lunedì, Ottobre 26

Sede Ema: il ricorso del Governo non serve a nulla Possibile il ricorso di Palazzo Chigi contro la decisione di spostare la sede ad Amsterdam. Ne parliamo con Carlo Curti Gialdino, Professore ordinario di Diritto e Istituzioni dell'Unione europea presso l'Università Sapienza di Roma

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Nascono i primi problemi tecnici dopo l’assegnazione della nuova sede dell’Ema (European Medical Agency) ad Amsterdam, avvenuta lo scorso 20 novembre attraverso un sorteggio finale dopo che Milano e la capitale olandese avevano ottenuto lo stesso numero numero di voti. Secondo quanto dichiarato dal Direttore dell’Agenzia, Guido Rasi, in una conferenza stampa congiunta con le autorità olandesi, la nuova struttura, dove sarà ospitata l’agenzia del farmaco, non è ancora pronta. Inoltre, le soluzioni di transizione proposte dall’Olanda allungherebbero i tempi di funzionamento e spostamento della struttura, in quanto gli spazi previsti nella capitale olandese corrispondono circa alla metà di quelli precedenti di Londra.

La sede operativa dell’Ema ad Amsterdam, del valore fra 250 e 300 milioni di euro, dovrebbe essere attiva per il 30 marzo 2019, un giorno prima della data prefissata per la Brexit, ma per ora, secondo Rasi, i tempi di costruzione richiederebbero più tempo. La nuova sede infatti dovrebbe essere attiva nel 2020, e costringerebbe così l’Ema ad un’altra soluzione temporanea in attesa del trasferimento definitivo. Una sede provvisoria, però, significherebbe un doppio trasferimento in poco tempo, il che vorrebbe dire più spese e, inoltre, un significativo rallentamento per il ritorno alla normalità delle operazioni.

Alla luce di quanto detto dal Direttore dell’Ema, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il Governatore della Lombardia Roberto Maroni hanno rilanciato la candidatura di Milano, confermando che le strutture, per altro precedentemente costruite, «sono in grado di rispettare le tempistiche richieste». Ieri mattina, Sala ha contattato il Premier Paolo Gentiloni per convincerlo a far partire la richiesta di ricorso alla Corte Ue di giustizia, anche se, come detto dal sindaco, «le possibilità di una riassegnazione della sede a Milano non sono altissime, ma dobbiamo provarci».

A seguito delle dichiarazioni di Guido Rasi e delle sollecitazioni dal mondo politico italiano, Palazzo Chigi ha fatto sapere che il governo intraprenderà ogni opportuna iniziativa presso la Commissione europea e le istituzioni comunitarie competenti affinché venga valutata la possibile riconsiderazione della decisione.

Ma è efficace fare ricorso contro un procedimento di valutazione approvato dai 27 Stati membri? Quali possono essere le alternative valide per far rispettare la posizione italiana? Ne abbiamo parlato con Carlo Curti Gialdino, Professore ordinario di Diritto e Istituzioni dell’Unione europea presso l’Università Sapienza di Roma

 

Come confermato da Palazzo Chigi, ieri il governo italiano ha inoltrato la richiesta di ricorso per rivedere la decisione di spostare la sede dell’Ema da Londra ad Amsterdam. Quante sono le possibilità reali di riuscita?

Anzitutto occorre comprendere di che tipo di ricorso si tratti. è stato fatto. Ipotizzo che non si tratti di un ricorso contro la decisione, presa in esito al noto sorteggio sfavorevole all’Italia, che ha assegnato la sede ad Amsterdam. Ciò in quanto la detta decisione, “presa a margine” del Consiglio Affari Generali (Articolo 50) il 20 novembre scorso è stata assunta dai governi degli Stati membri, in quanto, di regola, sono i governi a decidere la collocazione delle agenzie. Non trattandosi di un atto delle istituzioni ma di una comune intesa dei governi si tratta, secondo la giurisprudenza, di un atto non assoggettato al controllo giurisdizionale della Corte di giustizia, che si dichiarerebbe incompetente e considererebbe irricevibile il ricorso. D’altra parte,è noto che, sulla base di una proposta della Commissione europea, il Parlamento europeo sappiamo che attualmente il Parlamento europeo, in qualità di colegislatore è chiamato ad esprimersi sul trasferimento e sulla nuova sede. L’iter decisionale della modifica del regolamento sull’EMA non è stato ancora completato e quindi, allo stato, un ricorso da parte dell’Italia sarebbe prematuro. Se il Parlamento europeo non concordasse su Amsterdam (si auspica che tutti i parlamentari italiani, senza distinzioni politiche, difendano l’interesse nazionale) l’iter si bloccherebbe e ci troveremmo di fronte ad un conflitto interistituzionale. Se, invece, convenisse con la scelta della sede effettuata dei governi, l’Italia potrebbe proporre ricorso in annullamento contro un atto dell’Unione. Si potrebbe far valere il vizio nella valutazione operata dalla Commissione europea sull’idoneità della sede proposta dai Paesi Bassi, che non soddisfa i criteri di piena funzionalità ed operatività della sede al momento dell’uscita del Regno Unito (30 marzo 2019). Non credo che le dichiarazioni rese dal direttore generale dell’EMA contengano delle particolari novità. Già al momento della valutazione operata dalla Commissione era sufficientemente noto che i menzionati criteri non fossero soddisfatti da Amsterdam. Se così è l’offerta dei Paesi Bassi non doveva essere posta sullo stesso piano delle altre ed esclusa dal novero delle proposte prima oggetto delle votazioni e poi del sorteggio.

