martedì, Luglio 23

Sesso e politica: come nasce uno scandalo Per Francesco Alberoni, l’autore di ‘Innamoramento e amore’, le cronache internazionali raccontano la 'fine del potere maschile'

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Francesco Alberoni, sociologo e psicologo, ha sempre “dato”, ci dice, “importanza all’amore, perché è l’unica zona in cui ci sia giustizia”. E lo è dalla notte dei tempi. Nel 1979, con ‘Innamoramento e amore’, ha rivoluzionato gli studi sulla materia e nel 2006, in ‘Sesso e amore’, ha chiuso il cerchio. Per commentare i recenti scandali politici a luci rosse è partito da lontano: “Una parità tra uomo e donna non c’è mai stata, la cosa che salvava la situazione era l’innamoramento. Nell’innamoramento maschio e femmina che si amano sono uguali e nell’amore, quando è un grande amore, allora non ci sono differenze”, ha spiegato. Se è vero che “incomincia dall’individuo, tuttavia l’innamoramento unilaterale è una cosa triste”, continua Alberoni, “non ha i caratteri dell’innamoramento. La differenza tra me e gli altri sullo studio dell’amore è che io parto dal due, non dall’uno: tutti gli altri partono dall’uno”.

Ma l’amore non c’entra con le domande che gli abbiamo rivolto. Con lui abbiamo cercato di capire cosa succeda quando sesso e politica si incontrano, come nasca e si riproduca uno scandalo, quale sia il giudizio della società in cui esplode un ‘sexgate’. Non solo resta fuori l’amore, ma non è neppure una questione di sesso: “è un problema di manifestazione del potere, maschile” secondo Alberoni. “Esiste da secoli ed è tremendo, nel passato è stato spaventoso”. È una storia secolare di corti e regge che somigliano a “grovigli di intrighi politici ed erotici”. Dalla Francia alla Sublime Porta. “Nessuno ha mai negato il potere delle favorite del re, nessuno ha mai negato anche quello delle favorite del sultano e ci sono sempre stati scandali legati alla politica e alla ricchezza”. Lo scandalo sessuale, dunque, è sempre esistito nei luoghi del potere per una semplice ragione: “l’essere umano è sessuato”, afferma lo studioso, “e di conseguenza le sue debolezze sessuali e fragilità vengono utilizzate dai nemici per combatterlo. D’altra parte la sua forza sessuale gli serve per acquistare vantaggi. Pensiamo all’importanza del sesso nello spionaggio”.

L’Inghilterra con più di 40 deputati travolti dalla bufera e il passo indietro illustre del Ministro della Difesa Fallon, la Francia scossa dalle denunce di alcune ex aderenti al Front National contro i vecchi compagni di partito e per ultimo il Parlamento austriaco che ha accolto le dimissioni di uno storico funzionario dei Verdi accusato di molestie: si parla già dei primi bagliori di una ‘rivoluzione rosa’ che, scoppiata ad Hollywood poche settimane fa – Weinstein & Co. -, ora si propaga in Europa. Qui, prima accerchia e poi assalta i Palazzi, come nella migliore delle tradizioni. Non si tratta però dell’inizio di un qualcosa. Più che un’alba è un tramonto: “questa è la fine del potere maschile. Non è un nascere, né tantomeno uno scandalo nuovo”, chiarisce Alberoni in polemica con la narrazione giornalistica che cerca la novità nella consuetudine, la trasformazione nel costume inveterato. Del resto “l’adesso è un decimo di quello che c’era prima”. Siamo all’indebolimento di quel potere istituzionale che dava agli uomini diritto ad esercitare il sesso sulle donne. Il secretato, sommerso, inchiavato diventa “raccontabile, dicibile e parlabile”.

Ciò che un tempo apparteneva alla sfera dell’ordinario diventa scandalo, perché mentre si logora la supremazia maschile “aumenta la libertà femminile”. Ed è naturale che “una donna che lavora non abbia più bisogno di vendersi, di fare la serva, di andare a letto col signorino: quando ha una sua autonomia non deve più cedere”. A chi agita lo spauracchio Alberoni risponde che la rivoluzione c’è già stata: l’avvento della pillola ‘Pincus’, il “sesso decolpevolizzato”, la guerra al “legame romantico della femmina con il maschio”, la società che stigmatizza ciò che un tempo assolveva. Oggi si raccolgono i frutti. E il femminismo? “Come movimento rivendicativo si è esaurito”, dice Alberoni. Ieri innalzava le barricate nelle piazze, adesso si appella ai tribunali. Anche se, a dirla tutta, “oggi non c’è bisogno di essere femministe per intraprendere un’azione legale contro uno stupratore”.

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