sabato, Gennaio 19

Senegal: il Primo Mondo sempre più vicino Il piano di sviluppo PSE ha alte probabilità di trasformare l’economia del Paese

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Il Senegal è uno tra i più importanti Paesi dell’Africa Francofona con una crescita economica annua attestatasi nel 2018 al 6,8%. Se comparato ad altri Paesi dell’Africa Occidentale è certamente il più economicamente sviluppato e promettente. Eppure vi sono ancora molti problemi da risolvere in quanto gli ottimi dati registrati nella macroeconomia non si stanno ancora traducendo in sviluppo sociale ed economico per la maggioranza della popolazione, nonostante l’assenza di Famiglie Presidenziali e dittatori senza scrupolo. Il Senegal vanta un lunga democrazia, imperfetta ma funzionante che ha impedito all’ ex Presidente Abdoulaye Wade di attuare un golpe istituzionale e di instaurare per la prima volta nel Paese una Presidenza ad eredità familiare tramite il piano di far eleggere suo figlio. L’Amministrazione Wade è stata caratterizzata da infiniti cantieri e corruzione fuori controllo.

Il primo piano di sviluppo economico lanciato nel 2014 è stato molto efficace sulla macroeconomia. Il Senegal è passato da una crescita economica del 4,5% del 2014 al 6,8% del 2017 mantenuto nel 2018. Nello stesso periodo si è vista la nascita di embrione dell’apparato industriale nazionale ma i risultati non sono ancora sufficienti per mantenere una robusta crescita economica sul lungo periodo e per migliorare le condizioni di vita della popolazione.

La disoccupazione resta altissima, colpendo il 70% della popolazione giovanile costretta ad arrangiarsi nel settore informale mentre il 50% della popolazione non ha alcuna copertura sanitaria. Il settore della pesca è in forte crisi. I pescatori senegalesi sono sull’orlo del fallimento a causa della pesca selvaggia attuata appena al di là delle acque territoriali da navi pirata europee, cinesi e asiatiche. La produzione è diminuita del 60% in quanto la fauna ittica viene selvaggiamente depredata da queste navi pirata senza che il Governo possa intervenire. Questi fattori associati ad un sistema sanitario ed educativo ancora insufficiente e alla cronica carenza di energia elettrica che frena le attività commerciali e industriali, fanno si che ogni anno migliaia di giovani senegalesi tentino di emigrare in Europa attraverso la Hell Highway (l’autostrada dell’inferno) che giunge in Libia.

Come prime risposte immediate l’amministrazione del Presidente Macky Sall ha creato diversi meccanismi per raggiungere la copertura sanitaria universale e una politica di sostegno per lo start-up di micro imprenditorialità giovanile e femminile. Sul settore energetico è stato studiato un programma di sviluppo in collaborazione con ditte e governi europei e americani della energia pulita (solare ed eolica) e un piano di modernizzazione delle infrastrutture di produzione e distribuzione di energia elettrica. Le risorse petrolifere e di gas naturale non rientrano nel piano energetico nazionale in quanto destinate all’esportazione come ha deciso Parigi.

Il presidente senegalese, il cui mandato è stato caratterizzato da una particolare attenzione allo sviluppo socio-economico del Paese, dal rafforzamento degli spazi democratici e da una politica abbastanza indipendente dalla Francia (seppur attuata nel ristretto contesto della FranceAfrique, l’impero francese in Africa tutt’ora esistente), a metà dicembre si è recato a Parigi per trovare i fondi necessari per lanciare il PSE Fase II (Piano Senegal Emergente). Una strategia iniziata nel 2014 tesa a rendere il Senegal un Paese del Primo Mondo entro il 2035 e che necessita di 5,7 miliardi di euro. Il Presidente Shall è intenzionato a trovare tale somma dai finanziatori occidentali o asiatici.

Gli obiettivi del PSE Fase II sono stabiliti nel PAP (Piano d’Azione Prioritario) 2019 – 2023 che si basa sulle migliori tecniche nazionali e internazionali di trasformazione strutturale dell’economia. Come primo obiettivo vi è il potenziamento della zona industriale di Diammiadio e di varie zone economiche speciali dove gli investitori nazionali e stranieri godranno di infrastrutture e agevolazioni fiscali per favorire la nascita di stabilimenti produttivi e aumentare l’occupazione giovanile. Gli altri settori da rafforzare sono le infrastrutture, i settori edile e agricolo, l’agroindustria, l’energia (petrolio, gas, e energie pulite), il settore industriale, l’economia digitale, il turismo e la finanza.

