venerdì, Novembre 15

Servizi segreti italiani: una storia di riorganizzazioni

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Se per la nascita dei servizi segreti italiani dobbiamo risalire a Giulio Cesare, è vero che i ‘servizi’ come li conosciamo oggi iniziano a strutturarsi dopo l’Unità d’Italia.

Lo Stato Unitario

Alcune ‘debolezze‘ o ‘deviazioni‘ spesso rimproverate ai servizi informativi italiani, vengono da molto lontano, probabilmente dal momento stesso della loro creazione, nel 1863, al comando del colonnello Edoardo Driquet.
La fusione degli apparati operanti negli Stati preunitari si realizzò, in effetti, in maniera piuttosto frettolosa e disordinata, sotto la pressione degli eventi e senza un significativo ricambio generazionale. Anzi, utilizzando il più delle volte gli stessi agenti delle monarchie spodestate per combattere proprio i colpi di coda anti-annessionistici dei Borboni e degli Asburgo.
Sin dall’inizio, di conseguenza, si determinarono certe tendenze allaresistenza‘, ben celate voglie di creare apparati negli apparati, ‘servizi nei servizi’, gestioni così riservate da non poterne più ricostituire con esattezza né le origini né i collegamenti.
Non si attivò, insomma, da subito un servizio efficiente, ‘nazionale‘, moderno, con alto senso del nuovo Stato unitario. Rimase, invece, la propensione tutta italiana a considerare i servizi segreti piùstrumento di potere‘, per la difesa di reconditi interessi, chestrumento di governo‘ teso ad assicurare la stabilità interna e a gestire la sicurezza esterna dello Stato.

Per molti anni le strutture informative si concentrarono soprattutto nella lotta al brigantaggio meridionale. Un intelligence, quindi, di sostanziale appoggio alle truppe piemontesi impegnate anche nella repressione delle manifestazioni popolari che esplodevano a causa dei forti squilibri sociali dell’Italia unita e della estrema povertà dei contadini.

Finita l’emergenza del brigantaggio, furono definite meglio le competenze dei servizi nelle loro diverse dimensioni, ‘civile’ e ‘militare’.
Nel 1880 venne così attuata una significativa riorganizzazione della Pubblica Sicurezza e dei servizi segreticivili‘ che assunsero la denominazione di ‘Ufficio per gli Affari Politici e Riservati‘, dipendente dal Ministero dell’Interno. All’estero, poi, nel quadro di una stretta collaborazione tra i dicasteri degli Esteri e dell’Interno, furono attivati i Consolati italiani nei cui organici figurarono come per incanto falsi vice-consoli e funzionari amministrativi, incaricati di sorvegliare i nuovi target dei servizi: anarchici, socialisti e rivoluzionari.

L’intelligence militare propriamente detta venne ristrutturata solo partire dal 1900 con la ricostituzione dell’Ufficio I, che era stato soppresso nel 1866 dopo la sconfitta di Lissa e il cui sviluppo si rivelò lento e laborioso. Dipendente dal Ministero della Guerra, l’Ufficio I conobbe, però, un eccellente rilancio nel 1911, alla vigilia della guerra di Libia, quando fu necessario inviare in missione insospettabili geografi con il compito di predisporre dettagliate carte geografiche, nonché riferire utili notizie sulle difese turche in vista dello sbarco italiano. Un’ulteriore rafforzamento fu introdotto nel 1914, ma non fu mai chiaro l’effettivo contributo dato dai nostri servizi all’andamento della guerra. La sconfitta di Caporetto nel 1917 fu dovuta, per alcuni, alla inefficienza della nostra intelligence militare, per altri, invece, la responsabilità era da addebitare piuttosto allo Stato Maggiore che non aveva saputo valutare le notizie fornite dai servizi segreti. Si riproponeva, in quell’occasione, l’eterno dilemma tra l’acquisizione delle notizie (fornite dall’intelligence) e le loro valutazioni ai fini delle decisioni da adottare (compito dei politici e dei militari).

In definitiva il fascismo ereditò, nel 1922, un insieme di Uffici e Servizi non molto efficienti, strutture ancora debolmente consolidate e con finalità non sempre chiaramente definite. In ogni caso del tutto inadatte ai compiti che si riprometteva di assegnare loro il nascente e ambizioso regime.

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