venerdì, Ottobre 2

Serraj-Haftar, arriva l’accordo per un governo unitario in Libia

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A Sochi intanto incontro istituzionale tra Vladimir Putin e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Sul tavolo i problemi chiave internazionali, tra cui la lotta al terrorismo, la situazione in Medio Oriente, l’attuazione degli accordi di Minsk. Un modo poi per arrivare ad un punto d’incontro magari per il vertice del G20 che si terrà ad Amburgo nel mese di luglio. Sull’Ucraina la Merkel «vorrebbe che ci fossero le condizioni per togliere le sanzioni» alla Russia, che passano per l’attuazione degli accordi di Minsk. I due hanno condannato l’uso delle armi chimiche in Siria. Inoltre la cancelliera ha chiesto al presidente russo di «proteggere i diritti dei gay in Cecenia», dopo la denuncia di ‘Novaya Gazeta‘. Nel corso della conferenza stampa congiunta si è anche parlato delle proteste in Russia ed il presidente russo ha sottolineato che la reazione delle forze dell’ordine è stata «più moderata e liberale» che in alcuni Paesi europei.

Nel frattempo rimanendo in Russia arrivano i colpevoli dell’attacco al blogger e oppositore Alexei Navalni (che rischia di perdere un occhio): si tratta del gruppo radicale nazionalista pro-Cremlino SERB. A svelarlo non la polizia ma cittadini comuni e sostenitori di Navalni, che hanno condotto ‘indagini’ su internet partendo dal video dell’attacco dello scorso 27 aprile pubblicato dall’emittente REN-TV.

In Egitto almeno tre poliziotti sono rimasti uccisi e alcuni altri feriti in uno scontro a fuoco con uomini armati alla periferia est del Cairo. Al momento non vi sono rivendicazioni da parte di gruppi di terroristici islamici che talvolta compiono simili attacchi. In Siria invece più di 20 persone, tra cui civili, sono state uccise in un attacco compiuto dall’Isis nel nord-est al confine con l’Iraq. L’episodio è avvenuto ad un posto di blocco di forze curdo-siriane nei pressi del campo profughi di al Hol.

Passiamo al Venezuela, dove il presidente Nicolas Maduro ha annunciato una Assemblea Costituente del popolo per riformare la struttura giuridica dello stato e «portare la pace al nostro Paese». «Non sto parlando di una Costituente dei partiti o delle élite, intendo dire una Costituente femminista, giovanile, studentesca, una Costituente indigena, ma anzitutto una Costituente profondamente operaia, decisamente operaia, che appartenga profondamente alle comune», ha detto il presidente. Immediata la replica delle opposizioni, con Julio Borges che l’ha definita come «una Costituente truffa, inventata solo per distruggere la Costituzione attuale e cercare di fuggire così all’inesorabile verdetto delle elezioni». E sono riesplose le proteste di piazza: almeno 37 persone sono rimaste ferite durante una manifestazione a Caracas.

Intanto otto Paesi latinoamericani (Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Perù, Paraguay e Uruguay) hanno sottoscritto un appello comune nel quale si associano alla presa di posizione di Papa Francesco sulla necessità di ricercare al più presto ‘soluzioni negoziate’ per la crisi politica e istituzionale in Venezuela. Nel documento si chiede che «cessi la violenza, si ripristini la piena funzionalità dello Stato di diritto, si liberino i prigionieri politici, si restituiscano le prerogative dell’Assemblea Nazionale e si definisca un calendario elettorale».

In Messico invece è arrivata la notizia della cattura di Damaso Lopez, uno dei leader del cartello di narcotrafficanti di Sinaloa. Lopez è indicato come uno degli uomini che ha lanciato la lotta per la successione al comando del cartello contro i figli di Joaquin Guzman detto ‘El Chapo’, che ora si trova in carcere negli Stati Uniti.

In Repubblica Ceca il premier Bohuslav Sobotka ha annunciato la caduta del governo, a causa dell’affaire del vicepremier Andrej Babis, ministro delle finanze, che non ha saputo scongiurare i dubbi sulle transazioni finanziarie della propria impresa agroalimentare Agrofert. Sobotka non esclude la possibilità di indire elezioni anticipate: «I partiti della coalizione possono mettersi d’accordo sul rinnovo dell’attuale coalizione, oppure su una anticipazione delle elezioni parlamentari. Su questo ci vuole il consenso da tutti i partiti della Bassa Camera».

Chiudiamo con la Francia, dove continuano i sondaggi in vista del ballottaggio tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron. Secondo ‘Kantar Sofres‘ per ‘Le Figaro‘, il leader di En Marche! è sempre al 59% contro il 41% della candidata del Front National. Intanto è polemica per il clamoroso caso di plagio nel discorso del primo maggio della Le Pen a Villepinte: interi paragrafi di un discorso pronunciato il 15 aprile dal candidato dei Republicains al primo turno, Francois Fillon, sono stati ripresi parola per parola. Lo staff della candidata del Front National si è assunto la responsabilità: «E’ una strizzata d’occhio a un passaggio di un discorso emozionante sulla Francia. Dimostra che non è una candidata settaria ma che vuole unificare».

Intanto Macron ha risposto alle ultime accuse della rivale, che nel frattempo ha promesso un negoziato per abbandonare l’Euro: «Di fronte agli insulti e all’oscenità del Front National, rifonderemo il Paese. Con la sua ben nota volgarità Le Pen ha riassunto perfettamente la situazione, affermando ‘è en marche (in movimento) o crepa!’. Ha ragione, en marche siamo noi!».

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