Non sono stati trascurati i settori della sanità e dell’educazione universitaria. Nella fase II del PSE si prevede un budget annuale di 25,9 milioni di euro per sostenere e ampliare l’attuale (CMU) Couverture Maladie Universalle che deve raggiungere il 75% della popolazione entro il 2020. Il governo è ben consapevole che la creazione dell’assistenza sanitaria nazionale non si può fermare sulla percentuale di popolazione coperta. Lo sforzo più impegnativo e difficile è quello di assicurare una sanità di qualità per evitare che un diritto fondamentale esteso alla popolazione risulti un metodo inefficace come è successo in Uganda con la scuola gratuita fino alle medie superiori a causa delle inadeguatezza delle infrastrutture e della qualità di insegnamento elargita da docenti mal pagati.

Per evitare questo rischio il governo aumenterà i fondi destinati alla sanità per modernizzare le infrastrutture, le attrezzature mediche, creare un efficiente network di unità sanitarie locali sul territorio, diminuire il prezzo dei medicinali di base, migliorare la competenza professionale del personale medico e paramedico e rafforzare  i sistemi diagnostico e prevenzione malattie sociali o contagiose, tra esse il HIV/AIDS.

È prevista anche una riforma dell’Istituto di Sicurezza Sanitaria Nazionale (ISSN), rafforzando le politiche di gratuità delle cure destinata ai bambini di meno di 5 anni. La copertura sanitaria universale sarà ottenuta tramite il ISSN e tramite una miriade di ‘mutuelle de santé’, sistemi di mutua sanitaria creati a livello di quartiere e di villaggio e direttamente gestiti dalla popolazione. Una tattica innovativa che, se portata avanti fino in fondo, posizionerà il Senegal come primo Paese africano ad avere assicurato la sanità alla sua popolazione con il principio europeo di solidarietà, elevando il diritto della salute del cittadino ad obbligo per il governo.

Una grande riforma universitaria è attesa. Il primo obiettivo è di rafforzare le infrastrutture e l’insegnamento presso l’Università Cheikh-Anta-Diop per farla entrare entro il 2025 tra le 100 migliori università al mondo. Un obiettivo difficile a causa della crisi dell’insegnamento universale creatasi dalla politiche di austerità imposte negli anni Novanta dal Fondo Monetario Internazionale che hanno costretto a diminuire i fondi destinati alla educazione. Gli effetti sono stati devastanti: infrastrutture vetuste, ritardi nel pagamento delle borse di studio per studenti meritevoli provenienti da famiglie povere, aumento delle rette universitarie, fuga dei migliori docenti verso le università private causa scarsi salari, un inadeguato network tra Università e mondo imprenditoriale per garantire l’inserimento nel mondo lavorativo dei giovani laureati.

Il Presidente Maky Sall ha interrotto questo meccanismo di totale negligenza puntando sul rafforzamento dell’educazione in generale e di quello universitario in particolare, consapevole che una mano d’opera poco istruita e poco professionale minerebbe gli obiettivi di far entrare il Senegal nei Paesi industrializzati. Ingenti sforzi economici sono già stati fatti per migliorare il sistema educativo nazionale ma non mancano i problemi. Lo scorso marzo il Sindacato Autonomo degli Insegnanti Superiori ha raggiunto un accordo con il governo per un riequilibrio del budget destinato alla Università, il pagamento dei debiti contratti dai singoli istituti universitari statali e un aumento adeguato dei salari dei docenti. Purtroppo nove mesi più tardi il governo non ha ancora mantenuto i suoi impegni. Il Presidente Maky Sall ha chiesto al sindacato un periodo di tolleranza di altri sei mesi per permettere al governo di trovare i fondi necessari per far fronte ai suoi impegni prima di iniziare una stagione di lotte sindacali e conflittualità sociale. Richiesta accettata dal sindacato autonomo che vanta la maggioranza degli iscritti del settore.

L’autosufficienza alimentare in Senegal si basa sul riso. Nonostante che vi sia una produzione locale, essa è insufficente per il fabbisogno nazionale e il governo si vede costretto ogni anno ad improtare quasi un milione di tonnellate di riso. Solo 130.000 tonnellate vengono prodotte in Senegal. È stato lanciato il Programme National d’Autosuffisance en Riz (PNAR) che prevede una politica di sostegno alla produzione locale di riso, fondi di sostegno ai contadini, la cancellazione dei debiti contratti per attività produttive, i prestiti agevolati per l’acquisto di moderne attrezzature agricole, fertilizzanti e sementi. Il PNAR è iniziato nel 2015 e i risultati sono soddisfacenti. In tre anni si è ottenuto un aumento di produzione pari al 64% che ha contribuito a diminuire l’importazione di riso da India, Pakistan e Cina diminuendo i prezzi di mercato. Ora si tratta di arrivare ad una produzione autoctona totale e di migliorare le tecniche di coltivazione e raccolta, affiancandole alla nascita di una industria agroalimentare legata al riso, al miglioramento dei circuiti di stoccaggio, distribuzione e commercializzazione.

