mercoledì, Ottobre 28

Semplificazioni in salsa Montesquieu Il ritorno di Berlusconi; l’insolenza di Chigi verso l’importante De Gregori; la perfezione veneta di Zaia-Mimì sbeffeggiata da un veneto che se ne frega e ‘manda tutti a cagare’. Un ‘quadro politico’ tanto semplificato da essere oramai evanescente

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Tanto lavora e litiga questo Governo, che un Consiglio dei Ministri inizia quando gli italiani -tv permettendo- vanno a letto, e prosegue fino al canto del gallo. O almeno così prova farci credere l’innominabile Rocco (senza i suoi fratelli) Casalino. Così è stato questa notte per il così detto DL semplificazioni. Considerato che io, come voi, sono andato a letto, non sono in grado di commentarvi -nè probabilmente lo farei anche soffrissi di insonnia- tutte le semplificazioni di Giuseppi Conte. Mi semplifico la vita e decido di buttare lo sguardo sulle altre ‘semplificazioni’, quelle di un ‘quadro politico’ tanto semplificato da essere oramai evanescente.

Sembra impossibile, io credo che a chiunque nel mondo sembrerebbe impossibile, perfino Donald Trump, che una ne fa e dieci ne pensa, non ci crederebbe e farebbe spallucce dando solo qualche calcio nel sedere ad uno degli sguatteri cinesi della Casa Bianca (li ha assunti apposta, dicono) sembrava impossibile anche a me, perfino quando ho gli incubi notturni, ma niente da fare, siamo lì: al ritorno di Silvio Berlusconi.
E al ritorno alla grande, su tutti i fronti: quello dei processi, per i quali è stato processato innocente; quello politico, per il suo tentativo di scompaginare la destra, facendo l’occhiolino al solito Matteo Renzi per fare bere bile a Matteo Salvini e Giggino sul MES; quello edilizio, cambiando inopinatamente casa: dalla costosa (pare) casetta in via del Plebiscito a Roma (circa 400.000 euri l’anno, dicono le cronache, è tanto?) alla villetta già di Zeffirelli, una catapecchia sull’Appia antica da pochi soldi, figuratevi un unico piano … chi sa se si porta anche il famoso cuoco dei fagiolini che fece scoccare l’amore (?) tra lui e la signora Pascale, della quale, invece, si sono perse le tracce.

Direte: ora si mette a parlare della dichiarazione registrata del Magistrato che, non solo lo ha condannato, essendo il relatore della causa, quindi quello che la conosceva meglio e che, credo, abbia anche scritto materialmente la sentenza (in genere è così), decisa all’unanimità (quindi anche col suo voto), ma poi è andato da lui a raccontargli, con registratori accesi naturalmente, che si è trattato di una esecuzione ‘ordinata dall’alto’, solo che non solo lui ha scritto la sentenza, ma la registrazione spunta fuori oggi, che è morto … forse, preparando il trasloco da Palazzo Grazioli hanno trovato il nastro fra le lenzuola del lettone di Putin!
E direste male, perché la cosa è talmente fuori di ogni accettabilità, che mi rifiuto di parlarne. Francamente in queste sozzure non voglio proprio entrare.

Quanto alle monovrinedel Berlusca per fare venire travasi di bile a Salvini & co., siamo alle solite: manovre, colpi bassi, trucchi … tutto per guadagnare qualche posto di potere, qualche vantaggio, qualche titolo di giornale. Basta così. Certo, se mettesse i suoi voti a favore di Mr. Giuseppe Conte – pochette per fargli prendere quei maledetti 36 miliardi per la sanità, almeno farebbe cosa utile. Ma non credo che i voti di Berlusca compenserebbero quelli degli stellini, ormai in completa confusione e alle prese con una lotta interna che credo faccia invidia alla DC dei tempi dei ‘cavalli di razza’.
Ma è ilquadro politico’, che secondo me è ormai al limite dell’allucinazione.

