‘buttafuori, tassisti e rispettive famiglie‘. Anche Samia ha scelto questo lavoro per sbarcare il lunario. Dopo la morte del padre, sua madre non riusciva a far fronte a tutte le spese e coì lei ha deciso di vendere il proprio corpo, di nascosto dai fratelli; a loro ha detto che fa la donna delle pulizie di pulizie, anche se i 250 euro che guadagna ogni notte mal si conciliano con lo stipendio mensile di 240 che prenderebbe per rifare letti. Il suo progetto è di accumulare denaro a sufficienza per aprire un salone di bellezza: ‘Che Dio ci perdoni e ci aiuti a lasciare questa vita…‘.

Il reportage, il quale continua con riprese effettuate in residence per turisti che di notte si trasformano in bordelli, ha causato clamore in Marocco, con molti utenti di social network ad accusare i Francesi di ficcare il naso in affari che non li riguardano (quando sarebbe meglio dire che i Francesi sono tra i maggiori ‘utenti’). In realtà, il Ministero della Salute marocchino si è già interessato alla questione della prostituzione, arrivando a pubblicare uno studio ad hoc il maggio scorso, i cui risultati sono stati riportati da ‘ANSA‘. Frutto di un raffronto tra dati del 2011 e del 2014, lo studio stima che nel Regno alawita siano attive circa cinquantamila prostitute, di cui 19000 tra Agadir, Rabat, Fes, Tangeri e la fetta più grossa tra Casablanca e l’immancabile Marrakech. Delle 19000 prostitute intervistate, la maggior parte risultano analfabete, divorziate o vedove (tra il 62 e 73 per cento). Spesso mantengono qualcuno (tra il 50 e l’80 per cento dei casi), generalmente figli o altri famigliari. Sporadico si rivela l’uso del preservativo e usuale la consumazione del rapporto in appartamenti affittati o riad presi in esclusiva (in Marocco, per l’alloggio di non consanguinei di sesso differente in un hotel è necessaria l’esibizione di un certificato di matrimonio).

Oltre a reazioni sdegnate di poca sostanza, il reportage ha anche prodotto l’effetto positivo di riscuotere la polizia dal torpore e dall’atteggiamento di interessata omertà che la caratterizzano laddove si parli di prostituzione. Come riportato da vari media nazionali,  le autorità locali di Marrakech avrebbero proceduto all’arresto di 17 persone implicate in un giro di prostituzione, di cui otto provenienti dal Golfo e sei donne accusate di vendere il proprio corpo. L’organizzazione, che offriva ai propri clienti un’ottantina tra appartamenti e case chiuse, sarebbe stata scoperta grazie ad alcune riprese effettuate al’interno di ‘Les mille et une nuits de Marrakech’.

Non è la prima volta che la prostituzione è al centro del dibattito in Marocco. L’anno scorso a seminare scandalo è stato Much Loved, un film di Nabil Ayouch presentato a Cannes e bandito dalle sale cinematografiche marocchine per avere offeso la morale del Paese con la storia di quattro prostitute attive a Marrakech. Tra denunce e minacce a regista e attrici si è levato un polverone alimentato dei ‘negazionisti’ barbuti di una morale ipocrita che preferisce ignorare come la compravendita di sesso purtroppo attragga molti nel Regno alawita, dagli inturbantati sauditi ai padri di famiglia francesi (e europei in genere, italiani inclusi). Questi ultimi, però, parlano di ‘escort’: ‘puttana’ suona troppo volgare alle orecchie dei filistei di comodo.

 

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