Una delle priorità è risolvere il deficit energetico. Le cause sono note: infrastrutture inadeguate, scarsi finanziamenti alla Senelec (Societé Nationale d’Electricité), responsabili della mancata crescita annuale di 2 punti secondo la Banca Mondiale. Il governo intende lanciare un ambizioso programma di modernizzazione delle infrastrutture dal costo di diversi milioni di euro reperibili anche attraverso la creazione di joint venture con ditte private. Al momento il potenziamento della produzione di energia elettrica non è certo equilibrata dal punto di vista ambientale. Sulle tre nuove centrali elettriche in programmazione, due sono a carbone: Kayar (destinata a produrre 350 mega watt) e Sendou (125 mega watt). Solo Tobenes sfrutta l’energia biotermica con una produzione stima di 70 mega watt.

Occorre anche risolvere il problema legato all’aeroporto internazionale di Blaise-Diagne a 40 km dalla capitale Dakar. Dalla sua inaugurazione nel 2012 non è ancora entrato in servizio in quanto un contenzioso giuridico tra finanziatori tedeschi e senegalesi sui diritti di sfruttamento commerciale e gestione dell’aeroporto. La seconda causa è legata ad un altro contenzioso giuridico con la società edile incaricata della realizzazione del nuovo aeroporto: la Saudi Binladin Group che reclama il pagamento di 63 miliardi di FCFA di mancati pagamenti minacciando il governo senegalese di trascinarlo in giudizio al tribunale del commercio internazionale a Parigi. Gli ultimi lavori edili sono stati sospesi non permettendo la realizzazione della infrastruttura al 100%.

La capitale, Dakar registra uno tra i più alti tassi di inquinamento e di densità persone/km2 in Africa. Sono stati messi a disposizione 700 miliardi di franchi CFA per la creazione della nuova città di Diamniadio a trenta km dalla capitale per diminuire la densità demografica. Diamniadio non è una cattedrale nel deserto. È dotata di uffici amministrativi, scuole, università, ospedali, parchi, infrastrutture culturali e sportive, zona industriale e centro per gli affari. Sono previste 40.000 abitazioni tra ville, villette a schiera, appartamenti. Entro il 2019 diciassettemila abitazioni saranno pronte per essere occupate grazie ad investimenti pubblici e privati. È prevista anche una autostrada per collegare la nuova città alla capitale. Per l’aeroporto internazionale di Blaise-Diagne, nessun problema visto che dista da Diamniadio solo 6 km.

Il Presidente Macky Sall non ha dimenticato certo la compagnia aerea nazionale Sénégal Airlines di cui lo Stato detiene il 36% delle azioni. La compagnia versa in condizioni pietose. Flotta vetusta a 91,5 milioni di euro di debito abissale. È pressoché moribonda. Al momento attuale un solo aereo è in grado di volare e fa la tratta Ziguinchor, Bissau, Praia ma non regolarmente. La metà dei dipendenti ha subito il licenziamento tecnico e l’altra metà fatica a farsi pagare lo stipendio. Il governo per rilanciare la compagnia aerea nazionale sta pensando ad un partenariato tra le compagnie di trasportatori senegalesi per aumentare il trasporto aereo di merci a prezzi convenienti comprando alcuni Antonov. La mossa serve per raccogliere proventi destinati alla modernizzazione della flotta aerea per riaprire almeno le rotte continentali.

Con 2 milioni di turisti registrati nel 2018 il Senegal si è ripreso dal collasso del turismo causa l’epidemia di Ebola nell’Africa occidentale scoppiata nel 2014 – 2015, ritornando ad essere una delle mete preferite del turismo occidentale e cinese. Occorre modernizzare le infrastrutture e rafforzare il marketing internazionale del Senegal come campagne mediatiche costosissime ma efficaci. Il governo ha promesso di stanziare sufficienti fondi per il rilancio del turismo ma Maimouna Ndoye Seck Ministro del Turismo e dei Trasporti aerei afferma che i fondi a disposizione denotano una debolezza finanziaria del governo a sostenere il necessario rilancio della Sénégal Airlines.

Il Presidente Macky Sall sembra essere l’uomo giusto per il Senegal. Pur non rompendo il legame con la Francia, sta orientando il Paese verso un’economia da Primo Mondo. Una crescita economica che non si concentra solo sulla produttività industriale e commerciale, ma anche sull’assistenza sociale, l’educazione e la ricerca universitaria. Da un punto di vista economico il piano di sviluppo PSE ha alte probabilità di trasformare l’economia del Paese, rafforzando la crescita annua, rendendola duratura e inclusiva riuscendo così a fermare la migrazione verso l’Europa.

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