C’è stata una polemica perché un certo Francesco De Gregori (pare che sia un grande cantante, bravo, ne sono contento) ha cercato di telefonare a pochette e il centralinista di Palazzo Chigi non glielo ha passato. Dal che, lazzi e contumelie, discussioni pensose sul senso della democrazia: diamine, uno importante (badate bene ‘importante’) come De Gregori telefona a pochette e non glielo passano, ….. ma che democrazia è mai questa!, tuonano alcuni grandi giornalisti! Naturalmente la colpa è del centralinista, così si chiude la polemica. Cose ridicole.
Ma scusate, in quale Paese normale uno qualunque (come me, per esempio) telefona a Palazzo Chigi e parla del più e del meno con Conte? E che c’entra la democrazia … guardate, una volta tanto, difendo pochette (non Conte, quello non esiste, al massimo Giuseppi) che se dovesse rispondere a tutti quelli che gli telefonano non avrebbe nemmeno più il tempo di fare pipì. E non raccontate le solite baggianate che all’estero invece… Su, siamo seri … certo, a onore del vero, una volta tantissimi anni fa, in Germania, telefonai al sindaco di una cittadina in cui abitavo e parlai effettivamente (dopo una buona mezzora) con il terzo o quarto segretario: ma si trattava di una cittadina e telefonavo per un problema che riguardava una quantità notevole di persone.
Ma quel che colpisce, non è il fatto in sé, che sarebbe una cosa su cui sorvolare e dare un paio di buffetti sulla guancia dei giornalisti che ne scrivono, ma il fatto che si trattasse ‘nientemeno che di De Gregori’, tu pensa, uno così importante non riesce a parlare con pochette, assurdo … notate bene si tratta di una persona importante (chiunque sia questo De Gregori), mica di uno strascinafacente come me. Ahhh, ecco, ora capisco: se non avesse risposto a me, ciccia, ma a De Gregori non si fa.

E quindi pochette, sensibile e conscio (per l’immediato sondaggio fatto dall’innominabile Casalino) della perdita di consensi derivata da questo fatto, se ne va, con la compagna, all’inaugurazione della festa del Cinema America, seduto in terra, compagna inclusa, su un cuscino (non si sa portato da chi … giustamente, è pochette, mica uno qualunque) a guardare non so che film, e prima, coperto, compagna inclusa, di regolamentare mascherina nera (ora i potenti, portano sempre mascherine colorate fortemente, per lo più nere!) parlotta con un tale in maglietta del Cinema America, rigorosamente senza mascherina (come quasi tutti in quella piazza!), che a un certo punto gli sussurra, anzi, gli sputa, qualcosa all’orecchio, forse per non farsi sentire dalla compagna mascherata, ma per garantire la trasmissione del virus.
Direte: che importa? Eh no, importa, è lo stesso discorso di prima. È un problema di civiltà e in particolare di civiltà politica: se sei un uomo di governo (va bene, ho capito, non ridete) e sei in una piazza affollata (assembramento) di gente senza mascherina, prima ancora di entrarci pretendi che la mettano tutti a cominciare da quello che ti sputa nell’orecchio. No?

Mentre guardavo questa scena, mi è tornato in mente quel film meraviglioso con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato (una attrice favolosa) dal titolo, credo ‘Mimì metallurgico ferito nell’onore’, di Lina Wertmüller; mi è venuto in mente Mimì, guardando la faccia del mangiatore di topigovernatoredel Veneto Zaia Luca, sorpreso, addolorato e inviperito (appunto) perché nella sua Regione è scoppiata un’altra mezza epidemia.
Per carità, solo una cosetta così giusto per gradire, ma la cosa, diciamocelo fra di noi, suvvia, è ‘stupenda’. La perfezione veneta sbeffeggiata da un veneto che se ne frega e ‘manda tutti a cagare’ (non so se si dica così in Veneto), entra e esce da ospedali vari, e, alla fine, finisce in rianimazione! Zaia sputava veleno a catinelle, e minacciava il ricovero coatto e non so che altro, mentre il ‘famoso’ Crisanti commenta sussiegoso col ditino alzato ‘eh, se non si sta attenti e si abbassa la guardia’ o robe del genere … e Zangrillo e il suo virus ormai imbelle? A chiacchierare con Gallera con la febbre al 37,5 percento!

Queste cose che ho raccontato, non sono banali e marginali fatti di costume’ o di folclore, purtroppo. Sono la fotografia spietata dell’animo umano e in particolare di quello italiano, dalla vittima perenne e oscura delle macchinazioni altrui, al cantante che si crede il sale della terra, al giornalista ossequioso che ne celebra le gesta, all’uomo di potere sbeffeggiato che reagisce con l’unica cosa che sa, la violenza e la repressione, al cittadino indefinibile, che però è la perfetta riproduzione di centinaia di migliaia, di milioni di italiani: quelli che, mandandoci a cagare, ci mandano in rianimazione.

Per puro caso, giuro, senza andarlo a cercare su Google, ma proprio perché lo stavo leggendo, proprio oggi (Oh, e se non ci credete, peggio per voi) mi capita fra le mani una frase di Montesquieu quando dice: «Si je pouvais faire en sorte que ceux qui commandent augmentassent leurs connaissances sur ce qu’ils doivent prescrire, et que ceux qui obéissent trouvassent un nouveau plaisir à obéir, je me croirais le plus heureux des mortels… Je me croirais le plus heureux des mortels, si je pouvais faire que les hommes pussent se guérir de leurs préjugés» e quando conclude con la frase micidiale «J’appelle ici préjugés, non pas ce qui fait qu’on ignore de certaines choses, mais ce qui fait qu’on s’ignore soi-même»

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.