domenica, Ottobre 25

Serve una riforma di Schengen field_506ffbaa4a8d4

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Cooperazione, unità politica e dialogo. Tre modi per cercare di arrivare ad una visione unitaria, da parte degli stati europei, sulla questione dell’emergenza migranti. Dublino si sta sfaldando, Schengen vacilla e l’Ungheria alza un muro di filo spinato. La sospensione continua ad allargarsi,  la Slovenia ha deciso di reintrodurre, per un periodo iniziale di dieci giorni, i controlli alle frontiere con l’Ungheria. Anche la Repubblica Ceca è intenzionata a fare lo stesso. Sembra uno scenario apocalittico ed invece è il tempo in cui stiamo vivendo. Tra le divisioni in quote dei flussi migratori e controlli alle frontiere (Germania – Austria), l’Unione, o meglio i singoli Stati, temporeggiano per arrivare ad una soluzione, perché questo è un banco di prova, il giro di boa che l’Europa deve superare, non può permettersi di cadere. La Germania richiede un vertice europeo in tempi stretti, e nel frattempo i politici nazionali lavorano nello stesso senso.  Il «Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività  di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione» continua le audizioni in materia di flussi migratori (gli ultimi sono di questa settimana). Giovedì è stata ascoltata l’Ambasciatrice della Repubblica Federale di Germania, S.E. Susanne Marianne Wasum-Rainer. E’ normale chiedersi come stiano procedendo i lavori del Comitato, adesso, più che mai.

E’ un problema che finalmente si sta affrontando in sede europea. Per troppo tempo si è sottovalutato, nel senso che è arrivata l’emergenza e a questo punto se ne è dovuta accorgere anche l’Europa. Noi, nel Comitato, da circa due anni, abbiamo audito i Ministri dell’Interno, della Difesa e di altri Ministeri che avevano anticipato questa ondata di flussi migratori in Italia e in Europa, causa anche il mutamento delle condizioni politiche degli Stati, a cominciare da quelli africani – ci spiega Antonio Distaso, deputato di Forza Italia e membro del Comitato – Il Governo Italiano si è mosso con ritardo. Non c’è solo il problema della prima accoglienza, ma anche dell’identificazione: capire chi ha il titolo per ottenere lo status di rifugiato, chi quello di profugo e chi no. L’Italia da sola non ce la può fare”.

Il fatto è che servirebbe un’azione forte da parte dell’Europa, come aveva detto a noi de L’Indro, Francesco Cherubini, circa il diritto d’Asilo, «c’è bisogno di azzerare completamente la discrezionalità degli Stati, rendere la competenza di natura esclusiva, e togliere le competenze di esecuzione. Le affiderei ad un’Agenzia europea. Andrebbe lanciata una riforma dei Trattati, ma in questo momento manca il coraggio».

Questa potrebbe essere una strada, dare all’Europa il potere politico che tanto si reclama. Oltretutto le risposte di Germania e Ungheria (diverse tra di loro nei modi) sono un segno forte di richiesta di cambiamento.

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