giovedì, Ottobre 29

Serraj-Haftar, arriva l’accordo per un governo unitario in Libia

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Incontro a sorpresa ad Abu Dhabi tra il premier libico Fayez Al Serraj e il generale Khalifa Haftar. Un incontro fra i due esponenti, considerato decisivo per la soluzione della crisi nel Paese nordafricano, era saltato al Cairo a febbraio a causa di divergenze sull’opportunità di rivedere un accordo siglato nel 2015 per la nascita un governo di unità nazionale.

La tv libica ‘Canale 218‘ ha anticipato i punti dell’accordo raggiunto tra Haftar e Serraj si parla di un incarico a un team congiunto per la formazione di un governo unitario in Libia ed elezioni presidenziali e parlamentari da tenersi entro il marzo del 2018. Tra gli altri accordi anche la ridefinizione della struttura del Consiglio presidenziale (del GNA) e la creazione di un esercito unificato e la decisione di affrontare la questione della migrazione e dei rifugiati. Ribadito poi il No alle ingerenze straniere negli affari interni della Libia. Haftar e Serraj poi hanno trovato un’intesa anche per una strategia per rafforzare e sostenere l’esercito.

L’Unesco è pronta a votare una nuova risoluzione su Gerusalemme che rigetta la sovranità dello Stato ebraico su qualsiasi parte di Gerusalemme. A dire le mosse italiane il ministro degli Esteri Angelino Alfano: «Ho dato precise istruzioni di voto al Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unesco: votare ‘no’ contro l’ennesima risoluzione politicizzata su Gerusalemme, tra l’altro nel giorno di un’importante festa nazionale israeliana. La nostra opinione è molto chiara: l’Unesco non può diventare la sede di uno scontro ideologico permanente in cui affrontare questioni per le cui soluzioni sono deputate altre sedi. Coerentemente con quanto dichiarato a ottobre noi, dunque, voteremo contro la risoluzione, sperando che questo segnale molto chiaro venga ben compreso dall’Unesco».

Soddisfatto l’ambasciatore presso l’organismo culturale dell’Onu, Carmel Shama-Hacohen, mentre l’ambasciata d’Israele a Roma a l’Ansa fa sapere: «Israele ringrazia il governo italiano per la decisione di votare contro la risoluzione anti-israeliana all’Unesco. E’ un voto contro un altro tentativo di distorcere la storia, di negare i legami fra gli ebrei e Gerusalemme e contro il tentativo di politicizzare ancora l’Unesco. Non avevamo nessun dubbio che il governo italiano avrebbe mantenuto la promessa di votare contro tale risoluzione».

Sempre più alta la tensione tra Corea del Nord e Usa. Pyongyang ha accusato gli «imperialisti americani di procedere in modo sconsiderato verso una guerra nucleare nella penisola coreana», perché gli Usa «hanno fatto sorvolare dei bombardieri strategici B-1B sui principali obiettivi della Corea del Nord». E il Paese si dice «pronto a reagire in ogni modo». Solo qualche ora prima invece il presidente Donald Trump si era detto pronto ad incontrare il leader nordcoreano Kim Jong-un, alle giuste condizioni, salvo poi fare un passo indietro grazie al portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, che ha aggiunto come il leader nordcoreano dovrebbe mostrare segnali di ‘buona fede’.

Ad intervenire di nuovo la Cina, che ha chiesto lo stop immediato al dispiegamento del sistema antimissile Thaad in Corea del Sud. «Ci opponiamo al dispiegamento del sistema Thaad e sollecitiamo le parti interessate a fermare immediatamente l’implementazione», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang. Che ha ribadito: «Prenderemo tutte le misure necessarie per rispettare i nostri interessi».

Intanto il direttore della Cia, Mike Pompeo, è giunto in Corea del Sud per una visita non annunciata, ha confermato l’ambasciata Usa a Seul, nell’ambito della crisi con la Corea del Nord. Secondo quanto riferiscono i media sudcoreani, Pompeo incontrerà il capo dell’intelligence della Corea del Sud e anche alti funzionari dell’ufficio presidenziale.

Per gli Usa poi è ancora delicato il rapporto con le Filippine. In particolare il presidente Rodrigo Duterte ha fatto capire che potrebbe non accettare l’invito di Donald Trump alla Casa Bianca. La scusa è l’agenda troppo fitta, visto che dovrebbe andare anche in Russia e Israele. Sol oqualche giorno fa il dialogo telefonico tra i due presidenti, con Duterte che lo aveva definito amichevole.

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