giovedì, Dicembre 12

Secessione ‘made in Italy’: la Sardegna vuole la ‘pistola’ dell’Indipendenza Rivendicazione identitaria, tutela dalle discriminazioni, lotta contro l’oppressione alla base della richiesta

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Prove di indipendenza in Sardegna. Mentre in Spagna non si placa lo scontro fra Governo di Madrid e autorità catalane seguito al contestatissimo referendum per l’indipendenza della Catalogna, in Italia  torna a farsi sentire l’istanza di autodeterminazione del popolo sardo.

Il Deputato di Unidos ed ex Presidente della Regione Sardegna Mauro Pili ha depositato una proposta di legge costituzionale che prevede la facoltà, per la popolazione della Sardegna, di esprimersi tramite un referendum sull’indipendenza della propria regione. Questa legge “si fonda su un principio internazionalmente riconosciuto, quello dell’autodeterminazione dei popoli”, afferma l’Onorevole Pili, “in questa direzione la proposta di legge ripercorre le condizioni in forza delle quali la popolazione sarda possiede un’identità ben connotata sul piano etnico, storico e culturale e le varie oppressioni a cui è stata sottoposta. Da qui l’esigenza di porre con norma costituzionale la possibilità di riconoscimento dell’autodeterminazione del popolo sardo attraverso un referendum popolare, referendum che potrà essere richiesto dalla maggioranza del Consiglio regionale o da centomila sardi e che avrà efficacia vincolante”.

La volontà politica di introdurre un referendum per l’indipendenza dell’isola poggia su tre fondamentali pilastri: rivendicazione identitaria, tutela dalle discriminazioni, lotta contro l’oppressione.

La consultazione popolare è innanzitutto uno strumento per  consentire alla Sardegna di affermare con forza la propria identità: “il popolo sardo è una etnia definita, codificata dalla storia ed il richiamo è ovviamente alla grande civiltà nuragica con i suoi cinquemila anni di storia verificati e accertati. A questo si aggiunge l’elemento etnico, culturale, la stessa lingua del popolo sardo che è un idioma avulso dal contesto del Mediterraneo”, ricorda l’Onorevole Pili, “Questa identità definita è il presupposto fondamentale per cui possa essere applicato alla Sardegna il principio dell’autodeterminazione dei popoli così come universalmente concepito nell’era coloniale e post-coloniale”.

L’altro pilastro fondamentale su cui si poggia l’istanza indipendentista è la rivendicazione del principio di insularità. Tale principio, elaborato nell’ambito del diritto internazionale e riconosciuto per la prima volta dal legislatore comunitario con il Trattato di Amsterdam del 1997,  comporta il riconoscimento  dell’esistenza di svantaggi strutturali delle regioni insulari e la conseguente necessità di misure compensative a loro favore a prescindere dal requisito del PIL pro-capite.

La condizione di svantaggio dovuta al loro stato di insularità comporta, infatti, in automatico l’adozione di azioni perequative specifiche nei loro confronti. A tal proposito, il Deputato Pili ricorda come “Oggi l’insularità per i sardi sia soltanto un limite che crea un divario rilevante nei fattori principali della produzione e niente è stato fatto dall’Europa o dall’Italia per alleviare o compensare questi divari. Sostanzialmente, quindi, questo diventa un elemento ulteriormente determinante per le discriminazioni, secondo pilastro, dopo l’identità, per il necessario riconoscimento del diritto all’autodeterminazione”. Nonostante l’approvazione, nei primi mesi del 2016, di una risoluzione del Parlamento Europeo sulla condizione di insularità, condizione estesa anche alle nostre isole maggiori, il giudizio sulle iniziative messe in campo dalle autorità europee e nazionali per affrontare il problema  rimane totalmente negativo.

Siamo nell’ambito della carta straccia”, accusa l’Onorevole, “dichiarare che la Sardegna è  un’isola e che subisce gli svantaggi del’insularità senza porre il tema della compensazione e come dire che domani grazie ad una proposta di legge sorge il sole. La Sardegna è abbondantemente una regione ultrainsulare e periferica, la realtà è che bisogna misurare questi divari e compensarli. In realtà esiste una legge dello Stato, la 42 del 2009, dove io ho introdotto un comma all’articolo 22 in cui si afferma la necessità di misurare e compensare l’insularità. Siccome quello era un decreto legislativo che andava sostanziato con ulteriori decreti attuativi, quel passaggio sull’insularità è rimasto lettera morte in mancanza dei decreti stessi”.

Infine, un fondamentale impulso alle richieste di indipendenza è dato dalla delicata questione delle servitù militari sull’isola, con i numerosi e preoccupanti effetti collaterali che ne derivano. Oltre il 60 % delle servitù militari del Paese si trova in Sardegna, stiamo parlando di una superficie di circa 35mila ettari fra servitù di terra e aree marine interdette alla navigazione. Aree militari in cui si volgono esercitazioni belliche  di ogni tipo con impatti spesso devastanti sull’ecosistema e sulla salute dei cittadini. “Noi abbiamo porzioni della Sardegna non solo sottoposte a servitù militari, ma continuamente bombardate tanto da essere modificate sul piano morfologico perché i missili sono stati modificati per cambiare la geografia del territorio: isolotti spariti sotto i colpi dei missili, coste che sono state demolite a colpi di bombe, una violenza inaudita sul patrimonio naturalistico della Sardegna che non ha precedenti altrove”, questa è la drammatica fotografia della situazione data dal Deputato Pili.

Secondo l’Onorevole, la tragica ricaduta delle attività militari sulla vita della popolazione sarda “incide sul terzo parametro tradizionalmente richiesto per poter parlare di autodeterminazione: quello dell’oppressione, oppressione causata dalle numerosi morti e degli altri effetti collaterali collegate ai fenomeni che ho descritto. Lo Stato ha di fatto considerato la Sardegna come una colonia per le peggiori sperimentazioni, a questo si aggiunge quello che è successo nel poligono militare di Quirra, area usata come discarica dove vi sono state oltre cinquecento esplosioni di materiale bellico che hanno generato nubi tossiche che si sono riversate sulle popolazioni, disperdendo quelle nano particelle che da anni sono causa di malformazioni, tumori e morti”.

Di fronte a tali problematiche, l’Onorevole Pili è convinto che sia arrivato il momento di passare dalle parole  ai fatti attraverso un percorso ben delineato che tuteli la popolazione dell’isola sul piano legislativo e, se non dovesse bastare, su quello giudiziario.  Se la Presidente della Camera dei Deputati decidesse di considerare inammissibile la proposta, infatti, il Deputato è pronto a  far valere anche in sede internazionale la lesione delle prerogative parlamentari di iniziativa legislativa. “Farei ricorso in maniera congiunta  con il Governo catalano, in riferimento alla questione della Catalogna, tanto alla Corte di Giustizia europea quanto alle Nazioni Unite”, spiega Pili,  “aprendo per la prima volta nella storia della Repubblica un contenzioso su un tema così rilevante”.

Se, al contrario, la proposta di legge fosse discussa e approvata e in un futuro non troppo lontano un referendum eventualmente convocato avesse esito positivo, una Sardegna indipendente non avrebbe più alcuna difficoltà a far valere le sue pretese semplicemente perché “non ci sarebbero più richieste da fare”, sottolinea Pili, “la Sardegna avrebbe un’autonomia fiscale, chi vorrà produrre petrolio in Sardegna dovrà versare lì le tasse. E basterebbero  forse le sole accise sul petrolio per dare alla Sardegna la forza economica necessaria”.

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