Invece di un ricorso contro la decisione stessa, quale potrebbe essere le alternative giuridiche?

Con tutta calma, perché la relativa azione si prescrive in cinque anni, si potrebbe ipotizzare un’azione di danni nei confronti della Commissione europee, qualora si ritenga che la valutazione della Commissione presenti profili di illiceità, che l’Italia abbia subito un danno e che vi sia un nesso di causalità tra il danno lamentato ed il comportamento contestato. Circa il pregiudizio subito si pensi all’indotto della sede EMA per la città ospite o valutato in 1,5-2 miliardi di euro all’anno.

E’ possibile che a Bruxelles siano cambiate alcune condizioni politiche rispetto al 20 novembre scorso?

Non credo proprio. E’ inutile piangere ora sul latte versato. Certo, l’Italia era più forte 4 mesi fa quando il governo era nella pienezza delle funzioni e le elezioni non erano state ancora fissate. Se qualcosa può essere mancato nella strategia italiana, a fronte di un dossier molto buono, è forse un’azione efficacemente secondo i normali canali diplomatici. Non sono sicuro che la nostra ottima diplomazia sia stata pienamente impiegata.

Sul piano giuridico, quali sono gli step che intercorrono tra l’eventuale ricorso e una eventuale decisione di revoca da parte della Commissione Europea?

La Commissione europea non ha preso la decisione, ma ha solo partecipato all’istruzione della stessa fornendo la propria valutazione sulla base dei criteri fissati dagli Stati La revoca, eventualmente, la deve prendere l’autore della decisione sulla nuova sede, vale a dire gli Stati membri, qualora convenissero che la valutazione della Commissione non era corretta. Anche se l’Italia non ha nessuno strumento giuridico per obbligare gli altri Stati a revocare quella decisione, sul piano politico potrà fare pressione annunciando un voto contrario tutte le volte che fosse prevista l’unanimità. Ma avremo la forza per fare una pressione del genere, dato il momento politico attuale ed avenire, qualora dalle urne non uscisse un risultato netto che assicuri una chiara governabilità del Paese.

Al di là dei procedimenti giuridici, aver perso la sede dell’Agenzia dei Medicinaliè una grossa perdita per tutta l’Italia. Quali vantaggi si potevano ricavare?

Ripeto che era nell’interesse nazionale difendere la candidatura di Milano perchè era un’ottima candidatura e per una volta l’Italia aveva fatto squadra (Stato, Regione, Comune, forze economiche e sociali).. Ricordiamo che a Milano, oltre alle ottime strutture, c’è tutto un complesso indotto farmaceutico, e in prospettiva si potevano creare delle economie di scala tenendo conto del fatto che a Parma abbiamo l’Agenzia sulla sicurezza alimentare. Come succede negli Stati Uniti dove non ci sono due agenzie ma una, la Food and Drug Amministration che unita funziona compatta e controlla il funzionamento di farmaci e sicurezza. Quindi anche in prospettiva di economia di scala e fusioni di agenzie collegate era logico che ci fosse un collegamento con l’Italia. Poi c’è il personale che fa una grande differenza. Per esempio, ci sono 1000 dipendenti stabili nell’Ema, e ognuno di questi può contribuire all’economia attraverso alloggi per le proprie famiglie, presenza nella scuole, acquisti di prodotti; ogni anno poi, ci sono migliaia di  esperti che all’Ema s’incontrano per riunioni e meeting che ovviamente non fanno altro che contribuire al sistema. É un enorme vantaggio avere l’Ema nel proprio Stato, e purtroppo ci è sfuggita questa opportunità É colpa del sorteggio? Questo non lo so, ma se Amsterdam nel sorteggio non doveva esserci qualcosa non torna. E vale la pena fare un serio approfondimento per valutare se siamo stati danneggiati e se è individuabile un responsabile cui chiedere un risarcimento miliardario

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