martedì, Marzo 26

Serra Yilmaz: ci salva solo la cultura La grande attrice turca in scena a Firenze con 'Griselidis: memorie di una prostituta' parla anche dei moti di libertà delle donne

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“Sono molto preoccupata per la condizione femminile, l’aumento dei femminicidi, delle violenze sulle donne, ma le donne si stanno organizzando da tempo, malgrado la regressione, Me.Too non è un fenomeno nuovo e se ci saranno dei cambiamenti molto si dovrà a loro….” Lo sguardo  penetrante di Serra Yilmaz, la grande attrice di teatro e di cinema turca, icona di vari film di Ferzan  Ozpetek, rivela la rabbia ed il turbamento per  il momento che stiamo vivendo. L’abbiamo incontrata  a conclusione di uno spettacolo teatrale giunto alla fine del dodicesimo anno di rappresentazioni, Ultimo Harem  e alla vigilia de suo prossimo lavoro Griselidis: memorie di una prostituta, in scena nello stesso  Teatro di Rifredi di Firenze dal 25 al 27 gennaio e per il quale vi è grande attesa. Un’occasione per conoscere il pensiero dell’attrice e donna di grande cultura e sensibilità,  sulla condizione femminile oggi, partendo proprio da questa duplice avventura  teatrale  che ruota attorno alla figura femminile.

 L’ Ultimo harem  si svolge  nel palazzo di Yildiz a Istanbul nel 1909,   lo spettatore è introdotto in un’atmosfera magica, da Mille e una notte, con il pubblico sul palco attorno agli attori, qui l’indomita favorita circassa Humeyra (Valentina Chico), attende l’arrivo del sultano, ascoltando  le istruzioni  dell’eunuco Simbul (Riccardo Naldini) e i saggi consigli della guardiana dell’harem, la stessa  Serra Yilmaz che narra la storia dell’orafo  Hasan e della donna con le ali.  Il segreto del successo del lavoro è proprio in questa atmosfera di sogno e di reclusione, di sensualità,  tra profumi, vapori, musiche esotiche,  che precipita in una contemporaneità densa di inquietanti rimandi al passato.   Ciò che è destino che avvenga, avviene, e ciò che non deve avvenire, non avverrà,  dice  Serra alla fanciulla. Col sultano ciò che doveva avvenire non avverrà per la definitiva chiusura degli harem. Di quell’atmosfera ci resterà il racconto, l’immaginazione, che è l’arte della donna.

Altri luoghi,  case ( o gabbie ) moderne  in cui si consuma lo stato di subalternità    delle donne, anche ricche e famose (come Marilyn)   vengono riproposti in questo racconto, scritto da Angelo Savelli ( liberamente ispirato ai racconti de “Le mille e una notte” e di Nazl Eraye ai saggi di Ayşe Saraçgil e Fatema Mernissi). Chiedo a Serra:

Mondi e realtà lontane tra loro?

No, non ci sono tante differenze, come potrebbe sembrare.  Griselidis: memorie di una prostituta, è una partitura  scritta da Coraly Zahonero, attrice della Comèdie-Francaise,   singolare e incisiva composta da interviste e racconti di questa donna speciale, amante della libertà, che ha lottato tutta la sua vita affinchè le prostitute fossero rispettate, che la società le riconoscesse, che le leggi le proteggessero e cessassero di stigmatizzarle e punirle.  

Difendeva una prostituzione liberamente scelta e praticata. In scena sarò con il sax solista Stefano Cocco Cantini, toscano di Follonica classe ‘56, che  ha suonato con i più grandi artisti  come Chet Baker, Dave Holland, Kenny Wheeler, Elvin Jones, Ray Charles, Phil Collins, Michel Petrucciani.  E’ un  lavoro che ha riportato grande successo nei teatri francesi e che  nella versione italiana è andato o in scena allo scorso Todi Festival, ove è stato  molto ben accolto. E’ un testo nel quale  l’umiliazione della donna si unisce a quella dell’uomo in uno spaccato psicologico e umano di raro verismo ( la  traduzione è della stessa Serra Yilman e di Alberto Bassetti, ndr).

Dunque, due eventi che hanno al centro le donne, la loro condizione di subalternità e la loro ansia di riscatto, che si fa azione, ribellione, consapevolezza di sé ma che rivelano  anche la fragilità degli uomini.

Che si esprime con la violenza, nella società e tra le pareti domestiche. Il femminicidio è in aumento ovunque. Se si va avanti così bisognerà eliminare i maschi!  Battuta a parte,  sono molto preoccupata per ciò che sta avvenendo intorno a noi e che non riguarda solo le donne, l’umanità e il pianeta.

Lei ha un rapporto speciale con l’Italia vero?

Il mio paese  è  l’Italia, come lo è   la Francia come lo è la Turchia.   Qui ho passato l’adolescenza,  in Francia ho studiato in Normandia,  mi sono laureata in psicologia, ho lavorato in teatro. Per me l’Italia all’inizio  erano Firenze ed il Mugello, dove fui accolta in casa di amici, per le vacanze, all’ età di 11 anni. Era la prima volta che vi  mettevo piede.  Ecco, questa giovane signora accompagnata da sua figlia, è la nipote di un uomo straordinario, di grande cultura che conobbi  ad Istanbul. E nella cui famiglia ho trascorso periodi della mia adolescenza.    

“Quell’uomo straordinario”, era il prof. Renzo Milani, che è  stato direttore dell’Istituto  Italiano di Cultura ad Istanbul  e poi ad Algeri, Marsiglia, Strasburgo, ove ha insegnato letteratura  italiana all’Università.…. Lui sì che conosceva a fondo la realtà culturale e sociale dei  paesi  in cui ha operato per favorire i rapporti interculturali e la reciproca conoscenza.  

Un’amicizia importante, indissolubile, fiorentina mi sono sempre sentita. Sono cresciuta in questa famiglia numerosa, padre toscano di Scarperia e madre francese, insieme ai loro figli.  Qui ho fatto importanti esperienze al Teatro di Rifredi, diretto da Angelo Savelli e Gianfranco Mordini, come La bastarda di Istanbul, Un tocco di rosa, Hotel Bosforo ecc.    Qui mi sento a casa.

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