giovedì, Novembre 14

Senza satelliti non si monitora il clima della Terra Lo sguardo dei satelliti resta un valido supporto per integrare i dati da terra e nella prevenzione dei disastri del cambiamento climatico

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C’è una lunga diatriba su quanti cambiamenti climatici stiano interessando il nostro pianeta. Secondo il WWF, l’organizzazione internazionale non governativa di protezione ambientale con sede nella città svizzera di Gland, il fenomeno è una realtà e sta già provocando impatti e fenomeni di frequenza e intensità mai visti nella storia umana. L’assunto può essere vero, ma dato lo spazio temporale assai breve –secondo la teoria attualmente riconosciuta dagli antropologi, la famiglia hominidae risale a soli 2,3 milioni di anni— è precipitoso considerare del tutto nuovo l’aspetto termo-ambientale che stiamo vivendo adesso. Dopo tutto la Terra ha circa 4,5 miliardi di anni, pertanto la campionatura è ancora molto sbilanciata.

Tuttavia, indipendentemente dalle cause, che pure può essere giusto ipotizzare, c’è un gran bisogno di tener sotto controllo l’ambiente con tutti i mezzi a disposizione e sappiamo che non sono pochi in un’era di tecnologia che ha dato forti priorità all’esporazione e lo studio delle regioni atmosferiche.

È nel giusto chi afferma che bisogna contenere la temperatura globale entro 1,5°C rispetto all’epoca preindustriale. Quello che non si comprende però è quale possa essere la soluzione. Impedire alle industrie di funzionare rinunciando a tutto quanto ci hanno abituato, facendo scelte globali o parziali? E a chi toccherà pagarne il conto?

Questo prestigioso ente che ha sede in uno dei paesi che vive con il maggior egoismo il proprio isolamento geografico e politico, ha ragione quando teme che un andamento di riscaldamento avrà un impatto su milioni di persone, con effetti ancora maggiori su chi vive nelle zone più vulnerabili e povere ma rileva pure che i governi e le aziende stanno rispondendo con colpevole lentezza alle sollecitazioni. Né d’altro canto si è fatta chiarezza sulla competenza e l’autorevolezza della domanda effettuata, visto che gran parte degli scienziati, dati alla mano, non sono per niente convinti che sia solo responsabilità umana lo sconvolgimento climatico degli anni 2000.

L’Agenzia Spaziale Italiana da parte sua fa notare che scarsità d’acqua e clima rovente sono fattori che incidono negativamente sulla salute delle foreste e che sono condizioni sempre più diffuse con conseguenze a volte devastanti per il nostro ecosistema.

Recentemente la California ha dichiarato lo stato di emergenza per gli incendi che hanno costretto oltre 200 mila persone ad evacuare le proprie abitazioni. La catastrofe è stata reale. A bruciare maggiormente sono stati Sonoma County, a nord di San Francisco e un’area nei pressi del Getty Museum a Los Angeles, con forti venti che diffondono sempre più le fiamme, espandendosi in diverse aree del Golden State. Però proprio in questo caso, lo sguardo dei satelliti resta un valido supporto per integrare i dati da terra nel loro monitoraggio e nella prevenzione a lungo termine di questi disastri.

I dati satellitari di Copernicus Sentinel-3, ci aiuta sempre l’Asi, mostrano che nell’agosto 2019 gli incendi si sono quintuplicati rispetto all’anno precedente, registrando 79.000 incendi in tutto il mondo contro i 16.000 riscontrati nel 2018. 

Questi dati ci fanno pensare che in realtà i cambiamenti avvengono anche per motivazioni più banali che dovrebbero essere combattuti con la sorveglianza e la prevenzione. Distruggere scientemente le foreste è un delitto, che equivale al rischio di un’invasione di territorio o alla deflagrazione di un ordigno ad alto potenziale.

Ci meraviglia che proprio gli Stati Uniti che vantano una grande capacità delle proprie forze armate si lascino violare così impunemente da vandali e assassini. L’Asia però risulta essere il continente più colpito, raggiungendo il 49% di tutti gli incendi rilevati, mentre circa il 28% è stato rilevato in Sud America, il 16% in Africa e il resto in Nord America ed Europa.

Noi siamo consapevoli delle forti attese dai satelliti di seconda generazione del sistema italiano Cosmo-SkyMed, prima costellazione radar interamente dedicata osservazione satellitare della Terra, attualmente composta da quattro satelliti che nell’ultimo decennio ha documentato i mutamenti in atto sul pianeta dovuti al cambiamento climatico, a partire dallo scioglimento dei ghiacciai. 

Le osservazioni radar della costellazione, unite ai dati ottenuti da altri satelliti operanti nelle diverse bande, forniranno dati essenziali che le autorità potranno utilizzare per rispondere ad incidenti come quelli che hanno coinvolto l’Amazzonia e la California e a formulare nuove politiche ambientali.

Per dar seguito a questi impegni occorre la volontà di investimenti costanti e la determinazione di tenere sempre lo stato dell’arte di una scienza meno appariscente ai fini mediatici ma sempre più indispensabile alla sopravvivenza della specie animale e vegetale del pianeta Terra.

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